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Luci e ombre dell'ortofrutta italiana tra export e geopolitica
I dati riportano nei primi dieci mesi del 2025 un calo delle performance per volumi produttivi, a causa delle avversità climatiche. Con 17 miliardi di euro soltanto per il fresco, l’ortofrutta rappresenta comunque un quarto del totale della produzione agricola nazionale
08 febbraio 2026 | 10:00 | C. S.
Si chiude a Berlino Fruit Logistica, la fiera in cui l’ortofrutta di tutto il mondo si dà appuntamento per la tre-giorni di business dedicata in particolare alle innovazioni di processo e di prodotto e al rafforzamento degli scambi commerciali internazionali. Il sipario cala su un’edizione dinamica, benché il gelo abbia fatto cancellare numerosi voli su Berlino e influito sul numero delle presenze del secondo e terzo giorno.
Confagricoltura, con uno stand animato in particolare dalle Unioni di Salerno e di Latina, ha focalizzato l’attenzione sul confronto tra imprenditori, enti e istituzioni, con la partecipazione di personalità di spicco del mondo economico e politico, affrontando anche alcune tematiche che riguardano molto da vicino il comparto ortofrutticolo, come la manodopera e gli effetti del clima sulle produzioni che si inseriscono in uno scenario globale sempre più complesso.
Sono intervenuti il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, il presidente dell’Agenzia ICE Matteo Zoppas, l’ambasciatore italiano a Berlino Fabrizio Bucci, oltre al presidente nazionale di Unioncamere Andrea Prete. Per Confagricoltura il presidente Massimiliano Giansanti, il direttore generale Roberto Caponi, il componente della Giunta nazionale Paolo Mele, oltre a numerosi dirigenti e imprenditori di aziende associate.
I dati del settore riportano nei primi dieci mesi del 2025 un calo delle performance in termini di volumi produttivi, a causa delle avversità climatiche. Con 17 miliardi di euro soltanto per il fresco, l’ortofrutta rappresenta comunque un quarto del totale della produzione agricola nazionale. I comparti che hanno sofferto maggiormente sono gli ortaggi, le nocciole, gli agrumi e l’uva da tavola, mentre il segmento della frutta fresca ha fatto registrare una buona progressione, non sufficiente, tuttavia, a compensare la flessione complessiva del settore rispetto al 2024 (-2,4%).
Aumentano le esportazioni di oltre il 6%, ma anche le importazioni, del 12,8%. La Germania rimane il nostro primo mercato di sbocco, con una quota di circa il 30%.
L’obiettivo è quindi consolidare la capacità competitiva delle imprese agricole sui mercati, superando il gap delle piccole dimensioni aziendali. La concorrenza dei Paesi anche all’interno dell’UE è agguerrita, come è stato ribadito nei numerosi talk, e l’Italia sconta ritardi e costi produttivi più elevati. Servono quindi misure commerciali forti, ma anche una politica agricola adeguata a un confronto internazionale e regole europee da ripensare. Dal lato delle imprese, è quantomai necessario agire sempre più in un’ottica progettuale, avendo come partner gli istituti di credito e le istituzioni.
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