Libri
Gli uccelli nel mio oliveto
Difficile non innamorarsi dell'Istria e del Carso, un territorio duro e aspro, fatto di anime combattive ma anche poetiche. Con la raccolta di versi di Boris Pangerc ci si immerge nello spirito del luogo e anche del tempo
12 aprile 2018 | Alberto Grimelli
All'olivo e all'olio sono state dedicate odi, poesie, poemetti e interi volumi.
“Gli uccelli nel mio oliveto” di Boris Pangerc, però, non è solo una raccolta di poesia ma un viaggio nei luoghi e nel tempo, direi anzi nelle anime degli istriani.
Boris ha dedicato la sua vita all'olivo e all'olio e questo profondo amore lo si evince anche dalle foto che fanno da prezioso corollario al volume. Non si tratta di sole fotografie ma dello sguardo di Boris Pangerc alla sua campagna. E' come lui vede il suo Carso, la sua Istria, i suoi olivi.
Per chi crede che l'olivicoltura in Istria sia solo un'introduzione recente, o peggio una moda, giova ricordare che furono i Fenici a portare gli olivi su queste coste e che la coltura si sviluppò sia durante l'Impero Romano sia durante la Serenissima Repubblica di Venezia.
L’olivo qui è di casa e si possono fare anche scoperte interessanti, come visitando la cittadina di Oleys che deve il suo nome alle estese coltivazioni d’olivo che cingevano l’importante abbazia benedettina.
Ho letto con interesse e curiosità le poesie di Boris Pangerc. Ne scaturisce un quadro di amore e odio per la sua terra, rabbia e orgoglio, esaltazione e malinconia.
Non sono poesie descrittive, sono poesie di sentimenti, enunciati a volte con crudezza, altre volte con estrema delicatezza. Sono poesie scritte giorno per giorno, dove la quotidianità gioca un ruolo essenziale.
Prima di lasciarvi con alcuni versi di Boris Pangerc, un unico rammarico: non poter ascoltare la musicalità di queste poesie direttamente in sloveno. A leggerle solo in italiano, ne sono sicuro, qualcosa si perde.
Dipinto d'estate
l'uliveto si sta risvegliando
nelle fronde il riflesso turchese del cielo
tutto è così verde
da avvolgerti in un sogno
tutt'intorno la distesa
immota dei campi
arsura che graffia
come scabra saltazione dell'estate
laggiù un contadino
si ristora di silenzio
all'ombra generosa degli ulivi
il cielo lo irrora d'azzurro
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