Turismo

UN ANTICO VITIGNO DA RISCOPRIRE E IL "NOUV BRUSCHETT" DA LANCIARE

Il Prünent si rivela una piacevole scoperta. Si tratta di un vitigno già noto nella Val d’Ossola dal 1300, ma è ancora da far conoscere e apprezzare. Coltivare la vigna in valli strette e con terrazzamenti spesso scoscesi implica uno sforzo notevole. Ma la qualità delle produzioni premia

12 giugno 2004 | Daniele Bordoni

Ho ricevuto una richiesta da amici americani, di venire in Valle Anzasca, dove ho una casa. In questa richiesta loro mi pregavano di portarli a visitare delle cantine o dei produttori vinicoli, per assaggiare e degustare dei vini. Potete ben immaginare il mio imbarazzo nel cercare di spiegare a degli americani che la Valle Anzasca e in verità, ritenevo, anche la Val d’Ossola tutta, avessero tante qualità, ma non certo quella della produzione di uve o vini. Certo per l’America il Piemonte viene ricordato per i vini, ma le Langhe ed il Monferrato distano tra i 150 e i 200 km da qui.

Per scrupolo ho cercato di informarmi a Domodossola e con un certo stupore ho scoperto che esisteva una cantina ed un produttore di vini Ossolano, proprio nei pressi di Domodossola e che esisteva un’uva autoctona di particolare pregio e della cui origine esisteva traccia scritta che datava ben dal 1300. Quindi prima ancora che si trovassero tracce di vini piemontesi ben più noti e rinomati.

Sto parlando del Prünent, vitigno ossolano al 100% con molte affinità col nebbiolo. La produzione di questa uva è assai limitata, ma la qualità è all’altezza dei migliori vini. Era quasi scomparsa in quanto questa varietà è fatta di piccoli grappoli dalla resa non abbondante e quindi economicamente poco conveniente. Quasi per caso, girando per Domodossola, mia moglie ed io ci siamo imbattuti in Roberto Garrone, titolare insieme al fratello della cantina, la Casa Vinicola Garrone, un uomo dall’aspetto gentile e pacato tipico degli ossolani. Ci ha accolto con cortesia e con cordialità e ci ha fatto visitare, con ampie illustrazioni, sia i luoghi di lavorazione che le cantine d’invecchiamento. La sua azienda si sta sforzando di far rivivere questo vitigno originale e di valorizzarne le qualità e diffonderne l’uso. Mi spiegava quanto è difficile coltivare vigne in queste valli strette, sui terrazzamenti spesso scoscesi, sfruttando zone protette dai venti freddi delle montagne e l’amore e la cura dei pochi vignaioli rimasti, ormai divenuti quasi dei giardinieri, per la cura e l’attenzione che prestano alle viti.

Ci ha spiegato che il Prünent è la punta di diamante, ma nella stessa zona vengono prodotte altre qualità da uve più tradizionali, come il Tarlap, vitigno 100% Merlot, fruttato e con sentore floreale, e ancora il Ca’d’Mate’, un blend di Croatina, Nebbiolo e ancora Prünent, un vino più corposo adatto a piatti robusti e carni rosse. Per finire, quello di più ampia produzione, il Nouv Bruschett, un vino da tavola fresco e molto fruttato con cui si sta cercando di ridiffondere nell’Ossola il gusto per la propria produzione vinicola.

Che la zona fosse già da secoli oggetto di produzione vinicola, lo testimoniano anche le licenze d’esportazione, proprio per il Prünent concesse dal Ducato di Milano attorno al 1636 ai produttori ossolani, per l’esportazione in Svizzera del vino prodotto. E’ con un certo orgoglio, mi raccontava Roberto Garrone, che, in occasione di incontri con gli altri produttori della Langhe e del Monferrato, poteva affermare che il suo vino aveva più storia e tradizione dei loro.

In conclusione, dopo aver visitato i luoghi di produzione, visto le vigne e visitato la cantina d’invecchiamento, mi sono dovuto ricredere e convincermi che anche l’Ossola può dire la sua in fatto di vino e se oggi la produzione è scarsa perché il territorio è invaso dalle terre incolte e dall’avanzare dei boschi, forse un domani, qualche appassionato, potrebbe far rivivere in questo lontano pezzo d’Italia paesagisticamente invidiabile, anche una produzione vinicola che sembrava lontana anche culturalmente da queste zone.

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