Turismo
CREARE LA CULTURA DELL’AGRITURISMO
Sebbene in crescita, rappresenta solo il 2% dell’offerta turistica globale. “Bisogna farla finita con i trionfalismi – ha detto il presidente di Anagritour – e creare cultura dell’ospitalità e della valorizzazione dei prodotti tipici”
13 dicembre 2003 | Graziano Alderighi
Presentata ad Arezzo, al salone dell’agriturismo Agrietour, la prima indagine, basata su un questionario distribuito a 280 aziende, dell’agriturismo in Italia.
La ricerca è stata realizzata dall’Osservatorio Nazionale sull’Agriturismo Italiano (frutto del lavoro dell’ARM – Azienda romana mercati, azienda speciale della CCIAA di Roma - in collaborazione con le associazioni nazionali dell’agriturismo e con l’Inea – Istituto nazionale di economia agraria). L’Italia è il più grande Paese al mondo in cui si fa agriturismo, tuttavia “è opportuno – ha ricordato Andrea Negri, presidente di Anagritour – creare una cultura dell’agriturismo, composta da buona autoimprenditorialità, cultura dell’ospitalità e della valorizzazione dei prodotti tipici. Bisogna, infatti, farla finita con i trionfalismi. Il nostro è un settore piccolo che ancora ha bisogno di una ulteriore crescita”.
Oggi l’agriturismo (si dice così in tutte le lingue) è una moda: secondo dati comparati delle associazioni nazionali dell’agriturismo (Agriturist, Terranostra, Turismo Verde) sono oltre 12mila le aziende agricole, con un tasso di crescita che è aumentato del 70 per cento nel giro degli ultimi cinque anni (1996-2001). 10mila gli alloggi (anche qui +70 per cento rispetto allo stesso quinquennio), 130mila i posti letto, 7.500 le aziende con ristorazione. Poca cosa, rispetto all’offerta ricettiva complessiva (2 per cento), molto di più, se si considera il tasso di crescita di questa particolare forma turistica: +300 per cento del fatturato tra il 1991 e il 2001, per un giro d’affari di 750milioni di Euro, in media 60mila Euro per azienda. In tutto sono 2milioni 160mila gli arrivi, per un totale di quasi 11milioni di presenze all’anno. La spesa pro capite è di quasi 350 euro a testa.
Il profilo dell’ospite
Decide di partire in agosto (76,4 per cento l’occupazione media dei posti letto), ma anche a Pasqua (70,4), a Natale e in luglio (60,8), in settembre (49,4), in primavera (42). Per scegliere l’agriturismo si fa consigliare dagli amici (passaparola: 32,5) o naviga su internet (31,3). Conta poco il prezzo (30,2), chi va in agriturismo ama a tranquillità ed il riposo (77,9 – 90,4 al Sud), fare visite culturali e partecipare a eventi tradizionali (56,2 - 64,2 al Centro), la buona tavola (53,7 – 67,3 al Sud), fare passeggiate (38,8) e lo sport (14,6). Arriva da altre regioni italiane (44,6) o dall’estero (36,8), con la famiglia (41,8) o in coppia (38), rimane in agriturismo dai 3 ai 6 giorni (66 per cento), ma al Nord decide di restare ancora meno (2 giorni per il 37,3 per cento dei casi).
L’azienda agrituristica
Oltre al tradizionale “passaggio” da imprenditori agricoli a operatori agrituristici, si nota la crescita della percentuale di chi proviene da altre esperienze o settori (74). Si tratta di persone che hanno investito in agricoltura, sfatando un tabù importante, che condiziona il settore. L’agriturista è donna (37), ha 48 anni (37 anni le donne, 59 gli uomini). Vive in azienda (69, nel Nord sale al 76) o nello stesso comune (19). Apre un agriturismo per valorizzare il patrimonio fondiario (65,4) incrementare il reddito dell’azienda (48,1), sfruttare strutture altrimenti non utilizzate (42,3), cambiare vita (21,2), creare occupazione per i familiari (23,1).
L’offerta agrituristica è multiforme, varia a seconda delle caratteristiche del territorio ed appare in rapida diversificazione: le aziende vogliono offrire sempre di più e per questo si organizzano in casa propria, ma anche collaborando con chi hanno intorno. Non solo alloggio (95), con ristorazione (55 – 76,9 al Sud): solo 3 agriturismi su 100 offrono unicamente i due servizi più conosciuti. C’è quindi la tendenza, sempre più affermata, di coinvolgere i clienti con piccoli pacchetti turistici da fare in azienda e sul territorio circostante. L’agriturismo diventa così la vetrina rurale di intere zone spesso fuori dai circuiti turistici tradizionali. Ecco allora la vendita diretta dei prodotti (61,1 – 75 al Sud), le degustazioni (37,9) le attività culturali ricreative (41,1 – 49,3 al Nord) lo sport (29,6). Un settore dell’offerta in grande crescita è quello delle fattorie didattiche (22,9, - 35,8 al Nord), nuovo strumento di integrazione del reddito per gli agricoltori e occasione unica per le nuove generazioni di impadronirsi della nostra cultura rurale. Buona l’offerta di agricampeggio al Sud (17,3 – 8,6 la media nazionale).
Non tutto è oro quello che luccica…
“Occorre una legge quadro che dia regole chiare a livello nazionale per mettere ordine in una materia che rischia di non essere più comprensibile per i nostri ospiti stranieri. Regioni e Stato devono trovare una mediazione in tema di competenze sull’agriturismo – ha detto Negri -. È vero che ormai molte competenze sono passate alle regioni, tuttavia fiscalità, sicurezza alimentare e tutela del territorio permangono di competenza nazionale e ci vuole una normativa, opportunamente concordata con le associazioni di categoria, che sappia dare indicazioni precise, ad esempio in tema di classificazioni e di costituzione di un Osservatorio nazionale per monitorare il fenomeno”.
Fonte: IMpress
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