Turismo

TURISMO DEL GUSTO, TURISMO FAI DA TE! TANTA IMPROVVISAZIONE, MA ANCHE TANTA PROFESSIONALITA’ IN CHI HA DECISO DI APRIRE UN’AGENZIA SPECIALIZZATA IN TOUR ENOGASTRONOMICI

L’esperienza di Filippo Magnani in Toscana ha anticipato il fenomeno: in Italia ci sono le potenzialità per aprire un’agenzia tour operator del gusto. Le ultime ricerche ci dicono che da diversi anni è nata una nicchia a se stante. Ecco i consigli per aver successo

15 luglio 2006 | Luigi Caricato

Si può ottenere un buon riscontro sul piano profesionnale concentrandosi in via esclusiva sul fronte specifico del turismo eno-gastronomico? Filippo Magnani da Suvereto ci ha provato da alcuni anni e in Italia ha oltretutto inaugurato, da vero anticipatore sui tempi, la prima agenzia che organizza viaggi del gusto e del bere bene. Si chiama Fufluns Wine and Food Tours in Tuscany.

Ovviamente non c’è stata alcuna improvvsazione in lui, ma l’impegno nel costruire una nuova figura professionale è stato robustamente cementato da continui studi e approfondimenti, soprattutto all’estero, per qualificarsi sempre di più. Ha conseguito tra l’altro un diploma presso la Wine and Spirit Education Trust di Londra per avere
accesso al Master of Wine. Notevoli, inoltre, i contatti con la realtà vitivincola internazionale, per avere uno sguardo aperto su quanto avviene nel resto del mondo, con viaggi in Francia, California, Argentina e Nuova Zelanda.

Collabora tra l’altro con grandi importatori di vino e in qualità di tour operator specializzato organizza degli accurati itinerari in Toscana e in particolare in Maremma, con clienti provenuteti da vari paesi e in particolare americani, inglesi e scandinavi. Non si ferma dunque all’abituale utenza svizzera, tedesca e austriaca, ma tende a coinvolgere altri potenziali turisti, concentrandosi nell’ultimo periodo anche su Cina e India.

Abbiamo voluto intervistarlo per cercare di capire cosa si delinea nel futuro del turismo gastronomico e rurale.


Da quanto tempo ti occupi di turismo enogastronomico e con quali risultati?
Ho iniziato la mia carriera nel mondo turistico quando mi sono laureato in economia e gestione dei servizi turistici alla Facoltà di Economia a Firenze, nel 1993. Subito dopo la laurea ho iniziato a lavorare in grandi hotel di lusso, basando le mie esperienze lavorative nel reparto Food and Beverage. Tutte le mie esperienze di lavoro precedente le ho trascorse all’estero, questo mi ha permesso di apprendere le lingue inglese, francese e tedesco. Posso quindi dire, che inconsapevolmente, negli anni passati avevo gettato le basi per svolgere al meglio la mia attività attuale, in fatto di tour enogastronomici: esperienza nel campo turistico e gastronomico, conoscenza delle lingue, conoscenza delle varie culture del mondo, soprattutto quelle interessate alla realtà gastronomica italiana.
Nel 1997 ho vissuto in USA dove ho visitato il Napa Valley, la regione dei vini in California. Ho visitato cantine, ristoranti e frantoi. E’ in questo contesto che ho avuto una brillante idea: perché non creare gli stessi tour enogastronomici, che io avevo fatto in California, in Toscana? La mia regione vanta potenzialità immense in materia di gastronomia, disponendo oltretutto di un patrimonio naturale, artistico e di tradizioni grandissimo. Così, dopo gli USA, avevo già in mente il progetto di tour operator specializzato in tours gourmet, anche se non avevo abbastanza conoscenza sul vino. Fu allora che andai a lavorare in una enoteca di vino italiano a Monaco di Baviera, per nove mesi, dove ho imparato anche il tedesco.
A fine 1999 avevo approfondito un po’ la mia cultura enogastronomica, conoscevo le lingue, ero pronto per la grande avventura. Dopo il reperimento dei fondi necessari (finanziamento alle imprese giovanili, avevo solo 27 anni) e dopo avere acquisito il patentino di Direttore Tecnico di agenzia con un esame molto difficile, nell’aprile del 2000 ho iniziato la mia attività di tours enogastronomici.
Dopo i primi 2,3 anni, faticosi, ad oggi sto raggiungendo il target di clientele che mi ero prefissato: clientela di elite, professionali del settore enogastronomico, tour su richiesta individuale o per piccoli gruppi. Il problema, ora, è di mantenere lo standard raggiunto, la concorrenza è agguerrita…

E’ possibile aprire un’agenzia specializzata nel solo turismo enogastronomico in Italia? Ovvero, per intenderci senza equivoci: ci sono le basi per riuscire a guadagnare a sufficienza o è qualcosa ancora da delineare?
Il punto di partenza è quello di studiare il mercato. E’ ciò che ho imparato all’università ed è quanto ci insegna il marketing delle imprese dei servizi come quelle del turismo.
In Italia, ci sono certamente le potenzialità per aprire un’agenzia tour operator specializzata in enogastronomia. Le ultime ricerche ci dicono che da diversi anni è nata una nicchia, a se stante, di turisti, soprattutto stranieri, che vengono in Italia per soddisfare le proprie curiosità in ambito enogastronomico. Inoltre, lo sviluppo delle strade del vino, della coscienza enogastronomica del nostro paese, l’accesso della enogastronomia alle masse di popolazione attraverso i giornali e i mezzi di comunicazione, ha fatto si che il turismo enogastronomico di pari passo si sviluppasse. Tuttavia, dobbiamo fare alcune considerazioni:

- è veramente difficile andare ad accaparrarsi i clienti che vengono in Italia per i gourmet tours. Ad oggi, ci sono molte agenzie improvvisate, che magari organizzano un solo tour all’anno, ma che si fanno chiamare tour operator enogastronomici;
- è veramente difficile avere tour enogastronomici durante tutto l’anno (infatti la maggior parte dei tours si concentra tra aprile e giugno e tra settembre e ottobre) ed il resto dell’anno, bisogna comunque produrre ed andare avanti;
- inoltre, per portare avanti professionalmente un’agenzia specializzata, oltre che avere una conoscenza al riguardo, bisogna agire molto con le pubbliche relazioni, bisogna entrare nelle simpatie dei giornalisti, ristoratori, enotecari, produttori di vino. Ciò è molto difficile, in quanto il settore enogastronomico è molto inflazionato.

Insomma, è possibile creare un’attività del genere, i mercati potenziali ci sono, bisogna tuttavia darsi molto da fare. Io ho iniziato a guadagnare esclusivamente dai tours enogastronomici solo dopo il quarto anno dalla nascita. Ad oggi, sono costantemente impegnato nelle pubbliche relazioni e a trovare altri clienti, non mi posso cullare sugli allori…

Quali sono le difficoltà che hai incontrato in questi anni?
Come ho detto prima, soprattutto di capire i meccanismi per andare per convincere i clienti, soprattutto stranieri per organizzare il loro tour del vino in Italia e in Toscana con me. E dopo, è stato difficile entrare a far parte di quella schiera di persone, riconosciute professionali e affidabili dal mondo enogastronomico. Non è poi così scontato presentarsi nel 2000 ai giornalisti, ai ristoratori, agli enotecari, ai produttori di vino eccetera. Dire che organizzi tour del mangiare e del bere e restare in contatto con loro e crearsi un proprio network che poi, indirettamente, ha giovato alla mia attività.

Le Istituzioni hanno collaborato?
Si, molto! Mi ha appoggiato e sostenuto il mio Comune di Suvereto, in provincia di Livorno, città dell’olio, città del vino, città slow food e borgo d’Italia da Tci.
Mi hanno accolto favorevolmente le varie Apt della Toscana, in primis quella di Livorno, la mia provincia. Mi hanno sostenuto i consorzi delle strade del vino di Toscana e mi ha accolto e sostenuto molto il Movimento Turismo del Vino, del quale sono divenuto agenzia ufficiale per l’organizzazione dei tour del vino in Toscana.

E il territorio nel quale hai operato come ha reagito alle tue proposte?
All’inizio non è stato facile. La Maremma (sia la provincia di Livorno, sia quella di Grosseto), dove vivo e dove ho iniziato, non era un territorio facile da far conoscere e dove farsi conoscere, quindi i primi anni sono stati duri. Ad oggi, la Maremma è il mio punto forte, ma abbino alla Maremma, anche le altre zone della Toscana: Chianti Classico, Brunello e Montepulciano.

Come hanno risposto gli italiani di altre regioni ai tuoi pacchetti-vacanza?
Molto bene, dopo i primi anni in cui ero rivolto soprattutto ad un pubblico tedesco e svizzero, ora sono passato anche ad americani, scandinavi e Inglesi. Gli italiani stanno tuttavia diventando sempre più importanti. Ho molti turisti (gruppi o individuali) dal centro, nord Italia. Sono appassionati, sommeliers che vengono normalmente durante i week-end e le festività.

E come, invece, gli stranieri?
All’inizio erano scettici, in quanto non credevano che in Italia potesse nascere una specifica agenzia di tour del gusto e che potesse crescere a svilupparsiin modo solido. Spesso agisco da braccio operativo e organizzativo di tour operator stranieri che lavorano nel settore dei tour enogastronomici da 15 anni. .Già da 2-3 anni usano me come loro contatto locale, ma non è stato facile convincerli che potevo dargli qualcosa in più, dal punto di vista organizzativo e dell’originalità dei pacchetti.
Questo l’ho fatto investendo su di me e sulla mia conoscenza enogastronomica e ho cercato di far passare loro il messaggio che io sono nato e cresciuto in Toscana, quindi potevo far provare ai loro clienti la mia toscanità.

Il modello di un’agenzia di turismo rurale e gastronomico la si può proporre su vasta scala o può funzionare solo in determinate aree, già attrezzate per una offerta di turismo specializzato?
Se per vasta scala si intende la grandezza del territorio dove l’agenzia opera, ad esempio su tutto il territorio italiano, l’agenzia può funzionare, anche se magari non è in grado di far sperimentare al turista enogastronauta l’originalità di un tour che viene organizzato da chi come me in una zona ben specifica sono nate e cresciute, e dove conoscono tutto, dalle leggende contadine ai nomi dei poggi, dei vigneti e dei vecchi che seggono alle panchine pubbliche del paese.
Se per vasta scala si intende la grandezza del tour operator, questo non funziona nel mio caso in quanto mi rivolgo ad una clientela alta, su richiesta. Il grande tour operator di vasta scala può, eventualmente, operare con grandi gruppi, ma in questo io non vedo grande potenzialità sul turismo enogastronomico. Inoltre, per me turismo enogastronomico significa campagna, ruralità e protezione della natura. Per me la filosofia che sta dietro all’organizzazione di tour enogastronomici per gruppi di grandi dimensioni si scontra con i concetti di ruralità e vita contadina.

Che consigli daresti a un giovane appena diplomato che intenda lavorare in ambito turistico?
I miei consigli:
- acquisire esperienza nel settore alle dipendenze di grandi gruppi turistici (hotels, compagnie aeree, tour operator) conosciuti. Entrare nella filosofia della soddisfazione del cliente e del servizio (in Italia ci manca completamente);
- lavorare quando si è giovani all’estero, e imparare perfettamente lingua inglese ed un’ altra lingua straniera;
- vagliare tutte le possibilità che la pubblica amministrazione in ambito comunitario ci offre. Sono molte e vanno sfruttate.

Insomma, essere cittadino del mondo, ma allo stesso tempo essere un porta bandiera dei propri usi, costumi, tradizione ed espressione del territorio di origine.

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