Turismo
TRASFORMARE IL COMPARTO DEL VINO IN UN’ATTRATTIVA TURISTICA? OGGI SI PUO’, MA OCCORRE MUOVERSI BENE E FARE FRONTE COMUNE
Le prospettive di guadagno per le aziende vinicole sono praticabili con successo in tutta Italia. Finora si è un po' pasticciato, ma è ancora possibile riprendersi. "Il vino da solo non crea flusso" avverte Donatella Cinelli Colombini. "Perché funzionionino le strutture - dice - ci vuole un sistema di accoglienza organizzato in un sistema a rete"
02 aprile 2005 | Luigi Caricato
Donatella Cinelli Colombini rappresenta una voce autorevole nel mondo enoico. Eâ produttrice, e quindi conosce il vino in tutte le sue sfaccettature. Eâ assessore al turismo presso il comune di Siena, e quindi è in grado di valutare la realtà con una visione più ampia e problematica. Eâ fondatrice inoltre del Movimento del turismo del vino, e tra le iniziative di maggior successo cui ha dato vita vi è la fortunatissima formula delle âcantine aperteâ.
Docente di Turismo del vino nei Master post laurea delle Università di Bologna e Firenze, è senzâaltro la figura più indicata per fare il punto della situazione in materia di enoturismo.

Rispetto ai dati e alle considerazioni riportate nel suo Manuale del turismo del vino, pubblicato nel 2003 da FrancoAngeli, quanto è cambiato lo scenario di riferimento?
Molto. Per quanto riguarda il turismo in generale è cambiato lo scacchiere internazionale, con unâaccentuazione della diversità tra i turismi che crescono a un ritmo veloce, come la Spagna per esempio, e quelli che invece stanno tirando il freno, come lâItalia.
Questa sua valutazione vale anche per il turismo del vino, nello specifico...
Per il turismo del vino, e più in generale per quello gastronomico, assistiamo a una situazione abbastanza strana. Eâ un segmento che cresce a livello mondiale un poâ dappertutto, ma quasi non cresce in Italia.
Cosa significa? Il turismo del vino è stato forse soltanto un fenomeno passeggero?
No, è stato un fenomeno disorganizzato.
Quindi si può prevedere un futuro roseo solo se di qui in avanti si riuscirà a organizzare qualcosa di ben strutturato?
Certo.
Ma è possibile pensare a una svolta in tal senso, nel breve periodo?
Sono fiduciosa che la situazione si evolva in termini positivi.
Lei crede che le aziende siano pronte e adeguatamente preparate a ricevere visitatori in cantina?
Lâesigenza di fare enoturismo da parte dei produttori câè. Ci sono cantine bene organizzate, purtroppo non tantissime, ma ci sono.
E le amministrazioni locali? Sono consapevoli di una simile risorsa? La ritengono importante per il territorio?
Si sono registrati due distinti fenomeni. Da un lato câè stata la creazione di âstrade del vinoâ in zone in cui vi erano o poche cantine o vini deboli, nel senso di vini poco conosciuti, non in grado di costituire una vera e propria calamita, quindi con unâofferta di turismo del vino debole. In questi casi sono state organizzate delle strade del vino in quanto politicamente vi sono state possibilità più concrete per realizzarle, senza che vi sia però una reale struttura di offerta. Dallâaltro lato ci sono state delle strade del vino organizzate decisamente male, nonostante si trovino ubicate in zone in cui vi è certamente un buon tessuto.
Come mai tali anomalie?
Perché si pensa di potersi affacciare sui mercati anche da soli, in modo piuttosto dilettantesco, ma questo non è possibile.
Possiamo dunque concludere che le strade del vino ancora non funzionano del tutto. Sarebbero perciò completamente da rinnovare o comunque da rimodulare?
Sono senzâaltro da pensare in termini più professionali.
Ci sono regioni in cui lâenoturismo è più qualificato che in altre?
Più che regioni, ci sono delle strade del vino che funzionano meglio. In Toscana, per esempio, la Strade del vino Costa degli Etruschi è più funzionante di altre.
Riguardo alle infrastrutture enoturistiche, queste esistono, sono concepite bene?
Ci sono molte cantine ben organizzate in Italia, ma a macchia di leopardo. Ciò che trasforma una offerta di cantina aperta al pubblico in vino come attrattiva turistica è un insieme di cose. Il vino da solo non crea flusso. Perché funzioni ci vuole un sistema di accoglienza costituito da strutture ricettive, pubblici esercizi, servizi, shopping turistico, il tutto organizzato in un sistema a rete. Il turista, per intenderci, entrando in una cantina dovrà avere lâesatta percezione di dove potrà mangiare, di dove potrà dormire, di cosa potrà comprare, di dove si svolgano i corsi di degustazione o le visite a cavallo ed altro ancora.
Câè una attività di formazione qualificata in Italia? O al solito tra gli operatori domina il fai da te?
Qualcosa câè già . In Bocconi per esempio esistono dei corsi specifici. Anche le strade del vino operano in tal senso. A Bologna vi è una sezione sul turismo del vino...
Lei è produttrice di vino e insieme rappresentante delle Istituzioni, nelle vesti di assessore al turismo del comune di Siena. Cosa vede di propositivo nei suoi colleghi produttori e assessori?
Câè veramente tanta buona volontà da parte di tutti. Manca semmai lâintenzione di fare squadra e rinunciare a qualcosa per il bene di tutti. Eâ comunque un settore in crescita gigantesca, quello del turismo del vino. Gli itinerari del vino in California hanno superato oramai Disneyland in termini di flussi. Per la prima volta abbiamo un film, Sideways, in cui il vino è protagonista come prodotto consumato. I protagonisti non sono i produttori, ma i consumatori.
Câè da essere ottimisti...
Sì, le opportunità ci sono.
Occorre prestare maggiore attenzione...
Certo, anche perché finora abbiamo un poâ pasticciato in Italia.
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