Salute
Dieta chetogenica, effetti opposti nell’intestino: più tumori nel tenue, meno nel colon
Una dieta ricca di grassi e povera di carboidrati può favorire la formazione di tumori nell’intestino tenue, mentre nel colon esercita un effetto protettivo. Il meccanismo sembra dipendere dal metabolismo degli acidi grassi
10 ottobre 2026 | 12:00 | T N
La dieta chetogenica, caratterizzata da un elevato apporto di grassi e da una drastica riduzione dei carboidrati, modifica profondamente il metabolismo energetico. Quando il glucosio diventa scarso, l'organismo aumenta l'utilizzo degli acidi grassi e produce corpi chetonici, tra cui il β-idrossibutirrato (BHB).
Proprio il BHB era stato indicato da precedenti ricerche come possibile responsabile di un effetto protettivo contro il tumore del colon. Il nuovo lavoro condotto dal MIT mette però in discussione questa interpretazione e mostra che gli effetti della dieta possono essere radicalmente diversi anche in due porzioni contigue dell'apparato digerente.
Più tumori nell'intestino tenue
I ricercatori hanno utilizzato topi geneticamente predisposti allo sviluppo di tumori intestinali, sottoponendoli a una dieta chetogenica e confrontandoli con animali alimentati con una dieta di controllo o con un regime ricco di grassi e calorie.
Nei topi alimentati con la dieta chetogenica è stata osservata una maggiore frequenza di tumori dell'intestino tenue. L'aumento si è verificato anche in assenza di obesità e, in alcuni casi, i livelli di tumori sono risultati comparabili o superiori a quelli degli animali sottoposti alla dieta iperlipidica obesogena.
Il meccanismo individuato non sembra però essere legato direttamente ai corpi chetonici. L'effetto sarebbe piuttosto determinato dall'aumento dell'ossidazione degli acidi grassi nelle cellule intestinali.
L'ossidazione dei grassi stimola le cellule staminali
L'elevata disponibilità di grassi alimentari induce nelle cellule dell'intestino tenue una maggiore attività delle vie metaboliche deputate alla loro utilizzazione energetica. Questo processo attiva i recettori PPAR, proteine che regolano l'espressione di numerosi geni coinvolti nel metabolismo.
Una delle conseguenze è l'aumento della proliferazione delle cellule staminali intestinali. Un'elevata attività di queste cellule può essere vantaggiosa dopo un danno alla mucosa, perché accelera la rigenerazione dell'epitelio. Ma una proliferazione persistentemente elevata può anche aumentare le probabilità che una cellula acquisisca caratteristiche tumorali.
È quindi il flusso di grassi e il modo in cui le cellule staminali li utilizzano a emergere come elemento centrale del fenomeno osservato.
Nel colon accade l'opposto
La sorpresa maggiore dello studio riguarda il colon. Qui la dieta chetogenica ha invece ridotto la formazione dei tumori, confermando quanto osservato in precedenti esperimenti.
I ricercatori hanno tuttavia scoperto che anche in questo caso i corpi chetonici, compreso il BHB, potrebbero non essere i principali responsabili dell'effetto. La risposta sembra essere collegata al metabolismo dei grassi all'interno delle cellule tumorali e del tessuto intestinale.
La ricerca suggerisce dunque che non è corretto attribuire automaticamente alla chetosi un unico effetto sull'intero apparato gastrointestinale.
Attenzione a generalizzare gli effetti della keto
Il risultato è particolarmente interessante perché mette in evidenza quanto la risposta a un determinato regime alimentare possa essere tessuto-specifica. Una stessa modificazione metabolica può infatti favorire la rigenerazione in un distretto e, contemporaneamente, aumentare la suscettibilità alla trasformazione tumorale in un altro.
Per questo gli autori invitano alla cautela nell'interpretare i risultati delle ricerche sulle diete chetogeniche come se fossero validi indistintamente per tutti gli organi.
Lo studio ha inoltre implicazioni per i prodotti commerciali a base di chetoni. Poiché gli effetti osservati sembrano derivare principalmente dal metabolismo degli acidi grassi e non dalla semplice presenza dei corpi chetonici, integratori o bevande contenenti chetoni non dovrebbero necessariamente riprodurre gli effetti osservati nei topi.
Resta ora da capire perché due porzioni così vicine dell'intestino rispondano in modo opposto alla stessa dieta. Un interrogativo rilevante anche alla luce dell'interesse crescente per la dieta chetogenica e dell'aumento osservato negli ultimi decenni dell'incidenza dei tumori dell'intestino tenue, soprattutto nelle persone portatrici di condizioni ereditarie che aumentano la predisposizione al tumore, come la poliposi adenomatosa familiare.
Un punto è però fondamentale: questi risultati sono stati ottenuti in modelli murini geneticamente predisposti e non dimostrano che la dieta chetogenica provochi tumori nell'uomo. Indicano piuttosto un possibile meccanismo biologico che merita di essere studiato anche nella popolazione umana.
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