Salute

Con la dieta MIND il cervello potrebbe invecchiare più lentamente

Con la dieta MIND il cervello potrebbe invecchiare più lentamente

Un ampio studio condotto su oltre 1.600 adulti seguiti per circa 12 anni associa una maggiore adesione alla dieta MIND a una minore perdita di tessuto cerebrale, soprattutto di materia grigia. Ma i risultati, di natura osservazionale, non dimostrano un rapporto di causa-effetto

07 ottobre 2026 | 15:00 | T N

La dieta MIND, acronimo di Mediterranean-DASH Diet Intervention for Neurodegenerative Delay, potrebbe contribuire a rallentare alcuni dei cambiamenti strutturali che accompagnano l'invecchiamento cerebrale. È quanto emerge da una ricerca pubblicata online sul Journal of Neurology, Neurosurgery & Psychiatry, condotta nell'ambito del Framingham Heart Study Offspring.

Oltre 1.600 persone seguite per 12 anni

I ricercatori hanno analizzato 1.647 adulti di mezza età e anziani, con un'età media di circa 60 anni all'inizio dello studio. I partecipanti sono stati sottoposti a valutazioni sanitarie periodiche e, dal 1999, a risonanze magnetiche cerebrali ripetute fino al 2019.

L'alimentazione è stata valutata attraverso questionari sulla frequenza dei consumi alimentari. Il punteggio MIND poteva raggiungere 15 punti e il valore medio osservato era poco inferiore a 7.

Nel corso del follow-up sono emersi i normali cambiamenti associati all'età: riduzione del volume cerebrale totale, della materia grigia e bianca e dell'ippocampo, accompagnata dall'aumento del volume dei ventricoli cerebrali e delle lesioni della sostanza bianca.

Meno perdita di materia grigia

La maggiore aderenza alla dieta MIND è risultata associata a una più lenta perdita di materia grigia. Per ogni incremento di 3 punti nel punteggio MIND, la perdita annuale di materia grigia risultava inferiore di 0,279 cm³.

Secondo gli autori, questa differenza corrisponderebbe a circa il 20% in meno di declino cerebrale legato all'età, equivalente a circa 2,5 anni di minore "invecchiamento" strutturale del cervello.

Un'associazione analoga è stata osservata per l'espansione dei ventricoli cerebrali: ogni 3 punti in più nel punteggio MIND erano associati a una minore crescita ventricolare, quantificata in 0,071 cm³ l'anno, corrispondente a circa l'8% in meno di perdita tissutale e a un ritardo stimato di circa un anno.

Il ruolo di frutti di bosco e pollo

Non tutti gli alimenti della dieta MIND sembrano avere lo stesso peso nelle associazioni osservate. Un maggiore consumo di frutti di bosco era associato a una minore crescita del volume ventricolare, mentre il consumo di carne avicola risultava associato sia a una minore espansione ventricolare sia a una più lenta perdita di materia grigia.

Al contrario, un maggiore consumo di dolci era associato a una più rapida espansione dei ventricoli e a una maggiore atrofia dell'ippocampo. Anche gli alimenti fritti e il fast food risultavano associati a una maggiore riduzione del volume ippocampale.

Secondo i ricercatori, alimenti ricchi di composti antiossidanti, come i frutti di bosco, potrebbero contribuire a contrastare lo stress ossidativo, mentre alcuni alimenti fritti possono apportare grassi poco salutari e prodotti della glicazione avanzata, potenzialmente coinvolti nei processi infiammatori e vascolari.

Non tutte le associazioni erano attese

Lo studio presenta anche risultati meno coerenti con le ipotesi iniziali. Un maggiore consumo di cereali integrali, per esempio, è risultato associato a una più rapida perdita di materia grigia e di volume ippocampale e a una maggiore espansione ventricolare.

Il formaggio, invece, ha mostrato associazioni apparentemente favorevoli: maggiore consumo correlato a una minore perdita di materia grigia e volume ippocampale, minore espansione ventricolare e meno iperintensità della sostanza bianca.

Questi risultati non significano necessariamente che cereali integrali o formaggio siano rispettivamente dannosi o protettivi per il cervello. Si tratta infatti di associazioni osservazionali che possono risentire di numerosi fattori alimentari, comportamentali e socioeconomici.

Effetti più evidenti negli anziani

Le associazioni complessive sono rimaste relativamente stabili nelle analisi aggiuntive e sono apparse più marcate tra i partecipanti più anziani. Relazioni più forti sono state osservate anche nelle persone fisicamente più attive e in quelle non in sovrappeso o obese.

La dieta MIND combina elementi della dieta mediterranea e della dieta DASH, privilegiando verdure a foglia verde, altre verdure, frutti di bosco, frutta secca, cereali integrali, pesce, legumi, olio di oliva e pollame. Prevede invece di limitare burro e margarina, formaggi, carne rossa, dolci e prodotti fritti.

Un'associazione, non una prova causale

Il limite principale dello studio è il suo carattere osservazionale. Non è quindi possibile affermare che seguire la dieta MIND sia direttamente responsabile del più lento cambiamento delle strutture cerebrali.

Inoltre, i dati sull'alimentazione derivano da questionari sulla frequenza dei consumi, soggetti a errori di memoria. I ricercatori non hanno potuto escludere completamente la presenza di un lieve deterioramento cognitivo all'inizio delle osservazioni, né valutare perfettamente eventuali cambiamenti successivi nella dieta e l'influenza dei fattori genetici.

La popolazione studiata era inoltre prevalentemente bianca, un elemento che limita la generalizzabilità dei risultati ad altri gruppi etnici.

Nel complesso, dunque, la ricerca rafforza l'interesse scientifico per la dieta MIND come modello alimentare associato a una più lenta modificazione strutturale del cervello durante l'invecchiamento, ma non dimostra che la dieta possa prevenire o rallentare direttamente le malattie neurodegenerative.

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