Salute
I gelsi sono un frutto antico che guarda al futuro del microbiota
Dal gelso bianco al gelso nero, foglie e frutti contengono polifenoli, polisaccaridi e altri composti bioattivi che potrebbero interagire con il microbiota intestinale. Le prime evidenze, soprattutto da studi in vitro e su animali, sono interessanti per metabolismo glucidico e lipidico
08 ottobre 2026 | 14:00 | T N
Il gelso è una pianta dalla lunga storia alimentare e medicinale. I suoi frutti, dolci e succosi, sono consumati freschi o trasformati in succhi, confetture e altri prodotti, mentre le foglie hanno trovato tradizionalmente impiego in diverse preparazioni. Oggi l’interesse della ricerca si concentra soprattutto sui composti bioattivi presenti nelle diverse specie di Morus e sulla loro possibile interazione con il microbiota intestinale.
Gelso bianco e gelso nero non sono uguali
Le ricerche disponibili riguardano soprattutto il gelso bianco (Morus alba), ma anche il gelso nero (Morus nigra), in particolare per quanto riguarda il frutto.
La composizione varia sensibilmente tra organi della pianta. Le foglie contengono, tra gli altri composti, 1-deossinojirimicina (DNJ), sostanza studiata per la sua capacità di interferire con la digestione dei carboidrati, oltre a polifenoli e polisaccaridi. Il frutto del gelso nero è invece particolarmente interessante per la presenza di antocianine e altri composti fenolici, oltre a polisaccaridi.
Questa distinzione è importante anche quando si valutano gli eventuali effetti sulla salute: parlare genericamente di “gelso” può infatti essere fuorviante, perché specie, parte utilizzata e composizione chimica possono cambiare considerevolmente il risultato biologico.
Il ruolo del microbiota intestinale
Il microbiota intestinale non è coinvolto soltanto nei processi digestivi. I microrganismi intestinali trasformano numerose componenti della dieta producendo metaboliti che possono interagire con l'organismo.
Tra questi vi sono gli acidi grassi a corta catena, in particolare acetato, propionato e butirrato. Sono prodotti dalla fermentazione microbica di determinati substrati e svolgono funzioni importanti per l'ambiente intestinale.
La revisione realizzata da ricercatori della Wroclaw Medical University indica che alcune preparazioni ottenute da foglie e frutti di gelso possono modificare la composizione e l'attività del microbiota. In diversi esperimenti queste modificazioni sono state associate a una maggiore produzione di acidi grassi a corta catena e, parallelamente, a cambiamenti favorevoli in alcuni parametri collegati al metabolismo degli zuccheri e dei lipidi.
Non si tratta però di un effetto uniforme. I risultati cambiano in funzione della materia prima e, soprattutto, della sua trasformazione.
Lavorazione ed estrazione possono cambiare l'effetto
Un aspetto particolarmente interessante riguarda la tecnologia di trasformazione. Essiccazione, fermentazione ed estrazione possono modificare la quantità e il rapporto relativo tra i diversi composti bioattivi.
Questo significa che due prodotti ottenuti dalla stessa specie di gelso possono avere una composizione chimica differente e, di conseguenza, un comportamento diverso nei confronti dei microrganismi intestinali.
Un esempio arriva dai polisaccaridi del frutto del gelso nero. Differenti tecniche di estrazione hanno prodotto frazioni con strutture diverse e con differente capacità di essere utilizzate dal microbiota. In alcuni esperimenti, le frazioni ottenute mediante estrazione acquosa e trattamento con pectato liasi hanno mostrato una particolare attività prebiotica.
Anche nei polisaccaridi delle foglie la struttura sembra essere determinante. Peso molecolare e composizione in monosaccaridi possono influenzare quali microrganismi riescano a utilizzare queste molecole e quali metaboliti vengano prodotti durante la fermentazione.
Quando l'insieme funziona più delle singole molecole
Una delle osservazioni più interessanti arriva dagli studi condotti su topi alimentati con una dieta ricca di grassi.
Una frazione ottenuta dal frutto del gelso bianco e contenente sia polifenoli sia polisaccaridi ha prodotto modificazioni del microbiota più favorevoli rispetto alla somministrazione separata delle due frazioni. I cambiamenti nella popolazione microbica sono stati accompagnati da miglioramenti di alcuni parametri associati alla sindrome metabolica e alla salute intestinale.
Ancora più interessante è stato un esperimento di trapianto del microbiota. I microrganismi intestinali prelevati da animali trattati con la combinazione di polifenoli e polisaccaridi sono stati trasferiti ad altri topi. Anche questi animali hanno manifestato miglioramenti di alcune alterazioni metaboliche.
Il risultato non dimostra che il microbiota sia necessariamente l'unico responsabile degli effetti osservati, ma rafforza l'ipotesi di un possibile coinvolgimento dell'ecosistema intestinale.
Cosa significa per chi mangia il gelso?
Dal punto di vista alimentare, il gelso può tranquillamente rientrare in una dieta varia ed equilibrata, come altra frutta fresca. Il frutto apporta acqua, zuccheri naturalmente presenti, fibra e diversi composti fitochimici; il gelso nero è particolarmente interessante per il contenuto di pigmenti antocianici.
Questo, tuttavia, non significa che mangiare gelso possa essere considerato una terapia per diabete, sindrome metabolica o altre patologie. Le evidenze oggi disponibili non consentono di attribuire al frutto consumato nella normale alimentazione gli stessi effetti osservati con estratti o frazioni concentrate negli studi sperimentali.
Per il consumatore è quindi utile distinguere l'alimento dagli integratori e dagli estratti. Una preparazione concentrata può avere una composizione molto diversa dal frutto fresco e non può essere automaticamente considerata equivalente.
La grande domanda resta quella sull'uomo
Il principale limite delle conoscenze attuali è evidente: mancano studi clinici sull'uomo che abbiano verificato direttamente l'effetto delle preparazioni di gelso sul microbiota intestinale.
La maggior parte delle evidenze proviene infatti da esperimenti in vitro e da modelli animali. Inoltre, confrontare gli studi è difficile perché non sempre le ricerche utilizzano preparazioni chimicamente caratterizzate nello stesso modo.
Per il futuro saranno quindi necessari studi clinici che utilizzino preparazioni di gelso standardizzate e adeguatamente caratterizzate, così da capire quali composti raggiungano effettivamente il colon, come venga modificato il microbiota umano e se tali modificazioni producano benefici metabolici misurabili.
Il gelso, insomma, presenta caratteristiche interessanti come possibile alimento funzionale e fonte di composti bioattivi. Ma la distanza tra un'attività osservata in laboratorio e un beneficio dimostrato nell'uomo rimane ancora significativa. La ricerca dovrà ora stabilire se le promettenti interazioni tra gelso, microbiota e metabolismo siano realmente trasferibili alla dieta quotidiana.
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