Salute

Melograno, il frutto dell’autunno che guarda alla salute del cuore

Melograno, il frutto dell’autunno che guarda alla salute del cuore

Da ottobre a novembre il melograno entra nella sua stagione migliore. Ricco di acqua, fibre, zuccheri, vitamine e composti fenolici, è un frutto interessante nell’ambito di una dieta equilibrata. L'urolitina A studiata per i possibili effetti sulla funzione cardiovascolare

04 ottobre 2026 | 12:00 | T N

Con l’arrivo dell’autunno il melograno torna protagonista sui banchi della frutta. In Italia la sua stagionalità si concentra soprattutto tra ottobre e novembre, anche se raccolta e disponibilità possono variare in funzione della cultivar e dell’andamento climatico.

Il frutto, botanicamente una balausta, si presenta con una buccia coriacea che può assumere tonalità dal giallo-rosato al rosso intenso. Al suo interno sono racchiusi numerosi arilli, la parte comunemente consumata, ciascuno costituito da una polpa succosa che avvolge il seme.

Il colore rosso è legato soprattutto alla presenza di antocianine e altri flavonoidi, composti appartenenti alla grande famiglia dei polifenoli. Il CREA descrive la melagrana come un frutto particolarmente interessante per la presenza di queste sostanze e per il loro potenziale ruolo antiossidante.

Un frutto ricco di acqua e fibre

Dal punto di vista nutrizionale, la melagrana è costituita per circa l'80% da acqua e contiene zuccheri, fibre, potassio e vitamine, tra cui quelle dei gruppi A e C. Secondo il CREA, gli zuccheri rappresentano circa il 16% e le fibre circa il 2%.

Il suo interesse nella dieta, tuttavia, non dipende da un singolo nutriente. È proprio la combinazione tra acqua, fibra, micronutrienti e sostanze fitochimiche, in particolare polifenoli, a rendere questo frutto interessante nell'ambito di un'alimentazione variata.

Come per gli altri frutti, il vantaggio nutrizionale deriva soprattutto dal suo inserimento regolare in una dieta complessivamente equilibrata, non dall'idea di attribuire alla melagrana proprietà terapeutiche.

Melograno come alimento funzionale

Il termine alimento funzionale viene generalmente utilizzato per indicare alimenti che, oltre al valore nutrizionale di base, contengono componenti bioattivi potenzialmente associati a effetti fisiologici favorevoli.

Nel caso della melagrana l'attenzione scientifica si concentra soprattutto sui polifenoli, tra cui antocianine, tannini idrolizzabili e altri composti fenolici. È però importante distinguere tra la presenza di queste molecole nel frutto e un effetto clinico dimostrato nell'uomo.

Una parte interessante della storia riguarda infatti ciò che avviene dopo il consumo. Alcuni polifenoli della melagrana vengono trasformati dal microbiota intestinale in metaboliti che non sono presenti direttamente, o non sono presenti in quantità significative, nel frutto. Tra questi c'è l'urolitina A.

La produzione di questo metabolita non è però uguale per tutti: dipende anche dalla composizione del microbiota intestinale e dalla capacità individuale di trasformare i precursori presenti negli alimenti.

Come consumarlo: meglio il frutto intero

Per il consumatore, il consiglio più semplice è privilegiare il frutto intero, quando disponibile e gradito, inserendolo nella normale rotazione della frutta di stagione.

Una porzione indicativa di frutta fresca è di circa 150 grammi; per la melagrana questa quantità corrisponde indicativamente a un terzo di un frutto di medie dimensioni.

Il frutto può essere consumato da solo oppure utilizzato per arricchire yogurt, insalate, cereali e piatti salati. Il succo può rappresentare un'altra modalità di consumo, ma non dovrebbe essere considerato automaticamente equivalente al frutto intero: con il frutto si assumono anche la matrice alimentare e le fibre.

Anche la conservazione richiede qualche attenzione. Una melagrana integra può essere mantenuta a temperatura ambiente per alcuni giorni oppure in frigorifero più a lungo; una volta aperta, invece, gli arilli deteriorano più rapidamente e devono essere consumati in tempi brevi.

Dalla tavola alla ricerca cardiovascolare

È proprio il passaggio dai composti della melagrana ai loro metaboliti a rendere particolarmente interessante una nuova linea di ricerca.

Un gruppo del King's College London ha studiato l'urolitina A in relazione allo scompenso cardiaco con frazione di eiezione preservata (HFpEF), una forma di insufficienza cardiaca nella quale il cuore mantiene la capacità di pompare il sangue ma presenta una compromissione del rilassamento e del riempimento.

La ricerca, pubblicata nel 2026 su Science Advances, ha identificato nell'urolitina A un possibile nuovo modulatore della proteina PKGIα. Nei modelli sperimentali il composto ha migliorato la funzione diastolica e attenuato il rimodellamento cardiaco; alcuni parametri della funzione cardiaca sono migliorati fino all'80% rispetto ai controlli. Gli esperimenti sono stati inoltre condotti su tessuto cardiaco umano ingegnerizzato, nel quale sono stati osservati miglioramenti della capacità di rilassamento e della dinamica di contrazione.

Una ricerca promettente, ma non una terapia

Il dato più importante, soprattutto per i consumatori, è anche il limite dello studio. Non significa che mangiare melograno possa curare o prevenire lo scompenso cardiaco.

Gli effetti descritti sono stati osservati in modelli animali e in tessuti cardiaci umani ingegnerizzati. Sono quindi necessari studi clinici sull'uomo per stabilire se il meccanismo possa tradursi in un reale beneficio terapeutico. Lo stesso King's College London sottolinea che non esistono attualmente prove sufficienti per raccomandare il consumo di melograno come trattamento dello scompenso cardiaco.

La melagrana rimane dunque, più semplicemente, un interessante frutto autunnale da inserire in una dieta varia, mentre la ricerca sull'urolitina A apre una prospettiva diversa: comprendere se alcune molecole generate dall'interazione tra alimenti e microbiota possano diventare, in futuro, strumenti per intervenire su specifici meccanismi delle malattie cardiovascolari.

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