Salute

L'olio extravergine con acido oleanolico aiuta i reni

L'olio extravergine con acido oleanolico aiuta i reni

Un’analisi esplorativa dello studio clinico randomizzato OLTRAD indica che il consumo per 12 mesi di olio di oliva arricchito con acido oleanolico potrebbe rallentare il declino della funzione renale nei pazienti con diabete di tipo 2, soprattutto quando è già presente una lieve compromissione renale

21 settembre 2026 | 11:00 | C. S.

L’aggiunta di acido oleanolico all’olio di oliva potrebbe contribuire a rallentare il deterioramento della funzione renale associato al diabete mellito di tipo 2. È quanto emerge da un’analisi secondaria ed esplorativa del trial clinico randomizzato OLTRAD, realizzato da ricercatori dell’Instituto de la Grasa-CSIC, del Servizio di Endocrinologia e Nutrizione degli Hospitales Universitarios Virgen del Rocío, dell’Universidad Pablo de Olavide e del CIBEROBN dell’Instituto de Salud Carlos III.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Diabetes, Obesity and Metabolism con il titolo Oleanolic Acid-Enriched Olive Oil Attenuates Kidney Function Decline in Patients With Type 2 Diabetes: Results From the OLTRAD Randomised Controlled Trial, ha analizzato l'evoluzione di alcuni parametri della funzionalità renale dopo un anno di intervento alimentare.

Novantasette pazienti seguiti per 12 mesi

Il trial ha coinvolto 97 persone con diabete di tipo 2, assegnate casualmente a due gruppi. Per 12 mesi i partecipanti hanno consumato, oltre alla terapia standard, un olio di oliva arricchito con 600 mg/kg di acido oleanolico oppure un olio di oliva utilizzato come controllo.

La funzionalità renale è stata monitorata attraverso la velocità di filtrazione glomerulare stimata (TFGe) e il rapporto albumina/creatinina nelle urine, due parametri utilizzati per valutare la presenza e l’evoluzione del danno renale.

Nel complesso, l’olio arricchito ha attenuato la riduzione della TFGe rispetto all’olio di controllo. L’effetto, tuttavia, non è risultato uniforme in tutti i partecipanti.

Il beneficio emerge soprattutto nelle fasi iniziali

La differenza più evidente è stata osservata nei pazienti che all’inizio dello studio presentavano una TFGe compresa tra 60 e 90 ml/min/1,73 m², valore compatibile con una lieve riduzione della funzione renale.

In questo sottogruppo il consumo dell’olio arricchito con acido oleanolico è stato associato a una minore perdita di funzione renale durante i 12 mesi di osservazione. Nei partecipanti che presentavano invece una funzione renale normale all’inizio dello studio non è stata osservata un’interazione significativa tra trattamento e andamento della TFGe.

Un ulteriore elemento riguarda l’albuminuria. Il rapporto albumina/creatinina urinaria è aumentato nel gruppo di controllo, mentre questo incremento non è stato osservato nei pazienti che hanno consumato l’olio arricchito.

Acido oleanolico, glicazione e stress ossidativo

I ricercatori hanno inoltre cercato di comprendere quali meccanismi biologici potessero spiegare gli effetti osservati. L’attenzione si è concentrata in particolare sui prodotti finali della glicazione avanzata (AGE), sul metabolismo del metilgliossale e sullo stress ossidativo.

Nei partecipanti che hanno consumato l’olio arricchito si è registrata una riduzione dell’aldoso reduttasi (AR) e un aumento dell’attività della glioxalasi-I (GloxI), enzima coinvolto nella detossificazione di composti altamente reattivi.

Queste modificazioni sono state associate a una riduzione delle concentrazioni circolanti di metilgliossale (MG). Non sono invece emerse variazioni significative nei livelli di carbossimetillisina (CML), un altro prodotto correlato alla glicazione avanzata.

Anche sul fronte dello stress ossidativo sono stati rilevati cambiamenti favorevoli. L’olio arricchito ha ridotto i livelli delle specie reattive dell’ossigeno (ROS) e del malondialdeide (MDA). Nel gruppo di controllo, al contrario, la concentrazione di MDA è aumentata nel corso dell’intervento.

Una sostanza naturalmente presente nell’olivo

L’acido oleanolico è un triterpene presente naturalmente in diverse matrici dell’olivo, comprese le foglie, la buccia del frutto e l’olio di oliva. Il composto è oggetto di numerose ricerche per le sue potenziali attività biologiche, tra cui quelle antiossidanti, antinfiammatorie e metaboliche.

L’interesse dello studio OLTRAD nasce proprio dalla possibilità di utilizzare l’olio di oliva come veicolo alimentare per aumentare l’assunzione di questo composto bioattivo, affiancandolo alle terapie normalmente impiegate nel trattamento del diabete di tipo 2.

I risultati suggeriscono che l’acido oleanolico potrebbe intervenire su alcune delle alterazioni metaboliche coinvolte nella progressione delle complicanze diabetiche, comprese quelle a carico dei reni.

Un risultato ancora da verificare

Gli stessi autori invitano tuttavia alla cautela nell’interpretazione dei dati. L’analisi renale è secondaria ed esplorativa e lo studio OLTRAD non era stato progettato principalmente per valutare gli esiti della malattia renale né disponeva di una potenza statistica specificamente calcolata per questo obiettivo.

Non è quindi ancora possibile considerare l’olio di oliva arricchito con acido oleanolico come un trattamento per la nefropatia diabetica. Saranno necessari studi clinici più ampi, con la funzione renale come obiettivo primario, per verificare se l’associazione osservata sia riproducibile e abbia una concreta rilevanza clinica.

Il lavoro aggiunge comunque un tassello interessante alla ricerca sui composti bioattivi dell’olivo. In particolare, l’ipotesi che l’acido oleanolico possa modulare contemporaneamente glicazione, metilgliossale e stress ossidativo offre una possibile chiave interpretativa per gli effetti osservati sulla funzione renale, soprattutto nei pazienti con diabete di tipo 2 che si trovano già nelle fasi iniziali del deterioramento renale.

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