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Allarme rogna dell’olivo in Tunsia: produzione di olio in calo del 40%
Il ministero dell’Agricoltura tunisino ha avviato un piano straordinario per contenere la diffusione della rogna dell’olivo, individuata nel governatorato di Mahdia. Intanto, le previsioni per la prossima campagna olearia indicano una produzione di circa 300 mila tonnellate
20 ottobre 2026 | 09:00 | C. S.
La Tunisia intensifica la sorveglianza fitosanitaria per contrastare la diffusione della rogna dell’olivo, una malattia batterica che minaccia la salute delle piante e la produttività delle olivete. Il ministero dell’Agricoltura ha annunciato un programma straordinario di interventi dopo aver individuato alcuni focolai nella zona di Melloulech, nel governatorato costiero di Mahdia, una delle aree olivicole del Paese.
La malattia, nota anche come tubercolosi dell’olivo, è causata dal batterio Pseudomonas savastanoi pv. savastanoi. Si manifesta con la formazione di escrescenze nodose sui rami e sui tronchi, che possono compromettere la vitalità degli alberi e ridurne la capacità produttiva.
Il batterio penetra soprattutto attraverso le ferite della corteccia, favorite dalle operazioni di potatura e dall’utilizzo di attrezzi contaminati. Le condizioni che provocano lesioni ai tessuti vegetali possono quindi favorire la diffusione dell’infezione all’interno degli oliveti.
Potature, distruzione dei residui e sorveglianza
Dalla fine di settembre, squadre tecniche multidisciplinari sono operative nelle aree interessate per valutare la diffusione della malattia e individuare le piante infette. Il piano prevede il contenimento dei focolai, la potatura degli alberi maggiormente compromessi, la combustione controllata dei residui vegetali contaminati e trattamenti preventivi nelle olivete circostanti.
Le autorità hanno inoltre istituito squadre regionali di sorveglianza nei governatorati produttori di olive, con l’obiettivo di individuare tempestivamente eventuali nuovi focolai e impedire un’ulteriore diffusione del patogeno.
Al momento, non sono stati comunicati dati ufficiali sulle superfici interessate né stime delle perdite produttive direttamente attribuibili alla malattia. Non è quindi possibile quantificare l’impatto dell’emergenza sulla produzione nazionale.
Produzione di olio prevista in calo del 40%
L’allarme fitosanitario arriva in una fase delicata per l’olivicoltura tunisina. Secondo Najah Saïdi Hamed, presidente della Camera nazionale dei produttori di olive, la produzione di olio d’oliva nella campagna 2026-2027 dovrebbe attestarsi intorno alle 300 mila tonnellate, rispetto alle circa 500 mila tonnellate previste per la stagione precedente.
La contrazione stimata è di 200 mila tonnellate, pari al 40%. Le previsioni, formulate all’inizio di settembre, precedono l’annuncio dei focolai di rogna dell’olivo.
Il calo atteso viene attribuito principalmente all’alternanza produttiva dell’olivo, il fenomeno fisiologico per cui a un’annata particolarmente abbondante può seguire una stagione meno generosa. In assenza di dati specifici sui danni causati dal batterio, non ci sono elementi per attribuire all’emergenza fitosanitaria una responsabilità diretta nella riduzione prevista della produzione nazionale.
Esportazioni a rischio in una fase decisiva per il mercato
La posta in gioco è rilevante per l’economia tunisina, per la quale l’olio d’oliva rappresenta una delle principali voci dell’export agroalimentare. Nel 2025, le esportazioni del comparto hanno generato circa 4,07 miliardi di dinari, equivalenti a circa 1,35 miliardi di dollari.
Secondo i dati dell’Osservatorio nazionale dell’agricoltura tunisino (Onagri), nei primi dieci mesi della campagna 2025-2026, da novembre ad agosto, le vendite all’estero hanno raggiunto 381.200 tonnellate, per un valore di 4,78 miliardi di dinari.
L’Unione europea assorbe il 56,6% dei volumi esportati. Tra i principali Paesi di destinazione figurano la Spagna, con il 31,9%, e l’Italia, con il 19,8%. Rimane inoltre elevata la quota di olio commercializzato sfuso, pari a circa l’85,5% delle esportazioni.
Una produzione meno abbondante nella prossima campagna potrebbe ridurre i quantitativi disponibili per i mercati internazionali e influenzare le quotazioni. Un eventuale aumento dei prezzi, tuttavia, potrebbe compensare almeno in parte la diminuzione dei volumi esportati.
Per il settore tunisino si apre dunque una stagione complessa, nella quale alla prevista flessione produttiva si aggiunge la necessità di contenere un’emergenza fitosanitaria ancora priva di una quantificazione ufficiale.
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