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Olio d’oliva spagnolo, a settembre commercializzate 1,49 milioni di tonnellate. Scorte a 357 mila tonnellate

Olio d’oliva spagnolo, a settembre commercializzate 1,49 milioni di tonnellate. Scorte a 357 mila tonnellate

La campagna si chiude con vendite superiori alla produzione e una riduzione delle giacenze di 119 mila tonnellate in settembre. UPA Andalucía denuncia perdite per 2 miliardi di euro a carico degli olivicoltori, contestando la scarsa trasmissione dei ribassi dei prezzi all’origine ai consumatori

21 ottobre 2026 | 15:00 | T N

La campagna olearia spagnola 2025/2026 si è chiusa a settembre con una ripresa delle vendite e una riduzione delle scorte disponibili per il passaggio alla nuova annata. Secondo i dati provvisori dell’Agencia de Información y Control Alimentario (AICA), ripresi da Cooperativas Agro-alimentarias, le uscite complessive hanno raggiunto 1.487.875 tonnellate nei dodici mesi, a fronte di una produzione di 1.305.828 tonnellate. Le giacenze al 30 settembre ammontavano a 356.903 tonnellate.

Vendite in aumento a settembre

Nell’ultimo mese della campagna, le uscite di olio d’oliva sono aumentate di 29.156 tonnellate rispetto ad agosto, raggiungendo quota 137.604 tonnellate. La stima comprende 15.000 tonnellate di importazioni, ancora da confermare attraverso i dati definitivi delle Dogane.

Le esportazioni hanno rappresentato 92.870 tonnellate, mentre il mercato interno ha assorbito 44.730 tonnellate. Nell’intera campagna, le uscite dai frantoi si sono attestate a 1.167.743 tonnellate, di cui 96.351 tonnellate nel solo mese di settembre.

Il volume commercializzato, superiore alla produzione stagionale, conferma la rilevanza delle scorte accumulate e dei flussi di approvvigionamento nel soddisfare la domanda durante l’annata.

Scorte in calo di 119 mila tonnellate

Al 30 settembre, le giacenze complessive erano scese a 356.903 tonnellate, con una contrazione di 119.197 tonnellate rispetto ad agosto.

I frantoi detenevano 175.745 tonnellate, dopo aver ridotto le proprie scorte di 89.224 tonnellate nell’ultimo mese. Gli imbottigliatori disponevano invece di 178.281 tonnellate, in diminuzione di 29.723 tonnellate. Il Patrimonio Comunal Olivarero conservava infine 2.878 tonnellate, circa 1.142 in meno rispetto al mese precedente.

La produzione complessiva della campagna 2025/2026 si è attestata a 1.305.828 tonnellate, con ulteriori 3.406 tonnellate dichiarate a settembre.

Il quadro di fine campagna combina dunque una commercializzazione sostenuta con una disponibilità iniziale per la nuova annata che dovrà essere valutata anche alla luce dell’andamento della raccolta e delle importazioni.

UPA Andalucía denuncia perdite per 2 miliardi di euro

Sul fronte dei prezzi, UPA Andalucía denuncia una forte pressione sulla redditività delle aziende olivicole. Secondo il segretario generale dell’organizzazione, Jesús Cózar Pérez, gli agricoltori avrebbero perso circa 2 miliardi di euro nel corso della campagna 2025/2026, nonostante gli elevati volumi commercializzati.

L’organizzazione segnala una divergenza tra l’andamento delle quotazioni all’origine e quello dei prezzi al dettaglio. Secondo i dati citati da UPA Andalucía, il prezzo riconosciuto ai produttori sarebbe passato da circa 4,20 euro/kg nell’ottobre 2025 a circa 3 euro/kg nell’ottobre 2026. Nello stesso periodo, il prezzo medio sugli scaffali sarebbe sceso soltanto da 5 a 4,90 euro/litro.

UPA contesta quindi la limitata trasmissione dei ribassi all’origine al consumatore e chiede di approfondire la distribuzione del valore lungo la filiera, con particolare attenzione al ruolo della grande distribuzione organizzata.

«Abbiamo venduto più olio di quanto ne abbiamo prodotto, con uscite per 1,48 milioni di tonnellate rispetto a una produzione di 1,3 milioni», osserva Cózar, che giudica difficile giustificare il permanere per diversi mesi di prezzi all’origine compresi tra 3 e 3,50 euro/kg.

L’organizzazione chiede maggiori garanzie per la redditività dei produttori, controlli sul rispetto della legge spagnola sulla filiera alimentare e interventi contro le pratiche commerciali che consentono di vendere al di sotto dei costi di produzione.

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