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Ritiro obbligatorio dell’olio, allarme dei frantoi spagnoli
INFAOLIVA e Almazaras Federadas de España contestano i possibili effetti della futura ordinanza sulla regolazione dell’offerta di olio d’oliva. Le due organizzazioni chiedono un’analisi preventiva degli impatti economici, commerciali e qualitativi
21 ottobre 2026 | 09:00 | C. S.
La futura ordinanza spagnola sulla commercializzazione dell’olio d’oliva preoccupa INFAOLIVA e Almazaras Federadas de España (AFE). Le due federazioni avvertono che un ritiro temporaneo e obbligatorio del prodotto potrebbe compromettere la liquidità dei frantoi, aumentare i costi di gestione e indebolire la competitività delle imprese sui mercati internazionali.
Le organizzazioni condividono le riserve espresse dalla Commissione nazionale dei mercati e della concorrenza (CNMC) sui rischi derivanti da una restrizione dell’offerta per le aziende e i consumatori. A loro giudizio, qualsiasi intervento deve basarsi su dati verificabili e considerare gli effetti sull’intera filiera.
Una misura nazionale in un mercato globale
INFAOLIVA e AFE mettono in dubbio l’efficacia di un provvedimento applicato esclusivamente in Spagna, senza considerare importazioni ed esportazioni, consumi, prezzi, giacenze e dinamiche degli altri Paesi produttori. Tra gli elementi da valutare indicano anche la superficie olivetata, l’entrata in produzione dei nuovi impianti e l’evoluzione delle rese.
In alternativa al blocco temporaneo dell’olio già prodotto, le federazioni propongono di studiare misure strutturali per contenere la crescita della capacità produttiva, compresa una possibile limitazione progressiva delle nuove piantagioni.
Frantoi sotto pressione finanziaria
Il nodo principale riguarda gli obblighi di pagamento ai produttori previsti dalla legge spagnola sulla filiera alimentare. I frantoi industriali potrebbero dover liquidare le olive agli agricoltori mentre l’olio ottenuto rimane immobilizzato in magazzino e non può essere venduto.
Le imprese si troverebbero così a sostenere un’esposizione finanziaria senza la certezza di recuperare, attraverso la successiva commercializzazione, almeno il valore riconosciuto agli olivicoltori. A questo si aggiungerebbero le spese per stoccaggio, conservazione, assicurazione e gestione amministrativa.
Qualità e valore commerciale a rischio
Le due organizzazioni segnalano anche il rischio di un deterioramento qualitativo durante la permanenza in deposito. In funzione della durata dello stoccaggio e delle condizioni di conservazione, l’olio potrebbe perdere parte delle proprie caratteristiche sensoriali, con conseguente riduzione del valore commerciale.
INFAOLIVA e AFE chiedono quindi che la regolazione sia preceduta da una valutazione approfondita delle conseguenze economiche e operative, soprattutto per i frantoi industriali direttamente interessati dall’obbligo di ritiro.
L’obiettivo, sostengono, deve essere riequilibrare il mercato oleicolo senza trasferire oneri sproporzionati alle imprese, compromettere la capacità di approvvigionamento o indebolire la presenza internazionale dell’olio spagnolo.
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