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Cina e Ue verso la riduzione dei dazi sull’olio d’oliva
Dopo quattro mesi di negoziati, Bruxelles e Pechino valuteranno la possibilità di ridurre o azzerare i dazi sull’olio d’oliva e su altri prodotti europei. Una prospettiva che potrebbe favorire le esportazioni italiane e spagnole, rilanciando la competitività in un mercato asiatico sensibile alla qualità e ai prezzi
20 ottobre 2026 | 11:00 | C. S.
L’avvicinamento commerciale tra Cina e Unione europea potrebbe aprire nuove opportunità per l’olio d’oliva europeo. Dopo quattro mesi di negoziati, le due parti hanno concordato di valutare la possibilità di ridurre o eliminare i dazi applicati a questo prodotto e ad alcune altre categorie merceologiche. L’ipotesi è contenuta nel documento conclusivo della seconda riunione ministeriale delle Consultazioni sul commercio e gli investimenti (TIC), tenutasi a Pechino l’8 e 9 ottobre 2026.
Per il settore oleario si tratta di un passaggio potenzialmente rilevante, considerando il peso della Cina tra i mercati di destinazione dell’olio europeo e le difficoltà incontrate negli ultimi anni dalle esportazioni a causa dell’aumento dei prezzi.
Olio d’oliva, dazi al 10% e margini per recuperare competitività
La possibile riduzione dei dazi potrebbe favorire soprattutto le esportazioni spagnole, che dominano il mercato cinese con una quota indicata intorno all’80%. Nell’ultima campagna, le spedizioni dalla Spagna hanno superato le 30.000 tonnellate, mentre il record storico si colloca intorno alle 40.000 tonnellate, raggiunte prima dei rincari che hanno interessato il comparto negli ultimi anni.
Attualmente, l’olio spagnolo importato in Cina è soggetto a un dazio del 10%, al quale si aggiunge l’imposta sul valore aggiunto locale del 9%. Un eventuale alleggerimento dell’onere doganale potrebbe quindi migliorare la competitività del prodotto europeo, rendendo più agevole il recupero dei volumi commercializzati.
Secondo quanto emerge dalle conclusioni del confronto bilaterale, l’obiettivo è valutare condizioni tariffarie equivalenti a quelle riconosciute ai Paesi che beneficiano di un trattamento commerciale più favorevole. La portata effettiva della misura, tuttavia, dipenderà dagli sviluppi dei negoziati e dalle modalità con cui sarà eventualmente attuata.
Il confronto commerciale tra Bruxelles e Pechino
La questione dell’olio d’oliva rientra in un più ampio percorso di avvicinamento tra Unione europea e Cina, che comprende anche possibili miglioramenti nell’accesso al mercato per altri prodotti europei, tra cui calzature e componenti per il settore automobilistico.
La riunione ministeriale ha coinvolto il ministro del Commercio cinese Wang Wentao e il commissario europeo per il Commercio e la sicurezza economica, le relazioni interistituzionali e la trasparenza Maroš Šefčovič.
Entrambe le parti hanno ribadito la volontà di gestire le divergenze commerciali nel quadro delle regole dell’Organizzazione mondiale del commercio (WTO), con l’obiettivo di costruire una relazione economica più equilibrata.
Per le imprese olearie europee, l’eventuale revisione dei dazi rappresenterebbe un’opportunità per consolidare la presenza in un mercato caratterizzato da un interesse significativo per gli oli di qualità, ma anche da una forte sensibilità al prezzo finale.
Cina, un mercato orientato agli oli di qualità superiore
La Cina rappresenta il sesto mercato di esportazione dell’olio d’oliva spagnolo e il secondo tra le destinazioni extra-Ue, dopo gli Stati Uniti. Le caratteristiche della domanda offrono opportunità soprattutto per gli oli vergini ed extravergini, che occupano una posizione rilevante nelle importazioni cinesi.
Secondo i dati ICEX citati nell’analisi del mercato, il 67% dell’olio d’oliva importato appartiene alle categorie vergine ed extravergine. Il 31% è costituito da miscele di olio d’oliva raffinato, mentre il restante 2% riguarda l’olio di sansa.
La composizione degli acquisti evidenzia quindi uno spazio commerciale importante per i prodotti di maggiore qualità. Per i produttori europei, tuttavia, il posizionamento qualitativo deve accompagnarsi a prezzi compatibili con la capacità di spesa dei consumatori e con le condizioni della concorrenza internazionale.
Il fattore prezzo dopo la contrazione delle esportazioni
L’andamento delle esportazioni verso la Cina dimostra quanto il costo della materia prima possa influenzare la domanda. Nel 2023 e nel 2024, in un contesto segnato dalla siccità e dalla conseguente impennata dei prezzi dell’olio d’oliva, le esportazioni spagnole verso il mercato cinese si sono ridotte del 50%.
Un eventuale taglio dei dazi potrebbe contribuire a contenere il prezzo del prodotto importato e sostenere la ripresa degli scambi, anche se non sarebbe sufficiente, da solo, a garantire il ritorno ai livelli precedenti. La competitività dipenderà anche dall’evoluzione delle quotazioni internazionali, dai costi logistici, dal cambio e dalla capacità degli operatori di mantenere un posizionamento adeguato.
La prospettiva di una maggiore apertura commerciale tra Cina e Unione europea rappresenta dunque un elemento da seguire con attenzione per l’intera filiera olearia. Se le trattative porteranno a una riduzione effettiva dei dazi, il mercato cinese potrebbe offrire nuove possibilità di sviluppo non soltanto ai grandi esportatori spagnoli, ma anche alle aziende italiane interessate a rafforzare la presenza in Asia con oli extravergini di qualità e prodotti a maggiore valore aggiunto.
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