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Parlamento Ue, il Piano anticancro ridimensiona la stretta sull’alcol
La Commissione Salute dell’Eurocamera approva una formulazione più equilibrata dell’European Beating Cancer Plan: accantonata l’impostazione del “no safe level” e nessun avvertimento sanitario equiparabile a quello delle sigarette. Ora il testo dovrà passare al voto della plenaria
08 ottobre 2026 | 12:00 | C. S.
Il Parlamento europeo fa un passo indietro rispetto all’impostazione più restrittiva inizialmente ipotizzata sul consumo di alcol. La Commissione per l’Ambiente, la Sanità pubblica e la Sicurezza alimentare dell’Eurocamera ha infatti adottato un testo sull’attuazione dell’European Beating Cancer Plan (Beca) che ridimensiona alcuni degli aspetti più controversi della versione originaria.
Al centro della discussione c’è soprattutto il rapporto tra consumo di bevande alcoliche e prevenzione oncologica. La nuova formulazione non recepisce il principio del “no safe level” nella sua versione più rigida, secondo cui non esisterebbe una quantità di alcol priva di qualsiasi potenziale rischio per la salute. Viene inoltre mantenuta una distinzione tra consumo dannoso o compulsivo e consumo moderato.
Niente etichette sanitarie come quelle delle sigarette
Un altro punto particolarmente sensibile riguarda l'etichettatura. Il testo approvato dalla Commissione Salute non introduce health warnings sulle bottiglie assimilabili alle avvertenze presenti sui pacchetti di sigarette.
L'impostazione resta invece concentrata sull'informazione relativa a valori nutrizionali e ingredienti, nell'ambito delle disposizioni previste dal Piano europeo contro il cancro.
Anche sul fronte della comunicazione commerciale emerge un approccio più circoscritto. Le limitazioni al marketing e alla promozione in occasione di eventi sportivi vengono riferite, secondo quanto evidenziato dall'Unione italiana vini, soprattutto alla necessità di evitare l'esposizione dei minori.
Uiv: ora evitare un ritorno alle posizioni più restrittive
L'esito del voto è stato accolto positivamente da Lamberto Frescobaldi, presidente dell'Unione italiana vini (Uiv), che invita tuttavia a considerare il passaggio parlamentare non ancora concluso.
L'obiettivo, secondo Frescobaldi, è fare in modo che l'indirizzo assunto dall'istituzione europea non venga nuovamente modificato durante il voto in plenaria, atteso con ogni probabilità nel mese di ottobre.
La questione resta infatti politicamente e economicamente rilevante per il comparto vitivinicolo europeo, chiamato a confrontarsi contemporaneamente con le esigenze di prevenzione sanitaria e con una fase particolarmente complessa dei mercati.
Il vino italiano paga la contrazione dei consumi mondiali
Secondo i dati richiamati da Uiv, i consumi mondiali di vino sono diminuiti dell'11% in volume negli ultimi quattro anni. A questa dinamica si aggiunge la debolezza dell'export italiano.
Le vendite di vino italiano sui mercati esteri hanno registrato nel 2025 una contrazione tendenziale del 3,7% a valore, attestandosi a circa 7,7 miliardi di euro. Il deterioramento è proseguito nel 2026: nel primo semestre, sempre secondo i dati citati da Uiv, il valore dell'export ha segnato un calo del 6,2%.
Il compromesso raggiunto in Commissione Salute cerca quindi di tenere insieme due obiettivi: rafforzare la prevenzione dei danni associati all'abuso di alcol e, al tempo stesso, evitare che le politiche europee traducano automaticamente qualsiasi consumo di vino in una categoria indistinta di comportamento a rischio.
La partita, tuttavia, non è ancora chiusa: il voto della plenaria del Parlamento europeo sarà il prossimo passaggio decisivo per definire il testo finale sull'attuazione del Piano europeo contro il cancro.
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