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L'oliveto tradizionale come barriera naturale contro gli incendi

L'oliveto tradizionale come barriera naturale contro gli incendi

Gli agricoltori spagnoli chiedono un tavolo di monitoraggio per coinvolgere il settore primario nella progettazione delle politiche antincendio, dopo che uno studio universitario ha confermato il ruolo strategico dell'oliveto di montagna come "tagliafuoco naturale"

31 luglio 2026 | 09:00 | C. S.

Gli incendi boschivi che quest'estate stanno devastando migliaia di ettari in diverse comunità autonome spagnole hanno riacceso il dibattito sul ruolo dell'agricoltura tradizionale nella prevenzione del rischio. In questo contesto, l'organizzazione agraria UPA-UCE Estremadura ha formalmente richiesto alla presidente della Junta de Extremadura, María Guardiola, l'istituzione di un tavolo di monitoraggio che includa attivamente agricoltori e allevatori nella progettazione delle politiche di prevenzione e gestione degli incendi.

La richiesta è maturata al termine di un incontro svoltosi a Coria tra i rappresentanti dell'organizzazione agraria e l'associazione degli olivicoltori della varietà manzanilla cacereña Asomanca. Durante la riunione sono state analizzate le conclusioni di un rapporto tecnico elaborato dall'Università dell'Estremadura, che ha indagato il ruolo specifico dell'oliveto di montagna del nord della provincia di Cáceres nella prevenzione degli incendi. Secondo quanto emerso dal documento, queste coltivazioni svolgerebbero una funzione determinante come barriere naturali in grado di rallentare o arrestare l'avanzata delle fiamme, contribuendo inoltre al mantenimento dell'occupazione, all'attività economica e alla salvaguardia del paesaggio in un'area caratterizzata da scarse alternative produttive.

Il segretario generale di UPA-UCE Estremadura, Óscar Llanos, ha definito l'oliveto tradizionale "una coltura molto sociale", sottolineandone il valore strategico specialmente nelle zone di montagna. Llanos ha tuttavia messo in guardia riguardo alle difficoltà crescenti che questo modello agricolo sta affrontando, a causa dei mutamenti climatici e della concorrenza sempre più agguerrita dell'oliveto superintensivo. L'organizzazione sostiene con convinzione che questa forma di coltivazione rappresenti "il miglior tagliafuoco naturale" contro gli incendi boschivi, ma al tempo stesso esprime preoccupazione per il progressivo deterioramento che il settore subisce anno dopo anno. A giudizio degli agricoltori, le amministrazioni pubbliche hanno il dovere di riconoscere formalmente i servizi ambientali resi da questo tipo di agricoltura e di integrarli nelle politiche pubbliche di prevenzione degli incendi, trasformando così un riconoscimento di principio in misure concrete e finanziariamente adeguate.

Tra le proposte avanzate dall'organizzazione agraria, spicca la richiesta che la prossima riforma della Politica Agricola Comune preveda un incremento della dotazione destinata all'aiuto associato all'oliveto tradizionale o transizionale, attualmente fissata a 29 milioni di euro. Una cifra che UPA-UCE giudica assolutamente insufficiente per rispondere alle reali esigenze dei produttori che operano in queste aree difficili. L'organizzazione chiede pertanto di aumentare l'importo per ettaro e di estendere la superficie complessiva che può beneficiare di questa linea di sostegno. Viene inoltre proposta l'istituzione di una misura specifica all'interno dei programmi di sviluppo rurale, denominata Contratto Territoriale di Coltivazione, finalizzata a compensare le particolari difficoltà che gli agricoltori devono affrontare per mantenere in vita questo tipo di allevamenti e a riconoscere ufficialmente il loro contributo alla conservazione del territorio e alla prevenzione degli incendi boschivi. Una richiesta che, nel mezzo di un'estate segnata dal fuoco, acquisisce un'urgenza e una concretezza che le istituzioni non possono più ignorare.

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