Libri

La tarantola maledetta che faceva danzare come ossesse le contadine

Ripubblicato un classico della letteratura sul tarantismo, di cui è autore il salentino Francesco de Raho. Dai suoi studi emersero importanti novità, in seguito riprese con grande efficacia da Ernesto de Martino

19 settembre 2009 | Luigi Caricato



Si fa un gran parlare di un evento come la “Notte della Taranta”, giunto ormai alla sua dodicesima edizione, con un grande successo di pubblico e di attenzioni da parte dei media, e con migliaia di giovani al seguito che si ritrovano puntualmente in piazza a Melpignano, centro e moto propulsore dell’evento, come pure altrove, in altre piazze di un tour mondiale che non conosce confini. Eppure, nonostante in molti restino affascinati dai martellanti suoni emanati dai tamburelli, sempre pronti ad aggregarsi ad ogni occasione nel nome della pizzica, alla fine di tutto, dopo gli spettacoli resta ben poco dello spirito originario che ha determinato il fenomeno del tarantismo. Tutto rimane fermo al solo momento musicale, senza che nessuno cerchi di approfondire ciò che invece per secoli è rimasto un elemento centrale nella cultura popolare e agricola del Salento, come pure di altre aree del Meridione.

Il tarantismo è un fenomeno che ha attraversato potentemente lo scenario rurale fino a non molti anni fa. Proprio per questo vale la pena leggere un libro che ha il sapore dell'antico e che oggi è stato riproposto, sul finire di agosto, da Besa Editrice all'interno della collana riservata alla Biblioteca di studi storici sul tarantismo. Il volume si intitola Il tarantolismo nella superstizione e nella scienza e ne è autore Francesco de Raho, un medico e studioso nato a Lecce nel 1888 e scomparso nel 1961 dopo aver distrutto molti dei suoi manoscritti, forse deluso per aver sacrificato le sue ricerche a cui teneva tanto per occuparsi suo malgrado della vasta azienda agricola familiare.

Del suo lavoro è tuttavia rimasto un importantissimo testo di riferimento, che non era altro che il frutto della sua tesi di laurea discussa a Roma nel 1906. Dopo la pubblicazione in forma di libro del 1908, c’è stato un lungo e ingiustificato silenzio, fino a giungere a una seconda edizione nel corso del 1994. Ora, dunque, per la fortuna dei lettori più sensibili, si è ridato vita a quest’opera originale nei contenuti, facendo piena giustizia a un classico colpevolmente trascurato pur rimanendo di fatto un capisaldo per quanti si sono successivamente occupati del fenomeno tarantismo, già a partire dal più noto e celebrato Ernesto de Martino.

Nel volume di Francesco de Raho la tarantola non ha colpe, le cause della patologia che colpiva nella quasi totalità le contadine vanno invece ricercate nelle condizioni sociali e psicologiche in cui versavano le masse rurali dell’epoca. Un saggio che ha il respiro della modernità nell’approccio e che diventa di conseguenza una lettura a tutti gli effetti obbligatoria e necessaria per quanti si soffermano sul mondo contadino, studiandone in particolare i suoi valori e le molte credenze.



Francesco de Raho, Il tarantolismo nella superstizione e nella scienza, Besa, pp. 102, euro 10


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