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ANCHE MARONI SI DA’ ALL’OLIO. SINO A GODERNE UMANAMENTE

Povero Solinas, cosa avrebbe detto mai al riguardo?

25 ottobre 2003 | Luigi Caricato

Luca Maroni si è sempre occupato di vino. Lo ha fatto attraverso la stesura di guide, stampate per conto di una propria casa editrice, la Lm. Ora, in coedizione con la Sperling & Kupfer, pubblica un libro dedicato all’olio di oliva. In quarta di copertina si legge: “Dopo quattro anni di lavoro e di ricerca applicata, il frutto è questo libro, lo stadio attuale delle mie conoscenze sull’olio, un metodo per valutarne direttamente, in modo analitico ma semplice e significativo per tutti, il suo indice di Qualità-piacevolezza”, e via sciorinando.
Siamo sorpresi. Non che Maroni sia stia ora occupando, sulla scia di altri giornalisti enoici, dell’olio di oliva. No, di questo no. Ma del libro, invece, che ci ha lasciato completamente interdetti .

Il titolo invita alla lettura: Piacevolezza dell’olio.
Il sottotitolo ne fortifica l’interesse e la curiosità: Il metodo per degustare. Basta però sfogliarlo per restarne disorientati. “Comincio a goderne umanamente” dice di sé Maroni. Il fatto che si sia accostato all’olio lo ha evidentemente trasformato dentro: “non si è ricchi in organismo, inerte la piacevolezza d’ogni piatto e della tavola, sinché – sentenzia il vate Maroni – il piacere dell’extra vergine vien tenuto spento”.

Il linguaggio adottato lascia il lettore strabiliato.
Ecco la scheda sensoriale-tipo di un extra vergine secondo il nuovo verbo: si va dal “profumo fitto e multistrato” alla “inarrivabile impalpabilità della sua densità sontuosa”.
Ci si scioglie per l’emozione.
Infatti, scrive il Nostro: “In alpaca e felpa all’istante con l’olio implementa la saliva, montando volvente con essa in sofficissima spuma. Della rotonda olivosità del frutto, letteralmente ammantato risulta il sapore. Intuitivo universale ed immediato il rimando alla morbidezza del latte, qui come lì tratto organolettico suadentemente imperante”. E via, via, via a seguire…

Di un olio d’area bresciana si legge: “Impressionante la naturalezza con cui questo cachemire in olio implementa con il liquido salivare”…
Un olio toscano appare invece “rotondo eppure vegetalmente mosso”, mentre poco più avanti il profumo di un olio siciliano “è intorno verde, all’interno polpante, solare, armonioso ed onniconvesso”. E via, via, via a seguire…

Per chi ignora l’esistenza di un grande maestro dell’olio, qual è stato il compianto Mario Solinas, qui l’azzardo ha dell’incredibile: nel glossario di Luca Maroni l’olio è “aereo”, “affumicato”, “concavo”, “convesso”, “corto”, “estrattivo”, “femminile”, “fitto”, “fuggevole”, “grosso”, “impreciso”, “liso”, “lungo”, “magro”, “massivo”, “masticabile”, “molle”, “mosso”, “muto”, “olivoso”, “passato”, “perturbato”, “salso”, “seduto”, “severo”, “sfocato”, “svanito”, “teso”, “tocco”, “vibrante”, “volatile”, “volvente”…

Il lettore accorto, competente, resta ammutolito.
Al grande Mario Solinas si deve gran parte di quanto è stato finora scritto sulle metodiche e sul lessico dell’assaggio degli oli. Il decennale lavoro del grande ricercatore, sottratto prematuramente a questa vita, viene in questo libro di Luca Maroni come disintegrato, dissolto, reso vano.
A dispetto del vate delle “guide” enoiche, resta però – di Solinas, del suo studio – un regolamento comunitario che tuttora disciplina la materia, sin dal 1991. Lo stesso Coi, il Consiglio oleicolo internazionale, si è reso a suo tempo promotore del progetto, adottandolo e proponendolo quale unico criterio di riferimento.

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