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La filiera italiana dell'olio di oliva sull'orlo della crisi con prezzi giù del 50%. Lollobrigida che fa?

La filiera italiana dell'olio di oliva sull'orlo della crisi con prezzi giù del 50%. Lollobrigida che fa?

La deputata dem Simona Bonafè ha presentato un'interpellanza urgente al Ministro dell'Agricoltura Lollobrigida. I produttori chiedono l'attivazione dell'ammasso privato in Europa, risorse nazionali per la campagna 2026/27 e un giro di vite su controlli e tracciabilità per fermare le frodi e le importazioni a basso costo

20 ottobre 2026 | 15:25 | T N

Il settore olivicolo italiano è in sofferenza. A lanciare l'allarme è un'interpellanza urgente presentata alla Camera dalla deputata del Partito Democratico Simona Bonafè, insieme a un nutrito gruppo di cofirmatari, e indirizzata al Ministro dell'Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste. Al centro della questione c'è una crisi di mercato senza precedenti che rischia di compromettere l'avvio della nuova campagna olearia 2026/27.

Secondo quanto denunciato nell'atto parlamentare, dopo i livelli eccezionali raggiunti nel biennio 2023-2024, i prezzi dell'olio extravergine italiano hanno subito un crollo verticale a partire dagli ultimi mesi del 2025, con un'accelerazione drammatica nel 2026. In alcune aree produttive, il calo delle quotazioni supera il 50 per cento, scendendo al di sotto dei costi di produzione.

A pesare sul mercato sono anche le ingenti giacenze. Il documento presentato dall'Italia al Consiglio Agrifish del 28 settembre 2026 evidenzia che a luglio 2026 le scorte nazionali ammontavano a circa 233mila tonnellate, contro le 162mila dello stesso periodo del 2025, con un incremento di oltre il 40 per cento. A livello europeo, le giacenze di fine campagna 2025/26 sono stimate in circa 420mila tonnellate. Un paradosso se si considera che nella campagna 2024/2025 la produzione nazionale era scesa a circa 250mila tonnellate (-24 per cento), mentre le importazioni di olio vergine ed extravergine crescevano in modo rilevante.

La filiera, che vale circa 3 miliardi di euro e conta 619mila imprese e oltre 4.200 frantoi, rischia ora di non poter ritirare e lavorare le olive della prossima raccolta a causa dei depositi ancora pieni. A complicare il quadro ci sono anche le dinamiche internazionali: da un lato la forte concentrazione del mercato spagnolo, dove le prime cinque aziende olearie fatturano oltre 6 miliardi di euro; dall'altro il crack finanziario dell'azienda tunisina Bioliva, che ha ripercussioni sui flussi di export, con le importazioni italiane di olio dalla Tunisia aumentate del 40 per cento nei primi dieci mesi del 2025.

Nel corso del Consiglio Agrifish di settembre, il Ministro italiano ha chiesto l'attivazione della riserva agricola europea per finanziare misure eccezionali, ma il Commissario Hansen ha risposto che i fondi per l'anno in corso sono esauriti. È emersa inoltre una divergenza di vedute: l'Italia ha ipotizzato di rivedere i contingenti di importazione a dazio zero (in particolare quello tunisino) e il regime di perfezionamento attivo, ipotesi che però il Commissario ha riferito non essere stata menzionata in sede di Consiglio.

Le organizzazioni agricole chiedono a gran voce un rafforzamento dei controlli sull'origine e sulla genuinità degli oli, per evitare che prodotti esteri a basso costo vengano miscelati o venduti come extravergine. La recente "Relazione sul patrimonio agroalimentare" della Commissione ecomafie conferma infatti che il settore oleario è tra i più esposti a fenomeni illeciti.

Con l'interpellanza, i deputati dem chiedono al Ministro tre impegni concreti: promuovere in sede europea l'avvio dell'ammasso privato previsto dall'organizzazione comune dei mercati; indicare quali risorse nazionali saranno destinate alla campagna 2026/27, valutando anche lo stato di crisi e la moratoria bancaria; e assumere iniziative tempestive per rafforzare la tracciabilità e i controlli, garantendo l'interoperabilità tra Sian, banche dati doganali e Traces, campionamenti coordinati tra Icqrf, Agenzia delle dogane e autorità sanitarie, e la piena attuazione della direttiva Ue 2019/633 sui costi di produzione.

Il futuro dell'oro verde italiano è appeso a queste risposte.

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