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Olivicoltori e camionisti, il Sud scende in strada: blocchi e proteste tra Puglia e Calabria

Olivicoltori e camionisti, il Sud scende in strada: blocchi e proteste tra Puglia e Calabria

Il crollo delle quotazioni dell’olio, il caro carburanti e l’aumento dei costi di produzione stanno alimentando una mobilitazione spontanea che unisce agricoltori, autotrasportatori e altre categorie produttive. Dal Foggiano al Barese, fino alla Calabria, trattori e camion presidiano strade e snodi strategici

17 ottobre 2026 | 08:30 | T N

Mentre si diffondono foto e video di supermercati vuoti e di distributori senza carburanti nessuno parla delle centinaia, anzi migliaia, di posti di lavoro in agricoltura e nell'autotrasporto che rischiano di essere persi a causa della crisi.

Con l'olio a 4 euro/kg gli stagionali restano a casa. Con il diesel a 2,2 euro/litro, e il gasolio agricolo a 1,7 euro/litro, far viaggiare i mezzi non conviene.

La protesta del mondo agricolo e dell’autotrasporto sta assumendo dimensioni sempre più ampie in Puglia e Calabria, dove le difficoltà degli olivicoltori si intrecciano con il rincaro del gasolio e la crisi dei costi logistici. La mobilitazione, nata da iniziative locali e comitati spontanei, si è estesa a diversi territori, con cortei di trattori e camion, presidi stradali e blocchi della circolazione.
Venerdì 16 ottobre, la protesta è entrata in una nuova fase. In Puglia si sono registrate manifestazioni a Cerignola e Corato, mentre ad Andria gli autotrasportatori hanno attuato un blocco sulla tangenziale. Nel Foggiano, la mobilitazione coinvolge ormai da giorni agricoltori e trasportatori, con presidi anche nei pressi degli accessi autostradali. In Calabria, gli autotrasportatori hanno avviato una mobilitazione contro il caro carburanti, con mezzi pesanti disposti lungo le strade e presidi in diversi punti della regione.

In Calabria, le manifestazioni agricole si sono sviluppate in parallelo alla mobilitazione degli autotrasportatori. Nei primi giorni di ottobre, carovane di trattori hanno interessato l'area di Lamezia Terme, con rallentamenti sulla statale 18 e nei collegamenti verso l'aeroporto. A Vibo Marina, invece, gli agricoltori hanno raggiunto i depositi di carburante, fermando alcune autocisterne dirette agli impianti di distribuzione. Dal 16 ottobre la protesta dei camionisti, promossa in Calabria da Fedralog, si è estesa con presidi in una quindicina di punti, tra cui l'area dell'aeroporto di Lamezia Terme, il porto di Gioia Tauro e diversi svincoli dell'autostrada A2. Secondo le cronache, in molti casi i mezzi sono stati disposti ai margini delle strade, restringendo la carreggiata senza realizzare un blocco totale.

La mobilitazione mette in evidenza una fragilità economica condivisa. Gli olivicoltori chiedono prezzi capaci di remunerare il lavoro agricolo e strumenti per affrontare il calo delle quotazioni; i camionisti chiedono che i costi di trasporto non assorbano i margini delle imprese. In entrambi i casi, il nodo è la difficoltà di trasferire a valle gli aumenti dei costi senza perdere competitività.
L'intreccio tra le due proteste rende più incisiva la contestazione, ma accresce anche i rischi per il sistema economico locale. I blocchi e i rallentamenti possono interrompere la consegna di materie prime, carburanti e prodotti alimentari, con conseguenze che finiscono per coinvolgere anche imprese e cittadini estranei alla mobilitazione.

La questione decisiva sarà trasformare una protesta nata spontaneamente sulle strade in un confronto capace di produrre interventi verificabili. Per gli olivicoltori, il tempo è particolarmente stretto: con la nuova campagna di raccolta alle porte, decidere se raccogliere, molire e vendere significa fare i conti con un mercato che, ai prezzi denunciati dai manifestanti, rischia di non garantire la copertura dei costi. Per i trasportatori, ogni giorno di attività con margini insufficienti erode liquidità e capacità di continuare a lavorare.
La mobilitazione di Puglia e Calabria diventa così il segnale di una crisi più ampia delle filiere produttive del Mezzogiorno: non soltanto una protesta contro il prezzo dell'olio o del gasolio, ma una richiesta di condizioni economiche che consentano alle imprese agricole e logistiche di continuare a operare.

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