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Coldiretti in piazza a Bari contro la crisi dell'olio

Coldiretti in piazza a Bari contro la crisi dell'olio

Trattori sul lungomare e protesta davanti all’assessorato regionale all’Agricoltura. Al centro della mobilitazione il crollo della redditività delle aziende olivicole, i costi di produzione, le frodi e l’emergenza idrica

15 ottobre 2026 | 08:15 | C. S.

La crisi dell'olivicoltura pugliese torna al centro del confronto con le istituzioni. Il 14 ottobre, circa 4mila rappresentanti del comparto, secondo la cronaca ANSA, hanno sfilato da Pane e Pomodoro fino alla sede dell'assessorato regionale all'Agricoltura, sotto le bandiere di Coldiretti. L'organizzazione ha indicato invece in 5mila il numero dei partecipanti.

La manifestazione segue il presidio del 12 ottobre in piazza Prefettura, promosso nell'ambito della mobilitazione di Orgoglio Olivicolo e sostenuto da rappresentanti del mondo agricolo, tra cui CIA Puglia. In quella circostanza i produttori avevano chiesto la dichiarazione dello stato di crisi, denunciando il deterioramento delle quotazioni e la presenza di volumi invenduti nei frantoi.

Il direttore di Coldiretti Puglia, Pietro Piccioni, ha ribadito che le risposte ottenute finora non sono sufficienti. Tra le richieste figurano sostegni economici, interventi contro le frodi, misure per affrontare la crisi idrica e risorse per riconvertire e ristrutturare le filiere.

Il problema, nella lettura dell'organizzazione, non riguarda soltanto la disponibilità di prodotto o il livello delle quotazioni, ma la distribuzione del valore lungo la catena commerciale. Gli olivicoltori sostengono i costi della produzione senza disporre di un potere contrattuale adeguato nei confronti degli acquirenti.

La Regione annuncia 30 milioni di euro

La principale novità della giornata è arrivata dall'assessore regionale all'Agricoltura, Francesco Paolicelli, che ha annunciato un pacchetto di interventi da 30 milioni di euro.

La ripartizione comunicata da Coldiretti prevede 10 milioni per contribuire alla riduzione del costo del carburante agricolo e 20 milioni a sostegno delle filiere. La Regione ha inoltre promesso controlli più rigorosi lungo la catena produttiva, con particolare attenzione al comparto oleario.

Paolicelli ha anche annunciato la presentazione, il 15 ottobre, insieme al direttore di AGEA, di un bando da 30 milioni di euro per la rigenerazione degli oliveti colpiti dalla Xylella.

Occorre distinguere i due interventi: i 30 milioni destinati alle spese e agli investimenti agricoli e i 30 milioni per la rigenerazione degli oliveti rappresentano due misure annunciate separatamente. La loro effettiva disponibilità, le condizioni di accesso e i tempi di erogazione dovranno essere verificati attraverso i relativi atti amministrativi.

Per gli olivicoltori, il punto decisivo sarà capire quanto di queste risorse arriverà direttamente alle imprese e con quali modalità. Un contributo sui carburanti può alleviare una parte dei costi correnti, mentre gli interventi sulle filiere possono produrre risultati più duraturi soltanto se accompagnati da investimenti, organizzazione commerciale e strumenti capaci di migliorare la remunerazione delle olive.

Giacenze elevate e liquidità bloccata

La crisi commerciale si inserisce in un contesto di disponibilità di prodotto significativa. Il Ministero dell'Agricoltura pubblica mensilmente il rapporto Frantoio Italia, elaborato dall'ICQRF sulla base dei registri telematici utilizzati dagli operatori del settore. Il documento permette di monitorare le quantità di olio detenute in Italia e la loro distribuzione territoriale.

Il rapporto relativo al 30 settembre 2026 è disponibile sul portale ufficiale del MASAF.

Già a fine luglio, secondo i dati diffusi dall'Ufficio statistico della Regione Puglia sulla base del rapporto ministeriale, le giacenze nazionali ammontavano a 233.377 tonnellate, il 43,9% in più rispetto allo stesso periodo del 2025. La Puglia concentrava 73.559 tonnellate, pari al 31,5% del totale nazionale, di cui 64.101 tonnellate di olio extravergine.

Questi dati descrivono una situazione di mercato da interpretare con attenzione: le giacenze comprendono prodotti di diversa origine e categoria e non equivalgono automaticamente a olio italiano invenduto. Tuttavia, una disponibilità elevata può esercitare pressione commerciale, soprattutto quando coincide con l'avvio di una nuova campagna e con esigenze finanziarie crescenti da parte delle imprese.

Coldiretti Puglia aveva già segnalato, l'8 settembre, la presenza di 60.897 tonnellate di olio in giacenza nei magazzini, chiedendo interventi sulle scorte, contratti di filiera e sostegni al reddito degli olivicoltori.

Il problema economico è duplice. Da una parte, il produttore deve sostenere i costi della raccolta, della trasformazione e della conservazione; dall'altra, il capitale investito rimane immobilizzato finché il prodotto non viene venduto e pagato. Per i frantoi che acquistano olive o finanziano la produzione dei conferitori, questo meccanismo può tradursi in una riduzione della liquidità e in maggiori difficoltà nell'accesso al credito.

Importazioni e prezzi: il nodo della trasparenza

Tra i temi più controversi della protesta figurano gli arrivi di olio dai Paesi extraeuropei, con particolare riferimento alla Tunisia. I produttori denunciano la concorrenza di prodotto acquistato a condizioni più favorevoli e chiedono controlli più stringenti sull'origine e sulla categoria merceologica dichiarata.

Il 12 ottobre, durante la manifestazione di Orgoglio Olivicolo, i produttori hanno riferito che il prezzo dell'olio pugliese sarebbe sceso da circa 7 euro al chilogrammo a maggio a circa 4 euro nel periodo della protesta. Si tratta di valori riportati dai manifestanti, non di una serie statistica ufficiale omogenea: per confrontarli correttamente occorre specificare categoria commerciale, piazza di riferimento, periodo e condizioni contrattuali.

L'importazione, di per sé, non costituisce una frode: gli oli provenienti da Paesi terzi possono essere commercializzati legalmente nel rispetto delle norme applicabili. La questione è verificare che origine, categoria e caratteristiche del prodotto corrispondano a quanto dichiarato in etichetta e nei documenti commerciali.

È su questo terreno che si colloca la richiesta di rafforzare la tracciabilità, i controlli documentali e le verifiche analitiche. Una maggiore trasparenza può tutelare sia i produttori italiani sia i consumatori, ma non elimina automaticamente la pressione sui prezzi esercitata dalla disponibilità di prodotto internazionale.

Il tema era già stato sollevato da Coldiretti in occasione della mobilitazione del 10 giugno davanti alla Prefettura di Bari, quando l'organizzazione aveva chiesto più controlli e strumenti analitici avanzati per contrastare le frodi.

Emergenza idrica e costi di produzione

Accanto alle difficoltà commerciali, gli agricoltori denunciano l'aumento delle spese per carburanti, fertilizzanti ed energia, oltre al costo dell'acqua per l'irrigazione. Per l'olivicoltura pugliese, la disponibilità idrica è un fattore determinante non soltanto per la quantità di olive raccolte, ma anche per la regolarità produttiva degli impianti e la capacità delle aziende di programmare gli investimenti.

La siccità può ridurre il carico produttivo e compromettere lo sviluppo dei frutti; allo stesso tempo, la necessità di ricorrere all'irrigazione aumenta i costi proprio quando la redditività commerciale è sotto pressione. Il risultato è una maggiore esposizione finanziaria delle aziende, soprattutto dove mancano infrastrutture irrigue efficienti o riserve idriche adeguate.

Per questo la richiesta di una cabina di regia regionale sull'acqua non riguarda soltanto il prezzo della risorsa, ma anche la programmazione degli approvvigionamenti, la gestione delle reti e la certezza delle disponibilità durante la stagione produttiva.

La sfida è restituire redditività alla produzione

La mobilitazione di Bari mette in evidenza una contraddizione che attraversa la filiera: la tutela della qualità dell'olio italiano non basta se il prezzo riconosciuto al produttore non copre i costi sostenuti.

Le misure annunciate dalla Regione rappresentano un primo passaggio, ma il loro impatto dipenderà dalla concreta attuazione, dai beneficiari e dalla capacità di affrontare contemporaneamente i problemi della liquidità, delle giacenze, dell'acqua e della commercializzazione.

Sul piano strutturale, la crisi riporta al centro anche la necessità di rafforzare i contratti di filiera, l'organizzazione dell'offerta e la capacità negoziale dei produttori. Il sostegno pubblico può contribuire a superare una fase emergenziale; per stabilizzare il comparto serviranno anche strumenti che permettano di programmare la produzione, migliorare la trasparenza commerciale e distribuire il valore in modo più equilibrato lungo la catena dell'olio.

La domanda che resta aperta dopo la protesta è quindi se gli annunci si tradurranno in interventi tempestivi e misurabili, capaci di incidere sul reddito degli olivicoltori prima che le difficoltà della nuova campagna si trasformino in una crisi finanziaria più ampia per aziende e frantoi.

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