Italia
Crisi dell'olio di oliva italiano, duemila olivicoltori in piazza a Bari
Gli olivicoltori pugliesi chiedono al Governo lo stato di crisi del comparto, una moratoria sui debiti, controlli anti-frode e interventi di stoccaggio. Il prezzo dell’olio pugliese, denunciano i manifestanti, è sceso da circa 7 a 4 euro al chilo. Nel mirino le importazioni a basso prezzo e l’assenza di risposte politiche
12 ottobre 2026 | 16:56 | T N
«Dov’è la politica? Dov’è Giorgia Meloni?». E ancora: «Non chiediamo elemosina, chiediamo dignità». È con queste parole che il mondo olivicolo pugliese è sceso in piazza il 12 ottobre, a Bari, per denunciare una crisi che minaccia la redditività delle aziende agricole, la tenuta dei frantoi e l’occupazione lungo l’intera filiera.
Quasi 2.000 produttori, secondo le stime diffuse durante la manifestazione, si sono radunati dalle 9.30 in piazza Prefettura, tra trattori, bandiere tricolori e striscioni. La mobilitazione, promossa da Orgoglio Olivicolo insieme a Confagricoltura Bari-Bat, arriva dopo mesi di interlocuzioni con le istituzioni, avviate a maggio, senza risultati giudicati sufficienti dagli operatori.
«Subito lo stato di crisi per salvare l’olivicoltura» e «Più controlli agli scaffali per l’olio extravergine di oliva» sono alcune delle richieste esposte in piazza. Dal palco, Gennaro Sicolo, presidente di Cia Puglia, ha ribadito l’urgenza di intervenire: «Non abbiamo tempo da perdere».
La protesta non riguarda soltanto il livello delle quotazioni. È in discussione la sostenibilità economica di un sistema produttivo che, secondo i dati presentati dai promotori, comprende circa 16.000 imprese pugliesi e oltre 30.000 posti di lavoro, considerando occupazione diretta e indotto. Un patrimonio economico e sociale che comprende aziende agricole, cooperative, frantoi, tecnici, manutentori, fornitori di mezzi e servizi, logistica e commercializzazione.
Prezzi dell’olio in caduta e giacenze invendute: la crisi alla vigilia della raccolta

Il dato che alimenta maggiormente la protesta è il ridimensionamento delle quotazioni dell’olio extravergine pugliese. Secondo quanto denunciato dai produttori, il prezzo, che nei mesi precedenti aveva raggiunto circa 7 euro al chilogrammo, è sceso intorno a 4 euro. Una flessione che gli operatori considerano insostenibile, soprattutto per le aziende che devono ancora collocare sul mercato una parte consistente della produzione della campagna precedente.
Il problema è aggravato dalla vicinanza della nuova raccolta. I frantoi devono organizzare gli acquisti delle olive, sostenere i costi di lavorazione e garantire liquidità ai conferitori, mentre una parte dell’olio già prodotto resta ferma nei magazzini. Il rischio è che le difficoltà di vendita si trasformino in una crisi finanziaria, con conseguenze sulla capacità di ritirare le olive e remunerare il lavoro degli agricoltori.
Per il comparto, dunque, la questione non si esaurisce nella diminuzione del prezzo all’ingrosso: riguarda anche la disponibilità di credito, la gestione delle scorte e la possibilità di affrontare la nuova campagna senza accumulare ulteriori debiti.
Importazioni extra Ue nel mirino, ma servono trasparenza e controlli
Nel mirino dei manifestanti ci sono soprattutto le importazioni di olio proveniente da Paesi extra Ue, con particolare riferimento alla Tunisia. I produttori denunciano che l’arrivo sul mercato europeo di prodotto a prezzi inferiori eserciti una pressione sulle quotazioni dell’olio italiano e renda più difficile collocare le produzioni nazionali a valori remunerativi.
La questione, tuttavia, richiede di distinguere tra importazioni legittime e possibili irregolarità commerciali. L’olio importato non è automaticamente un prodotto di qualità inferiore o irregolare: il nodo per i produttori italiani è la competizione sui prezzi, insieme alla necessità di assicurare tracciabilità, corretta indicazione dell’origine e rispetto delle categorie merceologiche dichiarate.
È proprio su questo fronte che si concentra una parte importante della protesta. Gli olivicoltori chiedono più controlli lungo la filiera e verifiche più incisive sui prodotti venduti nella grande distribuzione, affinché le informazioni riportate in etichetta siano coerenti con l’origine e le caratteristiche effettive dell’olio.
La richiesta di controlli anti-frode assume un significato economico oltre che sanitario e commerciale: tutelare il consumatore e impedire che eventuali irregolarità penalizzino ulteriormente i produttori che rispettano le regole.
A margine della manifestazione di stamattina e dell’incontro in Prefettura a Bari è Francesco Losito, portavoce di Orgoglio Olivicolo, a tirare le somme della giornata. “I sindaci e i parlamentari pugliesi presenti in piazza assieme a noi, il Prefetto, l’assessore Paolicelli, tutti questa mattina hanno avuto modo di ascoltare le voci, le storie e la preoccupazione espresse con forza, ma con grande compostezza e dignità, dalle migliaia di donne e di uomini arrivati in piazza per manifestare e chiedere alle istituzioni di fare qualcosa, di prendere finalmente coscienza della crisi del comparto olivicolo-oleario e del rischio di vedere polverizzati 30mila posti di lavoro e l’enorme patrimonio rappresentato in Puglia da 16mila imprese, 720 frantoi, 60 milioni di piante d’ulivo”. “Il tempo a disposizione è quasi scaduto. Da quelle persone arriva un appello accorato alle istituzioni: muovetevi!”
L’ultimatum, dunque, è stato spostato a giovedì 15 ottobre. Dalla conferenza Stato-Regioni dovranno arrivare risposte concrete in ordine alla piattaforma di richieste presentate oggi in prefettura. La priorità assoluta resta il riconoscimento, da parte del Governo, dello stato di crisi del settore olivicolo e di tutto il comparto-agricoltura, con l’attivazione immediata dei provvedimenti conseguenziali a sostegno delle filiere. Un altro punto qualificante delle richieste è l’attuazione di un piano straordinario di controlli anti-frode su scala nazionale vero e verificabile. Il mondo olivicolo, inoltre, si aspetta Misure ad hoc di ritiro e stoccaggio del nuovo olio per sostenere il prezzo alla produzione così come previsto dalla normativa comunitaria e di sostegno finanziario per i frantoi. Serve inoltre che il DAO, il Documento elettronico di Accompagnamento Olivicolo, sia istituito e concretamente attuato in modo differente da quanto annunciato dal ministro Lollobrigida nei giorni scorsi, poiché così come prospettato dal governo non soddisfa richieste ed esigenze del mondo olivicolo. “Del riarmo non ce ne importa nulla, il Governo non mandi al macero preziose risorse di noi contribuenti in carri armati e cannoni, piuttosto trovi e impegni le risorse necessarie per una serie di interventi che impediscano la chiusura e il fallimento di migliaia di aziende olivicole, di cooperative e frantoi che sono allo stremo, tra l’incudine dei folli rincari dei costi di produzione e il martello di un mercato olivicolo-oleario che ci sta ammazzando con prezzi da fame e corse al ribasso innescate da tonnellate di olio importato”.
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