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L'Italia chiede aiuto a Bruxelles per affrontare la crisi dell'olio di oliva: attivare la Riserva Agricola UE

L'Italia chiede aiuto a Bruxelles per affrontare la crisi dell'olio di oliva: attivare la Riserva Agricola UE

Al Consiglio Agricoltura di Bruxelles il ministro Lollobrigida porta la crisi dell’olivicoltura italiana sul tavolo europeo. Prezzi all’origine in forte calo, scorte in crescita e costi produttivi elevati spingono Roma a chiedere l’attivazione della Riserva agricola

28 settembre 2026 | 16:05 | C. S.

La crisi dell’olio d’oliva arriva sul tavolo dell’Unione europea. L’Italia chiede l’attivazione della Riserva agricola Ue per finanziare misure eccezionali a sostegno del comparto olivicolo, alle prese con il contemporaneo calo delle quotazioni, l’aumento delle giacenze e costi di produzione che continuano a rimanere elevati.

La richiesta è stata portata dalla delegazione italiana guidata dal ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida al Consiglio Agricoltura e Pesca del 28 e 29 settembre a Bruxelles, nel cui programma figurano la situazione dei mercati agricoli e il futuro della Pac dopo il 2027.

La richiesta italiana

Il documento presentato da Roma descrive una situazione di crescente difficoltà per il settore. Dopo i livelli eccezionalmente elevati raggiunti dai prezzi dell’olio nel biennio 2023-2024, le quotazioni all’origine hanno iniziato a scendere dalla seconda parte del 2025, con un'accelerazione nel corso del 2026. Secondo quanto riportato dal documento italiano, in alcune importanti aree produttive la diminuzione supera il 50%.

Il problema non riguarda però soltanto il prezzo. Gli operatori segnalano anche crescenti difficoltà di liquidità, mentre energia, carburanti e fertilizzanti continuano a incidere sui costi aziendali. È proprio questa combinazione – minori ricavi e costi ancora elevati – a comprimere la redditività della produzione olivicola.

L'Italia chiede quindi che la Commissione europea valuti l'impiego della Riserva agricola, lo strumento della Politica agricola comune destinato ad affrontare crisi di mercato ed eventi eccezionali.

Le scorte sono il campanello d’allarme

Uno degli elementi più significativi della situazione italiana è rappresentato dalle giacenze.

I dati Frantoio Italia elaborati da Masaf e ICQRF indicano che al 31 luglio 2026 nei registri telematici risultavano 233.377 tonnellate di olio, il 43,9% in più rispetto allo stesso periodo del 2025. Quasi l’80% delle giacenze è costituito da olio extravergine di oliva.

Ancora più interessante è la composizione dello stock: nell'EVOO, 108.299 tonnellate sono di origine italiana, pari al 58,4%, mentre il prodotto di origine Ue rappresenta il 29,9%.

La concentrazione delle scorte è particolarmente elevata nelle regioni meridionali. La Puglia, da sola, detiene 73.559 tonnellate, il 31,5% della giacenza nazionale; seguono Calabria e Toscana.

Il documento italiano considera l'aumento delle giacenze un segnale della difficoltà del mercato ad assorbire l'offerta. E l'arrivo della nuova campagna olearia rischia di aumentare ulteriormente la pressione, soprattutto nelle aree dove le scorte della vecchia campagna sono ancora consistenti.

Non sono ancora arrivati gli aiuti europei

È importante però distinguere tra richiesta italiana e decisione europea.

Lollobrigida ha chiesto l'attivazione della Riserva agricola, ma questo non significa che Bruxelles abbia già stanziato risorse specifiche per l'olio italiano. La richiesta dovrà essere valutata nell'ambito degli strumenti comunitari disponibili e dovranno eventualmente essere definite entità, modalità e destinatari dell'intervento.

La Riserva agricola rappresenta uno strumento finanziario significativo: per il 2026 sono disponibili risorse riportate dagli esercizi precedenti e nuovi stanziamenti, all'interno del meccanismo previsto dalla Pac. Un documento del Consiglio Ue indica in 391,4 milioni di euro gli stanziamenti della Riserva agricola riportati dal 2025 al 2026.

La misura è già stata utilizzata nel corso dell'anno per affrontare altre emergenze agricole. A settembre, per esempio, l'Italia ha reso disponibili oltre 136 milioni di euro contro l'aumento dei costi dei fertilizzanti, combinando oltre 45 milioni provenienti dalla Riserva agricola europea con 91 milioni di risorse nazionali. Tra le colture interessate figura anche l'olivo.

Dalla liquidità dei frantoi alla risposta europea

La richiesta di Bruxelles arriva pochi giorni dopo un intervento nazionale specificamente rivolto alla filiera olearia.

Il 18 settembre il Masaf ha annunciato la nuova Cambiale Frantoi Oleari, gestita da Ismea e finanziata con 40 milioni di euro. Lo strumento prevede finanziamenti da 3.500 a 50.000 euro a tasso zero, con durata quinquennale e due anni di preammortamento, destinati a fornire liquidità a frantoi e Pmi della filiera.

Sono dunque due interventi che si muovono su piani differenti: il sostegno nazionale cerca di affrontare soprattutto la liquidità delle imprese, mentre la richiesta alla Ue punta a ottenere una risposta alla perturbazione del mercato.

Nel frattempo, anche a livello territoriale emergono richieste di strumenti finanziari per evitare che le giacenze diventino un ostacolo alla nuova campagna. In Puglia, AIFO e Associazione Frantoiani di Puglia hanno proposto di utilizzare la Short Term Facility di “Puglia Moltiplica” per valorizzare finanziariamente l'olio ancora stoccato e liberare risorse per la nuova produzione.

Il problema è l’equilibrio della filiera

La questione posta oggi dall'Italia a Bruxelles va quindi oltre la semplice dinamica delle quotazioni.

L'aumento delle scorte segnala un mercato che, almeno nella fase attuale, fatica ad assorbire l'offerta disponibile. Allo stesso tempo, l'olivicoltura italiana presenta costi strutturalmente elevati e una produzione estremamente frammentata, con una forte incidenza della coltivazione in aree collinari e marginali.

Il rischio, per le aziende agricole, è che una riduzione dei prezzi all'origine non venga accompagnata da una corrispondente diminuzione dei costi produttivi. In questo scenario, la nuova campagna potrebbe partire con una parte consistente dell'olio della precedente ancora presente nei magazzini.

La richiesta di Lollobrigida assume perciò un significato preciso: Roma vuole che la crisi dell'olio venga riconosciuta come una perturbazione del mercato a livello europeo e che siano mobilitati strumenti finanziari comunitari.

Ora la palla passa a Bruxelles. La questione decisiva sarà capire non soltanto se la Commissione riconoscerà l'esistenza di una situazione di crisi, ma soprattutto quale strumento riterrà più appropriato, con quali risorse e a beneficio di quali operatori della filiera.

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