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Biodiversità e cibo, la nuova frontiera della sicurezza: da patrimonio agricolo a strumento di pace

Biodiversità e cibo, la nuova frontiera della sicurezza: da patrimonio agricolo a strumento di pace

All’inaugurazione di Terra Madre Salone del Gusto, Sergio Mattarella ha collegato biodiversità, agricoltura, sicurezza alimentare e pace. Il richiamo arriva in un momento nel quale guerre, cambiamenti climatici e concentrazione delle produzioni rendono il controllo delle risorse alimentari una questione sempre più strategica

27 settembre 2026 | 10:00 | C. S.

«L’agricoltura è comparto chiave e va sviluppata e difesa. Ne va del futuro della specie umana». È il passaggio con cui Sergio Mattarella ha sintetizzato, al Teatro Regio di Torino, il significato politico e sociale dell’edizione 2026 di Terra Madre Salone del Gusto.

Il presidente della Repubblica ha richiamato anche l’articolo 9 della Costituzione, che stabilisce che la Repubblica tutela ambiente, biodiversità ed ecosistemi «anche nell’interesse delle future generazioni».

Non si tratta, quindi, soltanto di salvaguardare specie, paesaggi o produzioni tradizionali. La biodiversità agricola costituisce una componente della capacità di un Paese e di un territorio di continuare a produrre alimenti quando cambiano le condizioni ambientali, economiche e geopolitiche.

È questa la prospettiva che rende particolarmente attuale il tema scelto da Terra Madre 2026: “Biodiversity – Be Diversity”.

Il cibo come arma nelle guerre

Nel suo intervento Mattarella ha introdotto una seconda dimensione, quella geopolitica. «Il cibo, la produzione di risorse alimentari sembrano diventate nuovamente arma strategica», ha affermato, sottolineando come cibo ed energia siano diventati bersagli delle guerre contemporanee e come nei teatri di conflitto tornino a comparire fame e malnutrizione.

Il tema non è teorico.

La FAO documenta, per esempio, come la guerra abbia colpito pesantemente il sistema agroalimentare ucraino: nel 2024 il 53% delle imprese agricole intervistate dall'organizzazione aveva modificato le proprie decisioni operative a causa del conflitto e la superficie coltivata era diminuita del 7% rispetto all'anno precedente. Nelle regioni in prima linea, l'81,4% dei produttori intervistati aveva registrato una diminuzione delle rese.

Ancora più drammatico è il caso di Gaza. Una valutazione FAO-UNOSAT pubblicata nel 2025 rilevava che oltre l'80% delle superfici agricole era stato danneggiato e che soltanto il 4,6% dei terreni agricoli risultava allora disponibile per la coltivazione. Erano inoltre danneggiati il 71,2% delle serre e l'82,8% dei pozzi agricoli.

Nel 2026 la FAO ha rilevato qualche segnale di ripresa, ma oltre l'81% delle serre risultava ancora danneggiato e circa l'87% delle superfici coltivate continuava a essere compromesso.

Il controllo o la distruzione delle capacità produttive agricole significa quindi colpire non soltanto l'economia di un territorio, ma anche la sua capacità di garantire alimentazione, reddito e autonomia alle popolazioni.

La biodiversità come assicurazione contro le crisi

La seconda parte del ragionamento riguarda la biodiversità. La FAO considera la diversità genetica una componente essenziale della resilienza dei sistemi agroalimentari: disporre di numerose varietà consente infatti di selezionare e coltivare materiali meglio adattati a condizioni locali, siccità, nuove malattie e modificazioni climatiche.

La biodiversità agricola non coincide soltanto con il numero di specie coltivate. Comprende varietà locali, popolazioni genetiche, razze animali, parenti selvatici delle colture, microrganismi del suolo, impollinatori e organismi utili.

È un sistema complesso nel quale anche una varietà tradizionale apparentemente marginale può conservare caratteri genetici che potrebbero diventare preziosi in futuro.

La FAO ricorda che la biodiversità per l'alimentazione e l'agricoltura comprende proprio quella componente della biodiversità – ecosistemi, specie e variazione genetica – che contribuisce alla produzione di cibo. Suoli fertili, insetti impollinatori, predatori naturali dei parassiti e microrganismi fanno parte dello stesso capitale biologico.

Il paradosso dell'omologazione agricola

Il problema è che la modernizzazione agricola ha prodotto anche una progressiva concentrazione.

La FAO segnala che oltre il 40% dei taxa vegetali esaminati non è più presente in almeno una delle aree nelle quali era precedentemente coltivato o si trovava allo stato naturale. La perdita riguarda anche varietà locali e landrace, minacciate dall'omologazione delle colture, dalle dinamiche di mercato e dall'abbandono delle aree rurali.

È il paradosso di un'agricoltura chiamata a produrre sempre di più mentre rischia di restringere progressivamente la propria base biologica.

Alla fine del 2024, circa 6 milioni di accessioni vegetali erano conservate in condizioni medio-lunghe in 902 banche genetiche distribuite in 118 Paesi e centri di ricerca internazionali. Ma l'incremento delle collezioni sta rallentando: nel 2024 la crescita è stata appena dello 0,1%, contro una media annua del 3,2% nei precedenti 29 anni.

Le banche del germoplasma sono dunque fondamentali, ma non possono sostituire completamente la biodiversità mantenuta nei campi, dagli agricoltori e dalle comunità locali.

Dalla banca genetica al campo

Conservare una varietà in una banca del germoplasma significa mantenerne il patrimonio genetico. Coltivarla significa invece mantenerla inserita in un sistema produttivo, economico e culturale.

È una differenza importante.

Una varietà locale continua a evolvere, viene selezionata dagli agricoltori, interagisce con l'ambiente e mantiene vivo un insieme di conoscenze. Se invece scompare dai campi e sopravvive soltanto in una collezione, può essere recuperata, ma il sistema agricolo e culturale che la accompagnava può essere molto più difficile da ricostruire.

Per questo la FAO indica nella conservazione in situ e on farm, cioè direttamente negli ecosistemi e nelle aziende agricole, uno degli strumenti fondamentali per mantenere la diversità genetica.

La biodiversità come infrastruttura della sicurezza alimentare

La prospettiva cambia dunque: la biodiversità non è soltanto un valore ambientale, ma una vera e propria infrastruttura biologica della sicurezza alimentare.

Un sistema agricolo estremamente uniforme può risultare vulnerabile a un singolo agente patogeno, a una nuova pressione climatica o alla perdita di una determinata risorsa. Un sistema più diversificato dispone invece di più risposte possibili.

La diversificazione non elimina il rischio, ma può distribuirlo.

È lo stesso principio della diversificazione economica applicato alla biologia: non concentrare tutto il capitale produttivo su poche varietà, pochi territori o pochi sistemi colturali.

In questa prospettiva assumono valore anche le colture minori, le varietà tradizionali e le razze autoctone che oggi possono apparire economicamente marginali. Il loro valore potrebbe non essere misurabile soltanto attraverso la redditività attuale, ma anche attraverso le opzioni produttive che conservano per il futuro.

Il cibo può costruire relazioni anziché conflitti

È qui che il messaggio di Mattarella torna al tema della pace. Il presidente ha parlato di una «grande alleanza» tra coltivatori, allevatori, pescatori, cuochi, gastronomi e consumatori, chiamata a costruire una comunità del cibo impegnata anche per la pace tra i popoli.

La dimensione locale e quella globale, ha osservato, sono oggi strettamente legate.

Un prodotto agricolo può nascere da una varietà conservata per secoli in un piccolo territorio, ma dipendere da mercati internazionali, energia, fertilizzanti, acqua, logistica e condizioni climatiche che attraversano continenti.

La sicurezza alimentare diventa quindi necessariamente una questione internazionale.

L'Arca del Gusto e il patrimonio da non perdere

Il significato della biodiversità è stato reso concreto anche dalla consegna a Mattarella degli Atlanti dell'Arca del Gusto, realizzati da Slow Food e dedicati all'eredità di Carlo Petrini, scomparso nel maggio 2026.

I 18 volumi raccolgono 1.450 varietà vegetali, razze animali e prodotti tradizionali a rischio di estinzione. Un patrimonio gastronomico, ma anche genetico e culturale.

La prima edizione di Terra Madre senza Petrini, nell'anno dei 40 anni di Slow Food, assume così una dimensione particolare. La biodiversità diventa il punto di incontro fra tutela dell'ambiente, agricoltura, cultura, economia rurale e rapporti tra comunità.

Una questione che riguarda anche l'Italia

Per l'agricoltura italiana il tema è particolarmente rilevante. Il nostro Paese dispone di una straordinaria frammentazione di cultivar, ecotipi, razze e produzioni locali, ma proprio questa ricchezza può entrare in conflitto con la necessità di contenere i costi e standardizzare le produzioni.

Il problema non è scegliere tra agricoltura moderna e agricoltura tradizionale. La sfida è fare in modo che innovazione e conservazione genetica procedano insieme.

Le varietà tradizionali possono essere materia prima per programmi di miglioramento genetico; le nuove tecnologie possono aiutare a caratterizzare e conservare il germoplasma; i sistemi produttivi diversificati possono essere integrati con meccanizzazione, agricoltura di precisione e gestione efficiente delle risorse.

La biodiversità, in altre parole, non è necessariamente il contrario della produttività. Può diventare uno degli strumenti attraverso cui rendere la produttività più resiliente nel tempo.

Dal patrimonio agricolo alla sovranità alimentare

Il messaggio lanciato da Torino va quindi oltre il perimetro di una manifestazione gastronomica.

In un mondo nel quale conflitti e crisi climatiche possono interrompere rapidamente produzione e commercio, sementi, acqua, suolo fertile, conoscenze agricole e diversità genetica sono risorse strategiche.

Il Comitato mondiale per la sicurezza alimentare delle Nazioni Unite ha recentemente ribadito che conflitti, cambiamenti climatici, restrizioni commerciali, perdita di biodiversità e scarsità d'acqua aggravano l'insicurezza alimentare, richiamando inoltre il divieto, previsto dal diritto internazionale umanitario, di usare la fame dei civili come metodo di guerra.

La biodiversità può dunque essere letta sotto una doppia chiave. È una delle risorse che possono essere distrutte nei conflitti e, nello stesso tempo, una delle riserve che possono aumentare la capacità delle società di resistere alle crisi.

È probabilmente questo il punto più concreto del richiamo di Mattarella: difendere la diversità agricola non significa soltanto salvare ciò che appartiene al passato. Significa mantenere aperte le possibilità del futuro.

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