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I primi 35 anni degli Olivicoltori del Sebino Bergamasco

I primi 35 anni degli Olivicoltori del Sebino Bergamasco

Un convegno con brindisi e assaggio di oli: l’Associazione Olivicoltori del Sebino Bergamasco ha celebrato i 35 anni di attività, raccontando attraverso i suoi associati come era, come è e come potrebbe essere l’olivicoltura della bergamasca

22 settembre 2026 | 10:30 | Marco Antonucci

Si è svolta nei primi giorni di settembre la festa dell’Associazione Olivicoltori del Sebino Bergamasco (A.O.d.S.B.), che ha raggiunto i 35 di attività: un traguardo ragguardevole per il gruppo che si è costituito nel 1991, dopo la devastante gelata degli anni ottanta che aveva quasi azzerato l’olivicoltura del lago. La ricorrenza è stata festeggiata con un evento intitolato “Ieri-Oggi-Domani”, diviso in tre momenti che si sono svolti presso l’auditorium di Predore, paese lacustre della bergamasca che è anche sede dell’associazione.

In mattinata, dopo i saluti delle autorità tra le quali quello del Sindaco, che da sempre dimostra con l’amministrazione un’attenzione particolare all’associazione e all’olivicoltura, si sono alternati sul palco alcuni rappresentanti dell’associazione, che anno raccontato come era ieri, come è oggi e come vorrebbero che fosse domani: ha parlato il presidente in carica e il presidente fondatore (oggi novantenne), gli agronomi che hanno partecipato alla fondazione e quelli che operano oggi, un gruppo di soci fondatori che hanno raccontato la loro crescita e un gruppo di nuovi soci che hanno raccontato le loro aspettative. Un confronto molto semplice ma incisivo che ha raccontato come era l’olivicoltura 35 anni fa, come è oggi e come potrebbe essere domani.

L’associazione ha poi offerto a tutti i presenti un aperitivo base di bollicine, risotto e dolce ed ha regalato una borraccia in acciaio riciclato con il logo, a ricordo della festa.

Nel pomeriggio il terzo momento, che è stato caratterizzato da un assaggio molto particolare di oli, composto da una quindicina di campioni raccolti sul lago e in giro per l’Italia, prodotti con cultivar nazionali e autoctone, con macine a pietra, ciclo continuo e ultrasuoni, per ripercorrere il “modo” di fare olio negli ultimi trent’anni.

L’evento, oltre che essere un momento di festa per gli oltre 250 aderenti, è stato anche un’occasione per fare il punto sull’associazione che, unica per genere sul territorio, non ha fini commerciali: suo obiettivo è recuperare, migliorare, qualificare, implementare la produzione olivicola in un ambiente vocato (e al tempo stesso bistrattato) com’è la sponda bergamasca del lago d’Iseo, continuando nella tradizione nota sin dagli antichi romani.

L’Associazione ha il suo domicilio presso l’antico insediamento romano di Predore (BG), che congiuntamente a Riva di Solto e Tavernola Bergamasca sono i comuni con maggior superficie olivetata, conta più di 250 iscritti suddivisi in hobbisti (90%) e coltivatori diretti-I.A.P. (10%), si autofinanzia con la sola quota annuale degli associati, viene gestista e coordinata in forma gratuita da un direttivo che si rinnova ogni tre anni. 

Dalla sua costituzione 1991 ad oggi sono tre i presidenti che si sono avvicendati: la fondatrice Laura Fenaroli, Francesco Bonardi e Valentino Ghirardelli in carica già da 13 anni.

Da destra: Valentino Ghirardelli presidente in carica, Laura Fenaroli la prima presidente, Silvestro Danesi vicepresidente

Le piante attualmente censite dei soci sono poco meno di 26.000, composte sia da cultivar “standard” quali frantoio, leccino, leccio del corno, maurino, moraiolo, pendolino, cipressino itrana, ascolana, uovo di piccione, sia da cultivar tipiche del nord Italia quali grignano, bianchera, casaliva e soprattutto da cultivar tipicamente locali quali, sbresa, rosellina, fognà.

Dopo la grande gelata, la maggior parte delle piante rimaste si presentava con la forma simil-globo o a vaso libero: grazie alla collaborazione dei professori Giuseppe Fontanazza e Giorgio Panelli che negli anni novanta hanno tenuto in loco corsi di formazione è stata promossa ed introdotta la forma a vaso policonico semplificato, oggi adottato sostanzialmente da tutti. Un’attenzione alla forma della pianta che ha portato diversi soci a diventare potatori certificati dalla “scuola potatura olivo” di Giorgio Panelli.

I direttivi che si sono avvicendati hanno sempre creduto che “la conoscenza è la chiave dell’azione” e pertanto hanno investito molto sulla formazione, puntando a migliorare l’intera filiera produttiva, dal campo allo scaffale. Grazie all’aiuto dei tecnici agronomi e dei professionisti del settore, si sono organizzati corsi di potatura, di trattamenti e concimazione dell’olivo, corsi e serate di assaggio olio, seminari dedicati alla produzione, imbottigliamento, conservazione e vendita. E soprattutto si è convenzionato un laboratorio per le analisi chimiche complete e un panel ufficiale per quelle sensoriali, costruendo negli anni un profilo coerente dell’olio prodotto dagli associati.

L’associazione ha poi acquistato attrezzature a disposizione dei soci ed ha stampato delle dispense pratiche per semplificare alcuni argomenti ostici quali la chimica dell’olio e i fitosanitari. 

Un lavoro che ha fatto rinascere l’olivicoltura dell’area, elevando la qualità generale del prodotto e offrendo strumenti utili agli hobbisti che proprio per la loro figura “non professionale” sono per forza di cose dimenticati dalle istituzioni.

E molti di questo hobbisti sono nel tempo diventati tecnici del settore o produttori affermati, compaiono nelle guide o vincono premi, fanno consulenze in tutta Italia: e come è emerso chiaramente nel convegno, un po’ di merito di tutto ciò va proprio all’associazione!

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