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La vendemmia del Primitivo di Manduria: meno uve ma qualità elevata

La vendemmia del Primitivo di Manduria: meno uve ma qualità elevata

Si chiude la vendemmia del Primitivo di Manduria con una flessione produttiva intorno al 20%, ma con uve sane, integre e caratterizzate da elevate gradazioni. Il Consorzio punta ora a trasformare la crescita commerciale della denominazione in maggiore valore per tutta la filiera

24 settembre 2026 | 10:00 | C. S.

Si è conclusa la vendemmia 2026 del Primitivo di Manduria con un bilancio positivo soprattutto sul fronte qualitativo. Il Consorzio di Tutela del Primitivo di Manduria segnala infatti uve sane e integre, con gradazioni elevate, nonostante una campagna condizionata dalle temperature estive particolarmente alte.

Sul piano quantitativo, invece, la produzione registra una contrazione di circa il 20% rispetto alla vendemmia 2025. Le condizioni climatiche hanno determinato anche un anticipo dell'inizio della raccolta, ma il caldo non avrebbe compromesso né lo stato sanitario delle uve né le loro caratteristiche qualitative.

Una vendemmia condizionata dal caldo

L'anticipo della raccolta è stato una delle conseguenze più evidenti dell'andamento climatico estivo. Le temperature elevate hanno accelerato la maturazione delle uve, rendendo necessario intervenire prima per raggiungere un adeguato equilibrio tra maturità tecnologica e condizioni sanitarie.

Il risultato, secondo il Consorzio, è stato comunque positivo: i grappoli conferiti si sono presentati sani, integri e con gradazioni elevate, ponendo le basi per una produzione enologica di buona qualità.

La minore disponibilità di uva rappresenta tuttavia un elemento rilevante per una denominazione che deve confrontarsi con la necessità di mantenere un equilibrio tra domanda, offerta e remunerazione della materia prima.

Il nodo della remunerazione dei viticoltori

Proprio sul valore riconosciuto alla produzione si concentra ora l'attenzione del Consorzio di Tutela. La crescita commerciale del Primitivo di Manduria, sottolinea l'organismo, deve tradursi in un maggiore valore distribuito lungo la filiera.

La qualità della vendemmia 2026, osserva il Consorzio, dovrebbe trovare un adeguato riconoscimento economico, considerando il lavoro, gli investimenti, le competenze e i sacrifici necessari per produrre le uve destinate alla denominazione.

Il Consorzio precisa tuttavia di non poter determinare direttamente il prezzo delle uve, che rimane legato alle dinamiche di mercato e alle trattative tra gli operatori. Il proprio ruolo può invece concentrarsi sulla programmazione produttiva, sulla tutela della denominazione e sulle attività di promozione, con l'obiettivo di favorire condizioni più equilibrate lungo la filiera.

La filiera come sistema unico

Per il Primitivo di Manduria la questione economica non riguarda quindi esclusivamente la fase agricola. Produzione delle uve, trasformazione e imbottigliamento sono segmenti strettamente interconnessi e, secondo il Consorzio, devono essere considerati come componenti di un unico sistema.

«Produzione, trasformazione e imbottigliamento sono parti della stessa filiera e condividono lo stesso futuro», evidenzia il Consorzio, indicando nella collaborazione tra gli operatori uno degli strumenti per consolidare la crescita della denominazione.

L'obiettivo è fare in modo che l'espansione commerciale del Primitivo di Manduria produca effetti anche sulla redditività della base produttiva, creando condizioni più favorevoli per la continuità degli investimenti viticoli.

Verso il Primitivo di Manduria rosato

Tra i percorsi di sviluppo della denominazione figura inoltre l'introduzione del Primitivo di Manduria nella tipologia rosato, un'evoluzione che potrebbe ampliare le possibilità di valorizzazione commerciale del vitigno e della denominazione.

La vendemmia 2026 si chiude dunque con una situazione caratterizzata da due elementi distinti: una disponibilità di uva inferiore rispetto all'anno precedente e un quadro qualitativo giudicato positivo. La sfida successiva sarà trasformare questa qualità in maggiore valore economico, rafforzando il collegamento tra mercato, cantine e viticoltori.

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