Italia
Italia sempre più dipendente dall’estero per i cereali: import in aumento nei volumi, ma cala la spesa
Nel primo semestre 2026 le importazioni di cereali, semi oleosi e farine proteiche crescono dell’1,3% nelle quantità, mentre il valore scende del 5,9%. A pesare sono soprattutto gli acquisti di grano tenero e duro. In calo anche l’export, con l’eccezione di pasta, farine e mangimi
21 settembre 2026 | 12:00 | C. S.
Nel primo semestre 2026 l’interscambio italiano di cereali, semi oleosi e farine proteiche evidenzia una dinamica caratterizzata da maggiori quantità importate a fronte di una spesa complessivamente più contenuta. Sulla base dei dati provvisori Istat, le importazioni sono aumentate di 167.400 tonnellate (+1,3%), mentre il loro controvalore è diminuito di 262,5 milioni di euro (-5,9%) rispetto ai primi sei mesi del 2025.
La dinamica riflette soprattutto l'aumento degli approvvigionamenti di frumento, in un contesto di prezzi medi inferiori rispetto all’anno precedente.
Crescono gli arrivi di grano tenero e duro
Il grano tenero rappresenta uno dei principali fattori alla base dell’incremento delle quantità importate. Nei primi sei mesi dell’anno gli acquisti dall’estero sono aumentati di 229.000 tonnellate (+7,4%), mentre il valore è sceso del 3,3%, con una riduzione della spesa di 25,3 milioni di euro.
Ancora in aumento anche il grano duro, con 56.000 tonnellate in più (+3,8%). In questo caso la contrazione del valore è stata più marcata: -10,5%, pari a 49,9 milioni di euro.
Di segno opposto il mais. Le importazioni si sono ridotte di 238.000 tonnellate (-6,3%), con una diminuzione del controvalore di 101,7 milioni di euro (-10,7%).
Aumentano invece gli acquisti di riso, considerando complessivamente risone, riso semigreggio, lavorato e rotture: circa 11.700 tonnellate in più (+13,7%).
Per quanto riguarda le materie prime destinate all’alimentazione animale e alla trasformazione, le farine proteiche vegetali registrano un incremento di 9.900 tonnellate (+0,7%), ma una diminuzione del valore di 24 milioni di euro (-5,2%).
Il comparto dei semi e frutti oleosi evidenzia invece una sostanziale stabilità dei volumi, con una variazione indicata in circa 7.500 tonnellate, mentre il valore degli acquisti scende di 16,5 milioni di euro (-2,3%).
Export in calo, ma la pasta continua a crescere
Sul fronte delle esportazioni il bilancio del primo semestre è meno favorevole. Le vendite italiane all’estero sono diminuite di 93.000 tonnellate (-3,6%), per un controvalore di 49,9 milioni di euro inferiore (-1,7%) rispetto allo stesso periodo del 2025.
La contrazione interessa soprattutto i prodotti trasformati, le cui esportazioni diminuiscono di 72.600 tonnellate (-15%), con una perdita di valore di 35 milioni di euro (-11,7%).
In calo anche le esportazioni di cereali in granella, diminuite complessivamente di 70.400 tonnellate. All’interno del dato spiccano le riduzioni di circa 30.000 tonnellate per il grano tenero e di 29.900 tonnellate per il grano duro.
Anche il riso registra una flessione: considerando riso lavorato, semigreggio e risone, le quantità esportate diminuiscono di 19.500 tonnellate (-5,4%).
Il quadro è invece più positivo per alcuni prodotti della trasformazione alimentare. Le paste alimentari aumentano le quantità esportate di 33.100 tonnellate (+2,9%), anche se il valore rimane sostanzialmente stabile e registra una lieve diminuzione di 8,3 milioni di euro (-0,5%).
Crescono anche le esportazioni di farina di grano tenero, che segnano un +14,8% nelle quantità e un +13,9% nei valori, e quelle di mangimi a base di cereali, in aumento rispettivamente del 6,2% e del 5,9%.
Il deficit valutario si riduce
Il saldo economico dell’interscambio rimane strutturalmente negativo, a conferma della significativa dipendenza dell'Italia dalle forniture estere di materie prime cerealicole e proteiche.
Nel periodo gennaio-giugno 2026 l’import del settore ha comportato un esborso valutario di 4,2158 miliardi di euro, contro i 4,4783 miliardi dello stesso periodo del 2025.
Gli introiti derivanti dalle esportazioni sono ammontati invece a 2,9137 miliardi di euro, rispetto ai 2,9636 miliardi del primo semestre 2025.
Il risultato è un saldo valutario netto negativo di 1,3021 miliardi di euro, comunque in miglioramento rispetto al deficit di 1,5147 miliardi registrato un anno prima.
Il dato suggerisce quindi una prima lettura interessante del 2026: l’Italia importa leggermente più prodotto, ma a prezzi medi inferiori, mentre esporta meno volume e riduce solo marginalmente il valore delle vendite estere. Il disavanzo del comparto si restringe, ma la bilancia commerciale resta fortemente dipendente dall’approvvigionamento internazionale di materie prime.
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