Italia
L'Economia Circolare, nuova frontiera della ruralità consapevole
Per valorizzare un territorio e le sue realtà occorre anche recuperare le attività tradizionali. E' successo in Umbria. Un evento promozionale delle attività agricole della Valnerina ha fatto da cornice alla diffusione degli obiettivi dell'Economia Circolare
06 maggio 2016 | Marcello Ortenzi
L'Unione Europea ha stabilito un obiettivo di "Economia circolare" al 2020, quando presumibilmente entro quella data i rifiuti saranno gestiti come una risorsa. Il documento europeo prevede che i rifiuti pro capite saranno in fase di netto declino. Il riciclaggio e il riuso dei rifiuti saranno opzioni economicamente interessanti per gli operatori pubblici e privati, grazie alla diffusione della raccolta differenziata e allo sviluppo di mercati funzionali per le materie prime secondarie. Sarà riciclata una quantità maggiore di materiali, inclusi quelli che hanno un impatto ambientale considerevole e le materie prime essenziali. La legislazione in materia di rifiuti dovrà essere pienamente applicata e le spedizioni illecite di rifiuti saranno state completamente eliminate. Il recupero di energia sarà limitato ai materiali non riciclabili, lo smaltimento in discarica praticamente eliminato e sarà garantito un riciclaggio di alta qualità.
Questi obiettivi sono stati al centro anche dell’evento “Primavera in Valnerina”, durante la festa del 1° maggio. Il comune di Sant’Anatolia di Narco, sede del più attivo "Museo della Canapa" dell'Italia centrale, ha organizzato gli stand, un laboratorio dimostrativo del riciclo degli scarti agricoli verso nuovi prodotti e un convegno sul tema dell’economia circolare. Riduzione dei rifiuti, riutilizzo degli scarti e riciclo degli stessi sono ormai le linee guida di questa nuova economia che rivaluta le attività agricole e non solo in modo sostenibile. L’ing. Carlo Santulli della Scuola di Ateneo Architettura e Design di Ascoli Piceno ha fatto notare che anche il settore design si sta interessando al riutilizzo di materie, ad esempio latte scaduto, bucce di patate, gusci di conchiglie polverizzate, ecc. sono state oggetto di trattamento innovativo nell'istituto per essere trasformate in nuovi prodotti che danno ancora utilità. Un esempio di riattivazione di un settore tradizionale per l’Umbria da tempo in crisi, il progetto "Tessile Umbro Naturale", stato descritto nel convegno. Lo stesso ha visto insieme Regione, Cia Umbria, Parco Tecnologico 3A e aziende agricole e tessili del territorio umbro. Gianni Berna, allevatore di Alpaca in Umbria e socio dell'Associazione Italiana Biomasse, che ha partecipato al progetto, ha mostrato nel convegno che l'azione intrapresa si è concentrata sulle fibre di tre importanti filiere agro-industriali: fibre animali quali alpaca, mohair e ovino sopravissana, fibre vegetali, per ora canapa e la pianta tintorea guado, per arrivare a definire un tessuto certificato cento per cento umbro e una serie di nuove attività economiche agro-tessili, prima non esistenti. La domanda di abbigliamento naturale esiste e già gli artigiani che si sono messi al lavoro nel progetto hanno lo hanno costatato con le vendite successive. Anche nell'ambito della meccanica agricola c'è stata un'innovazione interessante fatta dalla ditta Spapperi di Città di Castello che ha approntato, in occasione del progetto, un prototipo di macchina per la estrazione in campo della materia prima dal guado, unica al mondo. Si tratta ora di ampliare le attività con la realizzazione di un centro di raccolta regionale delle lane di ovino e alpaca, di reimpiantare attività di bachicoltura per una nuova produzione di seta e di diffondere le tecniche sperimentate durante l'esecuzione del progetto utilizzando le risorse del nuovo Piano di sviluppo rurale. Questo è stato confermato dal rappresentante della Cia Umbra, Andrea Palomba, per il quale la PAC stessa ha l’obiettivo di aumentare i redditi agricoli attraverso la multifunzionalità e il recupero di peculiarità territoriali che oggi sono tornate a interessare i consumatori. E investire nelle fibre, per la Cia, significa raggiungere molteplici obiettivi, quali tutelare la biodiversità, contenere i costi di coltivazione e allevamento, valorizzare aree marginali, valorizzare sottoprodotti e scarti minimizzando i rifiuti, avviare quei progetti di filiera di cui l'agricoltura ha bisogno per aumentare i redditi.
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