Economia

Prezzi in caduta libera: l’olio extravergine di oliva italiano perde il 47% in un anno

Prezzi in caduta libera: l’olio extravergine di oliva italiano perde il 47% in un anno

Secondo Areté, l’olio extravergine comunitario è tornato ai livelli di prezzo più bassi dal 2022, mentre il premio del prodotto italiano si è ridotto a poco più di 900 euro a tonnellata. Attesa una produzione spagnola in crescita del 29%

13 ottobre 2026 | 09:00 | C. S.

Il mercato dell’olio extravergine di oliva si avvia verso la campagna 2026/27 in una fase di progressiva normalizzazione, caratterizzata dal recupero delle disponibilità e da un deciso ridimensionamento dei prezzi. Dopo le quotazioni eccezionalmente elevate raggiunte negli ultimi anni, il riequilibrio tra domanda e offerta sta modificando gli scenari commerciali, con effetti particolarmente evidenti sull’olio italiano.

Secondo le analisi di Areté, nel corso del 2026 le quotazioni dell’olio extravergine comunitario sono tornate sui livelli più bassi dal 2022. Ancora più marcata la flessione registrata dal prodotto nazionale, che nell’ultimo anno ha perso il 47% del proprio valore. Un ridimensionamento che riflette soprattutto il miglioramento delle prospettive di approvvigionamento, dopo due campagne segnate da importanti deficit produttivi.

Si riduce il differenziale tra olio italiano e comunitario

Uno degli aspetti più significativi dell’evoluzione del mercato riguarda la contrazione del premio riconosciuto all’olio italiano rispetto al prodotto comunitario. Nel giugno 2024 il differenziale aveva superato i 5.300 euro a tonnellata, mentre a settembre 2026 si è ridotto a poco più di 900 euro.

La riduzione del divario segnala un cambiamento nelle condizioni di mercato, dopo la fase in cui la scarsità di prodotto aveva sostenuto le quotazioni e ampliato le differenze tra le diverse origini. Il calo dei prezzi sta ora riportando le valutazioni su livelli più contenuti, sebbene le dinamiche possano continuare a differenziarsi in funzione della qualità, dell'origine e delle disponibilità effettive.

Per il comparto italiano, la discesa delle quotazioni apre una fase delicata: il recupero delle disponibilità europee aumenta la pressione concorrenziale, mentre i costi di produzione continuano a rappresentare un elemento determinante per la sostenibilità economica delle aziende agricole e dei frantoi.

Spagna, produzione attesa in crescita del 29%

Il principale fattore alla base delle prospettive di maggiore disponibilità è rappresentato dalla Spagna, primo produttore mondiale di olio d'oliva. Le prime stime ufficiali per la campagna 2026/27 indicano una produzione di circa 1,6 milioni di tonnellate, in aumento del 29% rispetto alla stagione precedente.

Se confermato, il risultato consentirebbe di rafforzare sensibilmente l'offerta spagnola e di portare la disponibilità complessiva a inizio campagna sui livelli più elevati dal 2021/22. Un elemento che potrebbe contribuire a mantenere le quotazioni sotto pressione, soprattutto se il raccolto dovesse avvicinarsi alle aspettative iniziali.

La dimensione effettiva della produzione, tuttavia, resta ancora da verificare. Le condizioni meteorologiche delle prossime settimane saranno determinanti per definire le rese in olio e confermare le previsioni. In una coltura fortemente condizionata dall'andamento climatico, le stime iniziali possono infatti subire variazioni significative prima della conclusione della raccolta.

Italia e Tunisia, prospettive produttive meno favorevoli

Il quadro internazionale non è omogeneo. Se la Spagna si prepara a una stagione potenzialmente più abbondante, per l'Italia e la Tunisia sono previste contrazioni produttive. Una dinamica che potrebbe contribuire a limitare l'aumento delle disponibilità complessive e a mantenere differenze di prezzo tra le diverse origini.

Per l'Italia, in particolare, il calo delle quotazioni si inserisce in un contesto in cui la capacità di competere sul mercato non dipende soltanto dai volumi disponibili, ma anche dai costi agricoli, dalle caratteristiche qualitative degli oli e dal posizionamento commerciale delle produzioni nazionali.

Il rischio è che la maggiore disponibilità di prodotto comunitario, soprattutto spagnolo, accresca la pressione sui prezzi proprio mentre i produttori italiani devono fare i conti con una campagna meno favorevole sul fronte dei volumi.

Prezzi più bassi possono rilanciare i consumi

Accanto all'offerta, un ruolo decisivo sarà svolto dalla domanda. La forte crescita dei prezzi registrata durante le precedenti campagne ha eroso il potere d'acquisto dei consumatori e penalizzato i consumi di olio extravergine, spingendo una parte della domanda verso prodotti alternativi o verso fasce di prezzo più accessibili.

La diminuzione delle quotazioni potrebbe favorire un recupero degli acquisti, soprattutto se il ribasso all'origine si tradurrà in una riduzione dei prezzi al dettaglio. La velocità e l'intensità di questo trasferimento lungo la filiera saranno però determinanti per valutare l'effettiva capacità del mercato di assorbire la maggiore disponibilità.

Un altro fattore da monitorare riguarda il comportamento dei produttori spagnoli. Con quotazioni ormai prossime ai costi di produzione, la disponibilità a vendere potrebbe ridursi, limitando temporaneamente l'offerta sul mercato e frenando ulteriori ribassi.

Secondo il quadro delineato da Areté, il settore oleario entra quindi nella nuova campagna con fondamentali più equilibrati rispetto agli anni della crisi, ma senza garanzie di stabilità. L'evoluzione del meteo, la conferma delle stime produttive, la ripresa dei consumi e le strategie commerciali dei produttori determineranno l'andamento delle quotazioni nei prossimi mesi. La normalizzazione dell'offerta, in altre parole, non esclude nuove oscillazioni dei prezzi.

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