Ambiente
El Niño da record, l’Europa sotto osservazione per la possibile svolta dell’inverno
Il forte El Niño in sviluppo nel Pacifico sta attirando l’attenzione di agricoltori e imprese. Ma per l’Europa il segnale è molto meno diretto: NAO, onde di Rossby, Atlantico e vortice polare possono modificare la risposta atmosferica. Ecco cosa sappiamo e cosa, invece, non è ancora possibile prevedere
30 settembre 2026 | 12:00 | C. S.
L’El Niño del 2026 si sta rafforzando fino a raggiungere livelli eccezionali e il fenomeno è destinato a condizionare la circolazione atmosferica globale nei prossimi mesi. Per agricoltura e imprese il tema è particolarmente importante, perché variazioni della temperatura e delle precipitazioni possono avere conseguenze sulla disponibilità idrica, sulle produzioni, sulla logistica e sui mercati.
Ma c’è un equivoco da evitare: El Niño non significa automaticamente inverno freddo o piovoso in Italia.
Il fenomeno nasce nel Pacifico equatoriale, dove le temperature superficiali del mare diventano anormalmente elevate. Il riscaldamento modifica la convezione tropicale e la circolazione atmosferica, generando onde che possono propagarsi verso le medie e alte latitudini. È attraverso queste teleconnessioni che El Niño può avere ripercussioni anche sull’Europa, a migliaia di chilometri dalla sua area di origine.
Il Pacifico come motore della circolazione atmosferica
El Niño rappresenta una delle principali oscillazioni del sistema climatico globale. Quando il Pacifico equatoriale centrale e orientale si riscalda in modo anomalo, cambiano gli scambi di calore e di umidità tra oceano e atmosfera.
Queste modificazioni possono alterare la posizione e l'intensità dei grandi sistemi atmosferici e generare treni di onde di Rossby, cioè perturbazioni della circolazione atmosferica che possono propagarsi fino alle medie latitudini.
Il punto fondamentale è che la risposta europea non è però una semplice conseguenza diretta dell'anomalia del Pacifico. Tra El Niño e il tempo sull'Italia esiste una lunga catena di processi atmosferici e oceanici. Ogni passaggio introduce variabilità e incertezza.
Per questo, mentre in alcune regioni del mondo il segnale di El Niño è molto più evidente, sull'Europa la previsione stagionale rimane decisamente più complessa.
La NAO può diventare decisiva
Uno degli elementi da osservare è la North Atlantic Oscillation, NAO, uno dei principali modi di variabilità atmosferica dell'area euro-atlantica.
La NAO descrive, in sostanza, la differenza di pressione tra l'area subtropicale dell'Atlantico e quella subpolare. Le sue fasi influenzano la posizione e la traiettoria delle perturbazioni, la forza dei venti occidentali e la distribuzione delle temperature e delle precipitazioni sull'Europa.
Una NAO negativa può favorire configurazioni molto diverse da quelle associate a una NAO positiva. Ma anche in questo caso sarebbe sbagliato affermare che un forte El Niño determini automaticamente una determinata fase della NAO.
Il collegamento esiste, ma è probabilistico e dipende anche da numerosi altri fattori.
Il vortice polare non è un interruttore del freddo
Ancora più delicato è il rapporto con il vortice polare.
El Niño può modificare la propagazione delle onde atmosferiche verso la stratosfera e, in determinate condizioni, contribuire a perturbare il vortice polare stratosferico. Un suo indebolimento può aumentare la probabilità di configurazioni atmosferiche favorevoli alla discesa di aria molto fredda verso alcune aree delle medie latitudini.
Ma la catena non è automatica.
Forte El Niño non significa necessariamente vortice polare debole, e vortice polare debole non significa necessariamente gelo in Italia.
Perché un'ondata fredda raggiunga effettivamente la Penisola devono combinarsi diversi elementi della circolazione atmosferica. La posizione delle alte e basse pressioni, il comportamento del getto e le configurazioni sull'Atlantico e sull'Eurasia possono essere determinanti.
È quindi possibile che durante un inverno caratterizzato da una temperatura media superiore alla norma si verifichino comunque episodi di freddo molto intensi.
Ottobre piovoso: una possibilità, non una certezza
Il primo interrogativo riguarda ora l'autunno.
Alcune configurazioni associate ai grandi eventi di El Niño possono favorire determinate anomalie della circolazione europea, ma trasformare questo segnale climatico in una previsione precisa per l'Italia è molto più difficile.
Un eventuale ottobre molto piovoso potrebbe essere favorito da una maggiore frequenza di configurazioni perturbate, ma non sarebbe corretto attribuire ogni episodio di maltempo direttamente a El Niño.
Nel Mediterraneo entrano in gioco anche le temperature superficiali del mare, la posizione del getto polare, la circolazione atlantica e la formazione di depressioni mediterranee.
Ed è proprio l'interazione tra questi elementi a determinare la distribuzione delle precipitazioni sull'Italia.
Un inverno caldo può contenere ondate di gelo
Anche le previsioni stagionali devono essere interpretate correttamente.
Quando un modello indica temperature medie superiori alla norma per un determinato trimestre, non sta dicendo che ogni giornata sarà mite. Una media stagionale può infatti essere il risultato di condizioni molto differenti.
Un inverno può presentare lunghi periodi miti e, contemporaneamente, una o due irruzioni di aria gelida capaci di provocare forti anomalie negative per alcuni giorni.
Questo è particolarmente importante per l'agricoltura. Una media termica stagionale relativamente elevata non esclude necessariamente il rischio di gelate tardive, irruzioni fredde o bruschi cambiamenti termici.
Analogamente, una previsione di precipitazioni complessivamente nella norma non dice nulla, da sola, sulla distribuzione delle piogge. Per le colture può fare una differenza enorme ricevere la stessa quantità d'acqua attraverso molte precipitazioni moderate oppure attraverso pochi eventi estremi.
Il vero problema è la prevedibilità europea
Il punto più interessante dell'attuale El Niño non è quindi cercare una previsione deterministica dell'inverno italiano.
La questione è comprendere quanto il segnale proveniente dal Pacifico riuscirà a imporsi sulla complessa variabilità atmosferica europea.
Le teleconnessioni ENSO sono documentate, ma la loro manifestazione sull'Europa può cambiare da un evento all'altro. Anche per questo l'Europa è una delle regioni dell'emisfero settentrionale nelle quali la previsione stagionale presenta maggiori difficoltà.
Il segnale di El Niño può quindi fornire informazioni utili sul quadro di probabilità, ma non consente da solo di stabilire se l'Italia avrà un inverno caldo, piovoso, nevoso o caratterizzato da irruzioni fredde.
Cosa devono guardare agricoltori e imprese
Per chi opera nel settore agricolo, quindi, è più utile seguire l'evoluzione di una serie di indicatori piuttosto che affidarsi al solo El Niño.
Nel corso dell'autunno e dell'inverno sarà importante osservare soprattutto l'evoluzione della NAO, la circolazione atlantica, il comportamento del vortice polare, le temperature degli oceani e le previsioni ensemble, che permettono di valutare non soltanto uno scenario ma una distribuzione di possibili scenari.
Per l'agricoltura, inoltre, sarà fondamentale la scala locale. Una variazione della temperatura media europea dice relativamente poco sulle condizioni di un oliveto, di un vigneto o di una coltura cerealicola italiana.
La vera domanda sarà quindi non soltanto che cosa farà El Niño, ma come il sistema atmosferico europeo e mediterraneo reagirà al suo segnale.
Ed è proprio qui che rimane la maggiore incertezza.
El Niño può aumentare la probabilità di determinate configurazioni atmosferiche, ma non scrive in anticipo il calendario meteorologico dell'Italia. Per questo le prossime settimane saranno decisive: più che una singola previsione stagionale, servirà seguire l'evoluzione delle teleconnessioni e verificare progressivamente quali segnali riusciranno davvero a propagarsi dal Pacifico verso l'Europa.
Fonte: TempoItalia.it
Potrebbero interessarti
Ambiente
Stop al caldo fuori stagione: da metà settimana brusco calo delle temperature
L’ultima decade di settembre segna una netta svolta meteorologica. Dopo giornate ancora estive, con temperature localmente superiori ai 30 °C, aria più fresca dal Nord Europa raggiungerà progressivamente l’Italia, accompagnata da temporali anche intensi
22 settembre 2026 | 08:30
Ambiente
Le foreste sono una risorsa decisiva per la sicurezza alimentare globale
Un nuovo rapporto FAO evidenzia il ruolo di alberi e foreste nell’alimentazione, nella salute e nel reddito di oltre 5 miliardi di persone. Frutta, semi, funghi, tuberi e selvaggina contribuiscono alla qualità della dieta, ma il loro apporto resta ancora marginale nelle politiche agricole e nei sistemi statistici nazionali
21 settembre 2026 | 10:00
Ambiente
A fine settembre il primo assaggio d’autunno
L’anticiclone arretra sotto la spinta di un nuovo fronte atlantico. Tra il 22 e il 24 settembre aria più fresca raggiungerà anche l’Italia, ma senza trasformarsi in una vera irruzione artica
18 settembre 2026 | 10:45
Ambiente
Impollinatori in declino, le piante rischiano di perdere la capacità di adattarsi al clima
Possibile conflitto evolutivo tra la necessità di attirare gli impollinatori e quella di adattarsi al cambiamento climatico. In appena nove anni, il tasso di adattamento della popolazione studiata è crollato del 96%
10 settembre 2026 | 10:00
Ambiente
Il mare Mediterraneo è caldissimo, che autunno è legittimo prevedere
Le analisi del Consorzio LaMMA-CNR, con dati aggiornati a fine agosto 2026, indicano un’anomalia termica marina che interessa anche gli strati sotto la superficie: condizione, quest’ultima, che con le temperature atmosferiche eccezionalmente elevate può aumentare il potenziale degli episodi meteorologici intensi
07 settembre 2026 | 12:00
Ambiente
Addio al caldo africano: dal 9 settembre arriva la svolta, giù le temperature fino a 10 gradi
L’anticiclone subtropicale si prepara a lasciare il Mediterraneo dopo settimane di caldo opprimente. Da mercoledì 9 settembre una perturbazione atlantica dovrebbe aprire la strada a una rinfrescata generalizzata, con massime sotto i 30 °C dall’11 settembre e valori localmente inferiori alle medie stagionali a metà mese
07 settembre 2026 | 10:00