Ambiente

Le foreste sono una risorsa decisiva per la sicurezza alimentare globale

Le foreste sono una risorsa decisiva per la sicurezza alimentare globale

Un nuovo rapporto FAO evidenzia il ruolo di alberi e foreste nell’alimentazione, nella salute e nel reddito di oltre 5 miliardi di persone. Frutta, semi, funghi, tuberi e selvaggina contribuiscono alla qualità della dieta, ma il loro apporto resta ancora marginale nelle politiche agricole e nei sistemi statistici nazionali

21 settembre 2026 | 10:00 | C. S.

Le foreste non sono soltanto serbatoi di biodiversità e strumenti per la mitigazione dei cambiamenti climatici. Sono anche una componente importante dei sistemi alimentari mondiali. Oltre 5 miliardi di persone dipendono, almeno in parte, da foreste e alberi per il proprio sostentamento, ma il loro contributo alla sicurezza alimentare e nutrizionale continua a essere largamente sottovalutato.

A richiamare l’attenzione su questo tema è il nuovo rapporto della Food and Agriculture Organization of the United Nations, realizzato insieme alla Landscape Alliance e intitolato Forests for food: Nourishing people, sustaining the planet. Il documento invita i governi a integrare maggiormente le foreste nelle politiche agricole e nei programmi dedicati ai sistemi agroalimentari.

Secondo il direttore generale della FAO, Qu Dongyu, una maggiore integrazione tra politiche forestali e agroalimentari può contribuire a costruire sistemi «più efficienti, inclusivi, resilienti e sostenibili», mentre la conservazione e la gestione sostenibile delle foreste rappresentano una condizione fondamentale per nutrire la popolazione e tutelare il pianeta.

Una questione urgente
L'appello arriva in una fase delicata per la sicurezza alimentare mondiale. Nel 2025 circa 645 milioni di persone hanno sofferto la fame cronica. Parallelamente, le foreste continuano a essere sottoposte a forti pressioni: nell'ultimo decennio il pianeta ha perso in media 10,9 milioni di ettari di superficie forestale ogni anno.

Deforestazione e degrado forestale non significano soltanto perdita di biodiversità. La riduzione della copertura arborea compromette i servizi ecosistemici, indebolisce la fertilità dei suoli e può ridurre nel lungo periodo anche la produttività agricola e l'accesso a cibi nutrienti.

Dalla frutta selvatica alle proteine
Il rapporto mette in evidenza il legame tra presenza degli alberi e qualità dell'alimentazione. Uno studio condotto in Africa, per esempio, ha rilevato che i bambini che vivono in aree caratterizzate da una maggiore copertura arborea tendono ad avere una dieta più diversificata e nutriente.

Le foreste offrono una straordinaria varietà di alimenti: frutti, noci e semi, tuberi, radici, funghi, foglie, insetti commestibili e carne di animali selvatici. Sono oltre 50.000 le specie selvatiche utilizzate dall'uomo per alimentazione, medicina e altri impieghi, di cui almeno 10.000 consumate direttamente come alimenti.

In alcune comunità che dipendono fortemente dalle foreste, la selvaggina può arrivare a fornire fino all'80% del fabbisogno giornaliero di proteine. Frutti e bacche apportano vitamine e minerali; semi e frutta a guscio forniscono energia, oli e proteine; radici e tuberi rappresentano importanti fonti di carboidrati, mentre i funghi contribuiscono all'apporto di potassio, selenio e vitamine.

Anche le foglie selvatiche possono avere un ruolo rilevante, grazie al contenuto di proteine e micronutrienti come vitamina A, calcio e ferro, spesso carenti nelle diete delle popolazioni più vulnerabili dal punto di vista nutrizionale.

Non solo alimentazione
Il ruolo delle foreste si estende alla salute e all'economia rurale. Oltre un miliardo di persone utilizza piante medicinali provenienti dalle foreste, comprese specie impiegate per trattare patologie che possono compromettere l'assorbimento dei nutrienti e il benessere generale.

Gli alberi forniscono inoltre legna da ardere per circa 1,8 miliardi di persone, oltre a reddito e occupazione. In alcune aree le foreste arrivano a rappresentare fino al 20% del reddito delle famiglie rurali e costituiscono una rete di sicurezza fondamentale nei periodi di crisi alimentare o difficoltà economica.

Ancora più ampio è il contributo dei servizi ecosistemici. I bacini idrografici forestali forniscono acqua dolce a oltre l'85% delle principali città mondiali e sostengono agricoltura, allevamento e pesca attraverso la regolazione delle risorse idriche, la protezione del suolo, il ciclo dei nutrienti, l'impollinazione, il controllo dei parassiti e la conservazione della biodiversità.

Un ruolo diverso nelle diverse regioni
L'importanza degli alimenti forestali varia sensibilmente a seconda delle aree del mondo. In alcune comunità africane la carne selvatica può rappresentare fino all'80% delle proteine consumate quotidianamente. In Amazzonia, invece, il pesce arriva a rappresentare il 44% degli alimenti consumati in peso, affiancato da carne selvatica, noci del Brasile e bacche di açai.

L'Asia è la regione con il maggior numero di specie forestali selvatiche utilizzate a fini alimentari. Anche l'Europa presenta un rapporto significativo con gli alimenti provenienti dai boschi: un'indagine condotta in 28 Paesi ha rilevato che il 90% degli intervistati consuma almeno un alimento forestale nell'arco dell'anno, mentre oltre un terzo mangia annualmente carne di selvaggina.

In Nord America, invece, la carne selvatica viene consumata prevalentemente per motivi ricreativi più che per necessità di sussistenza.

Integrare le foreste nelle politiche agroalimentari
Nonostante questa rilevanza, il contributo di alberi e foreste alla sicurezza alimentare e nutrizionale rimane scarsamente rappresentato sia nelle politiche forestali sia nella pianificazione dei sistemi agroalimentari.

Uno dei problemi è la mancanza di definizioni e metodologie condivise a livello internazionale per misurare il valore degli alimenti forestali e dei servizi ecosistemici. A questo si aggiunge la frammentazione delle competenze e delle politiche pubbliche.

Il rapporto FAO individua quindi 12 raccomandazioni per valorizzare pienamente il contributo delle foreste alla sicurezza alimentare e nutrizionale. Tra le priorità figurano l'adozione di politiche integrate e adattate ai diversi contesti, la diversificazione dei sistemi produttivi, la gestione sostenibile degli alimenti forestali, l'aumento degli investimenti pubblici e la mobilitazione di nuove fonti di finanziamento.

Particolare attenzione viene inoltre dedicata al miglioramento dei sistemi di raccolta dei dati, alla ricerca e all'innovazione tecnologica, oltre al rafforzamento delle competenze e delle collaborazioni tra istituzioni, società civile e settore privato.

La sfida, in definitiva, è superare la tradizionale separazione tra politiche forestali e politiche agricole. Per la FAO, considerare le foreste come parte integrante dei sistemi alimentari significa riconoscere che sicurezza alimentare, biodiversità, gestione del territorio e resilienza economica sono questioni strettamente interconnesse.

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