L'arca olearia

Olio extravergine di oliva della provincia di Cosenza, promosso a pieni voti: alto valore nutrizionale e buona variabilità compositiva

Olio extravergine di oliva della provincia di Cosenza, promosso a pieni voti: alto valore nutrizionale e buona variabilità compositiva

Uno studio del CREA analizza 30 oli extravergine commerciali prodotti in 19 comuni del Cosentino: polifenoli tra 395 e 823 mg/kg, tocoferoli tra 238 e 488 mg/kg. Nessuna differenza significativa tra monovarietali e blend. Il futuro? Valorizzare la produzione locale di qualità

16 ottobre 2026 | 09:00 | R. T.

Un quadro aggiornato e incoraggiante sulla qualità nutrizionale e funzionale degli oli extravergine di oliva (EVOO) prodotti nella provincia di Cosenza. È quanto emerge dallo studio "Survey of the healthy components of thirty marketed extra virgin olive oils from the province of Cosenza (Calabria, Italy)", firmato da Marianna Rizzo, Enzo Perri e Luca Lombardo del CREA – Centro di Ricerca Olivicoltura, Frutticoltura e Agrumicoltura di Rende (CS), pubblicato sull'Emirates Journal of Food and Agriculture.

La Calabria è una delle principali regioni olivicole italiane, con 184.682 ettari investiti a olivo (il 16% del totale nazionale), seconda solo alla Puglia. Oltre un quarto della superficie olivicola regionale si trova proprio in provincia di Cosenza, dove rappresenta il 6% della SAU, con 194 aziende e 228 frantoi attivi. Eppure, nonostante la vocazione del territorio – testimoniata anche dalla DOP "Bruzio" e dalla IGP "Olio di Calabria" – il riconoscimento dei suoi oli resta marginale, penalizzato da problemi storici di sviluppo tecnologico ed economico e dalla frammentazione fondiaria: oltre la metà delle aziende olivicole ha meno di un ettaro di superficie.

Obiettivo dello studio

La ricerca si proponeva di colmare una lacuna conoscitiva: la letteratura scientifica sui profili fenolici e vitaminici degli EVOO calabresi è ancora limitata rispetto ad altre regioni come Toscana o Puglia. I ricercatori hanno quindi analizzato 30 campioni commerciali imbottigliati – 11 monovarietali e 19 blend – provenienti da 19 località diverse della provincia di Cosenza, raccolti durante la stagione olearia 2024/2025, valutandone la composizione in acidi grassi, il contenuto di fenoli totali e di tocoferoli.

I risultati

I dati mostrano una certa variabilità tra i campioni, ma confermano l'elevato valore nutrizionale degli oli cosentini. Il contenuto di fenoli totali è risultato compreso tra 395,53 e 823,54 mg/kg di equivalente tirosolo, mentre i tocoferoli si sono attestati tra 238,74 e 487,95 mg/kg, con l'α-tocoferolo come componente principale.

Sul fronte degli acidi grassi, il profilo è dominato dai monoinsaturi (MUFA), con valori tra il 64% e il 79% del totale, prevalentemente acido oleico (C18:1) – un indicatore cruciale di stabilità ossidativa e dei noti benefici cardiovascolari. Gli acidi grassi saturi (SFA) si sono mantenuti tra il 14% e il 21%, mentre i polinsaturi (PUFA) in concentrazioni inferiori.

Monovarietali vs blend: nessuna differenza significativa

Uno degli esiti più interessanti riguarda il confronto tra oli monovarietali e blend. Le analisi statistiche (test di Mann-Whitney, p > 0,05) non hanno evidenziato differenze significative nei contenuti medi di fenoli e tocoferoli: 494,94 mg/kg e 312,14 mg/kg per i monovarietali, 517,26 mg/kg e 326,69 mg/kg per i blend. I box plot mostrano distribuzioni ampiamente sovrapponibili.

Secondo gli autori, ciò significa che, a livello di mercato, la distinzione commerciale tra le due categorie non implica necessariamente un divario nel contenuto di composti bioattivi. Tuttavia, i blend mostrano un comportamento più stabile, con minore variabilità e dispersione dei valori: un aspetto importante per le aziende orientate alla standardizzazione del prodotto. I monovarietali, al contrario, tendono a esprimere una maggiore individualità chimica e territoriale, rappresentando un'opportunità di differenziazione per linee di nicchia, denominazioni d'origine e valorizzazione della tipicità varietale.

Fenoli e tocoferoli: nessuna correlazione

L'analisi di correlazione tra fenoli e tocoferoli ha evidenziato una relazione molto debole e non statisticamente significativa (ρ di Spearman = 0,163; p = 0,388), confermando che le due classi di composti non sono necessariamente co-regolate. In termini operativi, un olio ricco di tocoferoli non è detto che sia più stabile o più ricco di fenoli: per la comunicazione commerciale, suggeriscono i ricercatori, è preferibile adottare un approccio multi-parametrico piuttosto che basarsi su un singolo indicatore.

Le varietà in campo

Dall'analisi dei campioni emerge un quadro chiaro dell'uso varietale nel Cosentino. La cultivar dominante è senza dubbio la Carolea, presente in quasi tutte le aree produttive, sia in purezza sia come componente principale di numerosi blend, grazie alla sua adattabilità a diversi ambienti pedoclimatici e alla capacità di conferire agli oli un profilo equilibrato e riconoscibile. Segue la Dolce di Rossano, diffusa soprattutto nell'area ionica, spesso in associazione con la Carolea per oli dalle caratteristiche sensoriali più dolci e armoniose. Bene rappresentata anche la Roggianella, usata sia in purezza sia in miscela. Completano il panorama varietà tradizionali come Grossa di Cassano, Nocellara messinese, Nocellara del Belice, Biancollia, Coratina e Leccino, impiegate soprattutto nei blend per migliorare la complessità aromatica e la struttura degli oli.

Prospettive

Lo studio conferma l'alto valore nutrizionale degli EVOO calabresi e sottolinea l'importanza di promuovere una produzione locale di qualità per uno sviluppo sostenibile del settore nei prossimi anni. La diversità compositiva all'interno della produzione regionale – come emerge anche dall'analisi PCA, che mostra una buona dispersione lungo le componenti principali senza cluster netti tra blend e monovarietali – rappresenta un punto di forza, consentendo diversi posizionamenti di mercato: i blend per fidelizzare il consumatore medio e garantire costanza qualitativa, i monovarietali per comunicare territorio, identità varietale e autenticità.

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