L'arca olearia
I truffatori dell’olio di oliva hanno rialzato la testa e gliela faremo riabbassare!
Un tuffo indietro nel tempo di trent’anni, con il rischio di un prezzo delle olive di 30 euro/quintale e dell’olio extravergine di oliva italiano a 4 euro/kg. E tornano le polemiche sulle frodi. La novità? “Stavolta l’industria olearia sta insieme con gli agricoltori” afferma Gennaro Sicolo, presidente di Italia Olivicola
05 ottobre 2026 | 13:00 | Alberto Grimelli
E’ un periodo molto complicato per il comparto olivicolo-oleario italiano, con prezzi dell’olio a livelli che non si vedevano da 30 anni, con ovvi riflessi sul prezzo delle olive.
Alla vigilia della campagna olearia le tensioni stanno arrivando ai massimi livelli. Già oggi alcuni agricoltori in Calabria ma anche in Puglia hanno creato mobilitazioni spontanee per disperazione.
Con le tensioni tornano anche le polemiche e una certa vis polemica anche di Gennaro Sicolo, presidente di Italia Olivicola e vicepresidente nazionale di CIA Agricoltori Italiani.
- Presidente, recentemente è stato accusato di populismo e di essere un teatrante che sa solo scagliarsi contro le frodi e contro l’industria olearia. Cosa risponde?
Sorrido, soprattutto perché chi scrive certe menzogne scredita sè stesso, non il sottoscritto. Al pari di chi le pubblica. Ieri, oggi e domani siamo contro i truffatori. E purtroppo i truffatori, negli ultimi mesi, hanno rialzato la testa, ma gliela faremo riabbassare, insieme al lavoro puntale degli organi di controllo!
- Quindi non è nemico degli industriali?
I fatti parlano da soli. Italia Olivicola è nel FOOI insieme con Assitol, con cui c’è un proficuo dialogo continuo. Al recente incontro al Ministero del Made in Italy ci siamo presentati uniti, industria e agricoltura, a chiedere un’interlocuzione con la GDO sull’extravergine e la valorizzazione dell’olio italiano. Ovvio che esistono sensibilità diverse tra industria e agricoltura ma certe battaglie sono comuni. Oggi il problema è il prezzo a scaffale dell’extravergine ed è un problema sia per l’agricoltura e sia per l’industria, almeno quella onesta e che segue le regole.
- Ma i controlli ci sono, si dice, e gli industriali effettuano le registrazioni entro poche ore dall’ingresso in stabilimento…
Ma per favore! Appena il Ministero dell’agricoltura ha varato un piano di controlli straordinario, e a giugno non a gennaio/febbraio come chiedevamo, il numero di irregolarità è raddoppiato, passando dal 10 al 20%. A maggio è stata scoperta una grande triangolazione di olio dall’Albania, a giugno olio tunisino dichiarato extra che era lampante. Sono mesi che ripetiamo la stessa cosa: il problema sono le triangolazioni, anche intra UE, e le carte false. Ci sono oleifici che vengono fatti chiudere e riaprono dopo qualche settimana. Agricoltori? Ma per favore! Sono delinquenti, il solito giro di delinquenti, che riforniscono sempre le stesse persone. Oltretutto pure ignoranti. Non sanno che le registrazioni sul SIAN si fanno entro il sesto giorno da ricevimento dell’olio in stabilimento? Altro che poche ore, così c’è tutto il tempo di organizzare le frodi. Come dicevo prima: menzogne che screditano chi le racconta e chi le pubblica.
- Così allora le frodi non si risolveranno mai e rimarrà sempre lo scontro industria-agricoltura
Gli industriali onesti, come gli agricoltori onesti non temono la tracciabilità e la trasparenza. Abbiamo proposto il documento di trasporto elettronico per olive e olio proprio perché sappiamo che oggi purtroppo le carte vengono cambiate anche in corsa, lungo il tragitto della cisterna. Vorremmo abbassare il tempo per le registrazioni sul SIAN per ridurre la finestra per fare frodi. E gli industriali onesti sono con noi in queste battaglie. Poi devono esserci i controlli, che partano dallo scaffale, perché va bene combattere l’inflazione ma gli italiani meritano di comprare extravergine con i propri soldi, non oli lavati o lampanti spacciati per extravergine!
- Allora tutta la colpa è dei consumatori e della Grande Distribuzione? O della politica?
Se dobbiamo fare autocritica la facciamo, se dobbiamo migliorare siamo pronti. Ma ognuno deve fare la propria parte. Se un buyer compra olio italiano a prezzi impossibili, addirittura sotto i 5 euro per una bottiglia da litro, bisogna dirlo che qualcosa che non va c’è. E non possiamo sempre rifugiarci dietro al libero mercato. Perché allora anche gli strozzini fanno libero mercato ma invece lo Stato ha stabilito che, oltre a certe soglie, esiste il reato di usura. E’ tempo che tutti sia assumano la propria responsabilità. Agricoltori, industriali ma anche politica e GDO. A certi prezzi l’olio italiano non si può comprare e non si deve vendere. E basta! Confidiamo che il governo e il Ministero delle politiche agricole attui presto le proposte che FOOI e ItaliaOlivicola hanno portato ai tavoli negli ultimi mesi.
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