L'arca olearia

Il ruolo nascosto dei funghi e lo stress idrico nel disseccamento degli olivi: non c'è solo Xylella

Il ruolo nascosto dei funghi e lo stress idrico nel disseccamento degli olivi: non c'è solo Xylella

Un viaggio nei meandri del disseccamento degli olivi pugliesi: la tesi di un dottorato di ricerca svela un quadro ben più complesso del previsto, dove funghi "opportunisti" aspettano il momento giusto – ovvero lo stress della pianta – per passare da amici silenziosi a nemici letali. Cosa cambia per chi coltiva?

09 luglio 2026 | 14:00 | R. T.

Negli ultimi vent’anni, il paesaggio olivicolo pugliese è cambiato in modo drammatico. Quello che un tempo era un mare di verde argenteo, simbolo di resilienza e tradizione, oggi presenta chiazze sempre più estese di piante disseccate, sofferenti, spesso irrimediabilmente compromesse.

Per anni, il racconto pubblico e scientifico si è concentrato quasi esclusivamente su un unico colpevole: il batterio Xylella fastidiosa subsp. pauca (Xfp), agente del complesso del disseccamento rapido dell’olivo (OQDS). Ma chi ha osservato da vicino i campi ha cominciato a notare che il quadro non tornava del tutto. Molte piante mostravano sintomi simili a quelli dell'OQDS ma senza la positività al batterio, mentre altre, infette, morivano molto più rapidamente del previsto.

Una tesi di dottorato, condotta nell’arco di quattro anni in dieci diverse aree della Puglia, ha provato a fare chiarezza. Il risultato? Abbiamo avuto la conferma che il problema è molto più complesso di quanto pensassimo. E la soluzione non può limitarsi alla lotta a un singolo patogeno.

Il metodo della ricerca: setacciare il territorio e simulare lo stress

Per capire davvero cosa stesse succedendo, i ricercatori hanno adottato un approccio a più livelli, che possiamo immaginare come un’indagine investigativa a tutto campo:

  1. Il censimento sul campo (2022-2024): Sono state campionate sistematicamente piante sane, sintomatiche e morenti in dieci aree rappresentative della Puglia. Ogni campione è stato analizzato in laboratorio con le tecniche della biologia molecolare (come la PCR) per identificare con certezza i patogeni presenti, batteri e funghi.

  2. La dissezione in laboratorio: Dai tessuti malati sono stati isolati i funghi, allevati in coltura pura e studiati nel dettaglio, fino a risalire alla loro "carta d'identità" genetica.

  3. I test di aggressione (in serra): La parte più innovativa. I funghi isolati sono stati inoculati in piante sane di olivo. Ma la vera svolta è stata quella di simulare condizioni di stress: alcune piante sono state tenute in perfetta salute idrica, altre sono state sottoposte a grave siccità, altre ancora a combinazioni di siccità e ondate di calore. Questo ha permesso di capire come l'ambiente influenzi la capacità del fungo di fare ammalare la pianta.

I colpevoli: la famiglia dei funghi "Botryosphaeriaceae"

L’indagine ha rivelato che, nella stragrande maggioranza dei casi, il batterio Xfp non viaggia mai da solo. Accanto a lui, o al suo posto, sono stati trovati con altissima frequenza funghi appartenenti a una famiglia ben precisa: le Botryosphaeriaceae.

Questi funghi sono dei veri e propri "lupi travestiti da agnelli". In condizioni normali, vivono all'interno dei tessuti dell'olivo come endofiti, cioè come ospiti silenziosi che non creano danni. Ma quando la pianta è indebolita, loro sono pronti a colpire, scatenando cancri, disseccamenti dei rami e compromettendo il flusso della linfa.

All'interno di questa famiglia, la ricerca ha individuato tre "personalità" ben distinte:

La svolta: lo stress trasforma i funghi "buoni" in assassini

Il dato più rivoluzionario emerso dalla tesi è questo: la virulenza dei funghi non è una loro caratteristica fissa, ma dipende dallo stato di salute della pianta.

Pensiamo al sistema immunitario dell’olivo come a un muro di cinta di una fortezza. Se il muro è integro (pianta ben irrigata e con temperature miti), funghi come Diplodia seriata restano fuori o vivono tranquillamente nei pressi della pianta senza fare danni. Ma se lo stress idrico indebolisce il muro, se il caldo estremo crea delle crepe, allora quel fungo si trasforma: penetra, si moltiplica e inizia a divorare i tessuti dall'interno.

Questo spiega perché molte piante, già provate dalla siccità o da inverni anomali, mostrano sintomi improvvisi e drammatici anche in assenza di Xylella. Il batterio rimane un problema grave, ma spesso è solo l'ultimo attore di un copione già scritto dallo stress e dai funghi opportunisti.

Cosa cambia nella gestione del frutteto: i consigli per l'olivicoltore

Questa scoperta non è solo una curiosità scientifica: cambia radicalmente il nostro approccio alla difesa dell'olivo. Se la malattia è figlia dello stress, la prevenzione non può più basarsi solo sui fitofarmaci.

Ecco cosa suggerisce la ricerca per la gestione pratica del tuo oliveto:

1. L'irrigazione non è solo per la produzione, è una terapia preventiva
La tesi dimostra che lo stress idrico è il grilletto che trasforma funghi innocui in parassiti letali. Mantenere un corretto regime irriguo, soprattutto nei periodi di prolungata assenza di piogge, non serve solo ad aumentare la quantità e la qualità dell’olio, ma è il più potente strumento di difesa che hai a disposizione. Anche l'utilizzo di pacciamature (copertura del suolo) o di sovesci può aiutare a mantenere l'umidità del terreno e a mitigare le temperature estreme.

2. Abbatti gli stress secondari
Oltre all'acqua, fai attenzione a tutte le altre pratiche che indeboliscono la pianta: potature eccessive o effettuate in periodi sfavorevoli, ristagni idrici, carenze nutrizionali. Una pianta ben nutrita e potata razionalmente è una pianta più resistente.

3. La diagnosi precoce deve diventare "multiparametrica"
Se il tuo tecnico di fiducia o il laboratorio analizza solo per la presenza di Xylella, rischi di avere un quadro incompleto. Sarebbe opportuno effettuare analisi anche per la presenza di Botryosphaeriaceae, per capire se il tuo oliveto è colonizzato da ceppi virulenti come N. mediterraneum. Una diagnosi completa è il primo passo per una strategia di difesa mirata.

4. Monitora le varietà più suscettibili
Sebbene la ricerca non entri nel dettaglio varietale, la diversa risposta ai funghi suggerisce che alcune cultivar possano essere più sensibili di altre. In fase di nuovi impianti o di reimpianto, informati sulle varietà che mostrano maggiore tolleranza allo stress idrico e ai patogeni fungini.

Conclusioni: verso una gestione integrata e consapevole

La ricerca ci dice in modo chiaro che il disseccamento dell’olivo in Puglia non è una malattia semplice, ma un complesso sistema di interazioni tra batteri, funghi e ambiente.

La vecchia logica del "un patogeno, un rimedio" non funziona più. Il futuro della nostra olivicoltura passa per un'agricoltura di precisione e consapevole, dove la difesa del patrimonio arboreo inizia dalla cura del suolo e dall'attenzione al clima.

Come ci insegna Diplodia seriata, a volte il nemico più pericoloso non è il più forte, ma quello che aspetta il momento giusto, quando la pianta è stanca e provata. Il tuo compito, come olivicoltore, è non lasciarlo mai entrare.

Bibliografia

Manetti Giuliano, Investigations and aetiological analyses on serious decline of olive trees in Apulia due to fungal microorganisms, and confusable with OQDS (Xylella fastidiosa), Università degli Studi di Roma "La Sapienza" (2026)

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