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Cresce la richiesta degli italiani di fermare i cibi ultraprocessati

Cresce la richiesta degli italiani di fermare i cibi ultraprocessati

Il rapporto Coldiretti/Censis fotografa le preoccupazioni dei consumatori: il 75% denuncia di essere stato vittima di inganni alimentari, cinque milioni di italiani si affidano all’intelligenza artificiale per le diete e l’85% vuole l’educazione alimentare a scuola

20 ottobre 2026 | 09:30 | C. S.

Quasi otto italiani su dieci chiedono all’Unione europea di intervenire per ridurre il consumo di alimenti ultraformulati. È quanto emerge dal rapporto Coldiretti/Censis La filiera della buona salute: la centralità del cibo italiano, presentato alla vigilia del Forum internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione, in programma il 20 e 21 ottobre a Roma.

Secondo l’indagine, l’86% degli intervistati ritiene che limitare merendine, snack ed energy drink contribuirebbe a contrastare l’obesità, mentre l’81% vorrebbe escludere questi prodotti dalla ristorazione collettiva. Il 64% ne chiede il divieto nelle scuole e il 55% negli ospedali. A pesare è anche la difficoltà di trovare alternative salutari: il 73% segnala una scarsa disponibilità di alimenti sani in molti luoghi e il 76% dichiara che ne consumerebbe meno se avesse accesso più facilmente a opzioni migliori.

Intelligenza artificiale e diete, cinque milioni a rischio

L’indagine evidenzia anche la crescente influenza dell’intelligenza artificiale sulle scelte alimentari. Sono cinque milioni gli italiani che si affidano agli strumenti di IA per elaborare diete e piani nutrizionali. Il 47% dichiara di essersi imbattuto in informazioni rivelatesi false.

La tecnologia può facilitare l’accesso a ricette e informazioni sugli alimenti, ma senza competenze adeguate è difficile verificarne l’attendibilità. Per questo, sottolinea il rapporto, il ricorso all’IA non dovrebbe sostituire le indicazioni di medici e nutrizionisti né le fonti scientifiche certificate.

Frodi alimentari, tre italiani su quattro si sentono ingannati

La fiducia dei consumatori è messa alla prova anche dalle frodi e dalle informazioni poco trasparenti sull’origine dei prodotti. Il 75% degli italiani afferma di essere stato vittima almeno una volta di un inganno alimentare. Il 74% ha cercato prodotti interamente italiani senza riuscire a trovarli, mentre il 64% non ha trovato in etichetta l’indicazione di provenienza.

La richiesta di maggiori garanzie è netta: l’89% vuole leggi severe contro le frodi sulla qualità e sull’origine degli alimenti, l’88% considera le etichette ingannevoli una minaccia per la salute pubblica e l’84% vuole conoscere la provenienza effettiva dei prodotti e dei loro ingredienti. Per l’80% l’obbligo di indicare l’origine dovrebbe estendersi anche alla ristorazione.

Coldiretti richiama inoltre la necessità di rafforzare i controlli e rendere più efficaci gli strumenti di contrasto alle agromafie e alle frodi lungo la filiera agroalimentare.

Educazione alimentare, l’85% la vuole a scuola

La prevenzione dovrebbe cominciare dall’infanzia. L’85% degli italiani considera utile introdurre progetti di educazione alimentare nelle scuole, mentre il 95% riconosce agli istituti scolastici un ruolo importante nella diffusione della cultura del buon cibo. Per il 94% degli intervistati anche medici e personale sanitario possono contribuire a questo percorso.

Il rapporto segnala una criticità nella consapevolezza dei giovani: soltanto il 19% degli italiani colloca nell’adolescenza la fase in cui ha compreso più chiaramente il legame tra alimentazione e salute. La maggioranza indica invece la prima età adulta. Da qui la necessità di coinvolgere famiglie, insegnanti, professionisti sanitari e agricoltori nella formazione delle nuove generazioni.

Più agricoltura nelle mense e tutela del Made in Italy

Per l’86% degli intervistati è importante che i produttori agricoli contribuiscano direttamente a garantire alimenti freschi e di qualità nelle scuole e negli ospedali, anche attraverso convenzioni. La stessa percentuale ritiene che agli agricoltori debba essere assicurata una remunerazione adeguata, condizione essenziale per sostenere produzioni di qualità. Per il 90%, inoltre, la Dieta mediterranea rappresenta uno strumento efficace di prevenzione.

Il rapporto evidenzia infine una forte domanda di reciprocità commerciale. L’88% degli italiani chiede che agli alimenti importati siano applicate le stesse regole sanitarie e di sicurezza previste per le produzioni italiane ed europee. L’83% vuole contrastare le pratiche che compromettono qualità e trasparenza e la stessa percentuale si dichiara favorevole a bloccare le importazioni di grano destinato a pane e pasta dai Paesi in cui sono consentite sostanze pericolose non ammesse in Italia. Il 72% chiede inoltre di vietare le importazioni alimentari dai Paesi che non rispettano i diritti umani e del lavoro.

Il messaggio complessivo del rapporto è che salute pubblica, trasparenza alimentare e sostenibilità economica dell’agricoltura sono strettamente collegate. Per Coldiretti, garantire l’accesso a cibo sano significa intervenire sia sulle scelte dei consumatori sia sulle condizioni in cui gli alimenti vengono prodotti, commercializzati e portati sulle tavole degli italiani.

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