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Rilancio aree interne e reddito a veri agricoltori nella nuova Pac
Soddisfazione rispetto al nuovo approccio della Commissione, che punta a rilanciare la redditività del settore primario senza dogmi o pregiudizi ideologici. Introdurre strumenti di gestione delle crisi e dei rischi
26 marzo 2025 | 12:00 | C. S.
Dal rilancio delle aree interne al sostegno al reddito per i veri agricoltori, fino al bilancio europeo nel nuovo quadro finanziario pluriennale e alle criticità del commercio agroalimentare nell’attuale situazione geopolitica internazionale. Sono questi i principali temi discussi dal commissario Ue all’Agricoltura, Hansen, insieme al presidente Cia-Agricoltori Italiani, Cristiano Fini, che ha colto l’occasione per esprimere la sua soddisfazione rispetto al nuovo approccio della Commissione, che punta a rilanciare la redditività del settore primario senza dogmi o pregiudizi ideologici. Cia apprezza la discontinuità dall’orizzonte politico della precedente legislatura, in cui gli agricoltori venivano considerati alla stregua di nemici dell’ambiente. Il cambio di passo della nuova vision di Hansen va incontro alle richieste dell’associazione, allontanandosi dagli obiettivi ambientali stringenti del Green Deal e dando priorità alla dimensione economica e sociale, a competitività e semplificazione, con grande accelerazione verso l’innovazione tecnologica. Tutto questo senza mai dimenticare la sostenibilità, per il raggiungimento dell’obiettivo Ue di neutralità climatica entro il 2050.
Nel colloquio, Fini ha espresso, particolare apprezzamento per la volontà della Commissione di introdurre strumenti di gestione delle crisi e dei rischi attraverso la Bei, in modo da assicurare le aziende con sistemi integrati, che possano proteggerle dai sempre più frequenti danni causati dal climate change. Per Cia è, ora, necessario fare chiarezza sulle modalità di finanziamento e sulle risorse che occorrono per rispondere a tutte le nuove sfide che attendono il settore agricolo, in un momento in cui sembra essere diventato prioritario il finanziamento di una nuova politica di difesa europea. Cia ribadisce la necessità di una Pac che mantenga la sua propria autonomia, condizione essenziale per la stabilità generale del nostro settore agricolo. Cia è, dunque, contraria a ipotesi di unificazione dei fondi Pac con quelli della coesione, perché ciò rappresenterebbe la fine di una vera politica economica settoriale. Serve, invece, una Pac che semplifichi gli oneri burocratici per le piccole aziende agricole e vada, in particolare, a razionalizzare gli ecoschemi, a sostegno degli agricoltori davvero attivi, che contribuiscono a svolgere la fondamentale funzione ambientale e sociale di presidio del territorio. “Una parte considerevole dei fondi Pac -sottolinea Fini- va, infatti, nelle mani di pochissimi con superfici molto estese e capitali già consolidati, lasciando alla maggior parte delle piccole e medie imprese contributi molto più bassi”. Rispetto alle aree rurali, Cia chiede all’Europa meno proclami ma azioni concrete. E’ necessario, dunque, per gli investimenti nelle infrastrutture fisiche e digitali, un pacchetto di risorse aggiuntivo, attingendo -ad esempio- ai fondi di coesione, tanto più che le aziende nelle zone rurali tutelano paesaggio e biodiversità, difendendo le produzioni tipiche del Made in Italy. Bisogna, infine, assicurare agli agricoltori un utilizzo sostenibile dei fitofarmaci, senza restrizioni in mancanza di alternative, come pure accelerare sulle tecniche genomiche nella difesa delle colture dalle malattie.
“Grazie al commissario Hansen -conclude Fini- per la correzione di rotta rispetto al passato e i nuovi obiettivi, adesso serve la certezza di un budget adeguato con cui realizzarli. Ci appelliamo, per questo, anche al ruolo di supervisore dell’agricoltura affidato al vicepresidente esecutivo, Raffaele Fitto. C’è un lavoro importante da fare per la revisione del Quadro finanziario pluriennale, da cui quali dipende buona parte della messa a terra dei lodevoli obiettivi annunciati nella vision”.
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