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La ripresa della produzione di olio di oliva nel Mediterraneo, male l'Italia
I principali player della produzione mediterranea dell'olio di oliva produrranno meno di 2,5 milione di tonnellate. Annata di scarica per l'Italia, specie al sud
20 settembre 2024 | C. S.
Mediterraneo in crescita, Italia a due velocità. Sono queste le prime indicazioni sull’andamento della campagna olearia 2024-25. ASSITOL, l’Associazione Italiana dell’industria olearia aderente a Confindustria e Federalimentare, conferma inoltre che la prossima campagna olivicola sul territorio nazionale sarà di scarica, quindi con quantitativi minori rispetto alla media, ma con situazioni molto diverse a seconda delle aree coinvolte.
La crisi climatica ha avuto un forte impatto nelle regioni del Sud. “La siccità ha colpito soprattutto il Meridione – spiega Anna Cane, presidente del Gruppo olio d’oliva di ASSITOL - , che vanta i due terzi della nostra produzione olivicola”. Nella stessa Puglia, però, che detiene il 50% degli uliveti italiani, lo scenario varia a seconda delle aree. Nel Centro-nord, invece, sembra prospettarsi una buona campagna. Tuttavia, le primissime stime, a causa dello stress idrico subìto dalle piante e dagli episodi di meteo estremo, oltre all’annata di scarica, suggeriscono una produzione nazionale intorno alle 200mila tonnellate.
Ben diverso il quadro nell’area mediterranea. In particolare la Spagna, storico leader di mercato, dovrebbe raggiungere una produzione di oltre 1.300.000 tonnellate di olio, riconfermando la sua centralità a livello mondiale. Secondo le prime stime di mercato, cresceranno anche Turchia (250mila tonnellate) e Tunisia (320mila), e seppure su numeri inferiori, si prevede un andamento positivo anche per Grecia (230mila ton) e Portogallo (170mila ton).
Nonostante la campagna italiana al ribasso, le aziende olearie rassicurano i consumatori italiani. "L’industria del settore – sottolinea la presidente del gruppo olio d’oliva – ha dimostrato di saper reagire agli effetti della crisi climatica, grazie alla sua riconosciuta capacità di selezionare la materia prima per sopperire al deficit produttivo”. Anche nelle annate migliori, l’olivicoltura italiana non supera le 350mila tonnellate, rispetto ad un fabbisogno complessivo pari ad 1 milione. Per questa ragione, le aziende hanno sviluppato il blending, vale a dire un know how unico nel suo genere, che consiste nell’accostare oli diversi per gusto e provenienza per produrne uno dal gusto unico.
Sulla qualità e l’autenticità degli oli in una campagna difficile, ASSITOL ricorda la centralità dei controlli, dentro e fuori le aziende. “Ribadiamo che il nostro è uno dei settori più monitorati, continuamente sotto i riflettori delle autorità competenti, che ringraziamo per il loro assiduo lavoro, e delle stesse aziende, che svolgono severe verifiche sulla genuinità dei prodotti finiti”. Il comparto, infatti, è tenuto per legge a rispettare norme stringenti a garanzia dell’autenticità dell’olio d’oliva.
“Ogni oleificio - ricorda Anna Cane - effettua, al suo interno, migliaia di controlli ogni anno su tutte le materie prime e sui suoi prodotti. A vigilare c’è poi il SIAN, il sistema telematico nazionale che verifica i flussi oleari in entrata e in uscita dall’Italia, insieme a otto diversi organismi pubblici di controllo”. L’olio d’oliva è anche l’unico prodotto alimentare sottoposto ad analisi sensoriale (panel test), che ne valuta la qualità, prima di essere posto in commercio, grazie al giudizio di un gruppo di assaggiatori professionisti.
“L’olio è il risultato di un impegno costante, che comincia sul campo, passa per i frantoi, per poi giungere nelle aziende olearie – conclude la presidente degli industriali –. Anche in questa campagna, l’industria farà la sua parte, vigilando sulla genuinità della materia prima e promuovendo la Dieta mediterranea, che ha nell’extra vergine d’oliva il suo primo ambasciatore nel mondo”.
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