Anno 15 | 19 Gennaio 2017 | redazione@teatronaturale.it ACCEDI | REGISTRATI

Il Viognier: “vino all’albicocca” nella Provenza svizzera

Il vino all’albicocca è un vino che incanta per i suoi lampanti aromi di albicocca: il Viognier. Ci troviamo nel cuore delle Alpi Svizzere, fra Sion e Martigny, in canton Vallese anche se la zona d'origine del vitigno pare essere quella di Condrieu, poco a sud di Vienne e Lione, in Francia

Il vino all’albicocca, ci troviamo nel paese delle albicocche. Sembra un gioco di parole ma non lo è.

Il vino all’albicocca è un vino che incanta per i suoi lampanti aromi di albicocca: il Viognier.

Quando un vino del genere lo si produce a Saxon - detto il “paese dell’albicocca” – tale vino e il suo terroir si colorano di suggestione.

Ci troviamo nel cuore delle Alpi Svizzere, fra Sion e Martigny, in canton Vallese. Il Viognier viene coltivato in questa regione con epicentro nella zona di Fully-Saxon.

Topograficamente si tratta di una valle glaciale dal classico profilo a U,solcata dalle acque del Rodano; le condizioni pedoclimatiche sono caratteristiche: forte insolazione, rigidità termica mitigata però dalle folate del fohn, suoli limosi con un buon drenaggio, nonché elevata escursione termica tra il giorno e la notte che favorisce la maturazione dei frutti. Un terroir certamente vocato per una viticoltura di qualità, ma anche per un’agricoltura di qualità.

Abbondano infatti le vigne che si inerpicano sui versanti acclivi e rocciosi; abbondano parimenti frutteti e ortaggi - che colorano il fondovalle - grazie anche alle abbondanti disponibilità idriche e ai suoli profondi ed evoluti.

I dislivelli considerevoli suddividono la valle in microambienti, con diversità tangibili a livello termico, paesaggistico e floro-faunistico. È proprio per questa elevata biodiversità, oltre a certe condizioni climatiche che ritroviamo in Provenza, che a questa valle è valso il nome di “Provenza svizzera”.

Quasi come se il fiume Rodano, di cui il Vallese rappresenta il tratto iniziale e la Provenza quello finale, trascinasse con sè in un continuum non solo le sue acque ma anche i suoi paesaggi e i suoi habitat.

La coltivazione dell’albicocca, come accennato, la fa da padrona. Qui si produce oltre il 90% della produzione nazionale svizzera. Il comune di Saxon è considerato la capitale dell’albicocca. Addirittura ad agosto si organizza una fiera nazionale, ed è stato ideato persino “le sentier de l’abricot”(sentiero dell’albicocca) un sentiero con numerosi cartelli descrittivi, grazie al quale si possono conoscere le differenti varietà, le particolarità sensoriali e il periodo di maturità.

In questo contesto è certamente curioso che venga coltivato un vino, che si ricorda proprio per le sue spiccate note di albicocca.

Il Viognier però è stato impiantato in Vallese solo negli anni ’80 dal vigneron Jean Nicollier (Histoire de la vigne et du vin en valais, 2009). Ma la sua zona d’origine pare essere quella di Condrieu, poco a sud di Vienne e Lione, in Francia. I test del dna hanno svelato gradi di parentela con il vitigno piemontese Freisa, e con la Mondeuse blanche diffuso oggi in Savoia.

Sembrava destinato alla scomparsa, nel periodo fra il primo attacco di fillossera e le guerre mondiali. Nel 1958 se ne censirono meno di 15 ettari (Guide des cepages et terroirs. Charles Frankel 2013).Oggi se ne contano oltre 10.000 ha piantati in tutto il mondo, di cui quasi la metà in Francia (4350 ha). È un vino internazionale ormai, un vino “alla moda”.

Il vitigno si riconosce per le foglie verde chiaro, orbicolari, arricciate ai bordi, per i grappoli piccoli e compatti, di un bianco che vira verso il giallo ambrato e rosé verso la maturità.

È un vitigno rustico che si adatta a diverse condizioni pedoclimatiche, ma predilige suoli caldi, rocciosi, acidi, ricchi in potassio. A Fully, sui suoli granitici, acidi e potassici della regione ha ritrovato condizioni ideali, molto simili a quelli della sua zona di origine. Si rivela inoltre essere poco fertile e poco produttivo (20hl/ha, con un massimo di 30 nelle annate migliori); sensibile all’oidio, ma resiste bene alla siccità (Dictionnaire encyclooedique des cepages pierre galets,2000 hachette).

In ogni caso il Viognier è un vino da assaggiare; quello del Vallese è altresì un terroir da visitare.

Sensorialmente è un vino espressivo, fresco e ampio, tipo il Riesling; oltre agli aromi predominanti di albicocca – individuabili anche da palati meno allenati – si possono riconoscere note floreali, di miele e di tabacco. Va bevuto giovane, 2-3 anni massimo, anche perché è sensibile all’ossidazione e perde nel tempo il suo bouquet tipico e il suo “charme”.

Come abbinamenti, il Viognier è apprezzato con i pesci di fiume, i crostacei o la carne bianca. È indicato anche con i formaggi di capra e con gli asparagi.

Se degustate quello svizzero di Fully e vi trovate in zona, si raccomanda niente abbinamento Viognier/albicocche. La frutta senza vino!...Per non far arrabbiare i “maestri” della degustazione.

di Emiliano Racca
pubblicato il 29 luglio 2016 in Racconti > Quo vadis

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