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"La guerra dei cafoni", un romanzo con il sapore del sangue

Carlo D’Amicis racconta con efficace varietà di toni e registri l’estate di un gruppo di ragazzi nella loro prima adolescenza, uniti, alla metà degli anni Settanta, da una «bellissima, eroica e inutile guerra»

19 luglio 2008 | Daniela Marcheschi

Daniela Marcheschi

Carlo D’Amicis, La guerra dei cafoni, Roma, Minimum Fax, 2008. Ecco un romanzo da leggere per chi ama la buona letteratura e le storie vere, quelle che ci mettono a tu per tu con il mondo e noi stessi.

Nella mancanza di una idea forte di letteratura e di autentica ricerca dello stile (da non confondere con il “bello” stile, tutto maniere e parole ritenute a priori accattivanti), bisogna infatti festeggiare quei libri che mettono in luce una ricerca rigorosa della parola – la più adatta alle cose che si vogliono dire.

Non era facile farlo, eppure D’Amicis sa raccontare con efficace varietà di toni e registri l’estate di un gruppo di ragazzi nella loro prima adolescenza, che combattono alla metà degli anni Settanta una «bellissima, eroica, inutile guerra»: un conflitto appunto di ragazzi, ma non solo...

Adolescenti di famiglie agiate contro “i cafoni”, ovvero i figli della povera gente (quella che a volte ha perfino conti in sospeso con la giustizia) si odiano e si scontrano, magari lanciandosi secchi di acqua marina con annesse, urticanti, meduse, in un paese sulla costa salentina ma, soprattutto, in una realtà che a poco a poco perde le proprie regole consolidate, i propri netti e tutto sommato rassicuranti contorni. Le cause di questo saranno l’inatteso arrivo dell’amore, il lento ma inesorabile diventare grandi - nel bene e nel male delle passioni adulte -, ma anche la forza dirompente del consumismo e del denaro che stravolgono pure quell’angolo di mondo.

Ironia e satira, vivacità espressiva e freschezza, momenti drammatici (la scoperta del «sapore del sangue») e lirici accompagnano il lettore negli accenti di una narrazione che, se assume sfumature picaresche ed eroicomiche, non tralascia toni di misurata elegia. Tutto riporta a quegli episodi della vita giovanile, vissuti nel cieco brancolare del cuore all’impaziente ricerca di se stessi: quel “resto” del tempo e della memoria “che non passa mai”.



Carlo D’Amicis, La guerra dei cafoni, pp. 224, euro 13, Minimum Fax

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