Anno 16 | 22 Ottobre 2018 | redazione@teatronaturale.it ACCEDI | REGISTRATI

Bufera su Dcoop: olio di colza spacciato per extra vergine d'oliva

Dopo la vicenda dell'olio lampante tunisino spacciato come extra vergine spagnolo, ora i riflettori della stampa iberica si concentrano sulle etichette truffaldine, come l'OlivExtra Original

Dcoop era già finita nella bufera, con tanto di multa da tre milioni di euro, qualche settimna fa per aver venduto, con il marchio Pompeian negli Stati Uniti dell'olio lampante tunisino come extra vergine spagnolo.

Ora sotto la lente d'ingrandimento della stampa, prima di tutto quella iberica, figurano casi di etichette truffaldine che evocano chiaramente l'olio extra vergine d'oliva ma che contengono in realtà oli di semi.

Questi oli sono venduti sempre sul mercato americano tramite il marchio Pompeian.

Ad aver messo sulla graticola i vertici di Dcoop, Rafael Sánchez de Puerta e Antonio Luque, è stato il magazine El Espanol che ha scoperto che dietro al brand OlivExtra Original si nasconde una miscela contenente solo l'1% di olio d'oliv mentre la restante parte sarebbe olio di colza canadese.

"Pompeian commercializza altri prodotti simili negli Stati Uniti, dove mescola colza, semi d'uva e olio extra vergine d'oliva, sottolineando sempre l'immagine dell'olio d'oliva come attrazione commerciale", dice El Español. "Le fonti consultate sottolineano che un buon numero di cooperative oleicole spagnole, alcune delle quali fanno parte della controversa cooperativa Dcoop, sono sempre più a disagio per la strategia di Dcoop di banalizzare i prodotti oleicoli spagnoli sul mercato statunitense."

Un'inchiesta giudiziaria quella sull'olio lampante tunisino e giornalistica sull'olio di colza che stanno minando la fiducia nei confronti della prima cooperativa agricola spagnola che da tre anni esercita una pressione al ribasso sui prezzi dell'olio d'oliva negli Stati Uniti e, secondo i dati forniti da El Español, controlla attualmente il 17% delle vendite su questo mercato.

Anche in Spagna, al contrario di quanti sostenevano che esistesse una sorta di omertà di Stato in campo oleario, le inchieste stanno smascherando frodi e traffici poco chiari e oco trasparenti che macchiano per prima l'immagine dell'olio di oliva spagnolo nel mondo.

 

di C. S.
pubblicato il 03 agosto 2018 in Tracce > Mondo

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