Anno 16 | 21 Luglio 2018 | redazione@teatronaturale.it ACCEDI | REGISTRATI

Un olio di nicchia di età romana ma nel profondo nord

Pur non avendone la vocazione anche nella provincia di Bergamo da sempre si coltiva l’olivo. L’azienda Il Castelletto ha recuperato un’antica cultivar e ne ha fatto un prodotto di orgoglio e di esempio per tutta la provincia

Nella provincia di Bergamo sono state censite 67.000 piante di olivo (in Italia ce ne sono circa 250 milioni), distribuite su una superficie di 200 ettari, per un totale di 360/380 tonnellate di olive che forniscono all’incirca 48.000 litri di olio l’anno, pari allo 0,001% del mondo: un’olivicoltura praticamente inesistente e, vista la latitudine, di frontiera. Da sempre però si produce l’olio per necessità religiose, essendo presenti sul territorio molti monasteri.

A seguito di un rinato interesse per l’olivicoltura – soprattutto sulle sponde del lago d’Iseo – sono stati portati alla luce resti di frantoi romani e si è iniziato uno studio (condotto da appassionati e produttori) sulle cultivar storicamente presenti sul territorio che ha portato alla scoperta di ceppi ultra millenari probabilmente portati dai Romani durante l’espansione dell’impero, dai quali è stata recuperata una cultivar comunemente chiamata Sbresa (o Sbressa), che può essere considerata una variazione/adattamento del Frantoio.

Attualmente sono censite circa 600 piante provenienti dal ceppo originale: questo perché fino a pochi decenni fa non c’era un interesse diretto nella coltivazione e conservazione dell’olivo e pertanto quando le varietà autoctone morivano venivano sostituite con Leccino e Frantoio. La maggior concentrazione delle piante di Sbresa si trova nell'azienda agricola a conduzione familiare "Il Castelletto" situata a Scanzorosciate in via Collina Alta 58, dove la passione per l’olivicoltura del proprietario Umberto Lussana ha fatto sì che piante quasi abbandonate venissero riprodotte e continuassero a produrre un olio “veramente antico”.

L’azienda, che si sviluppa su 22 ettari solo in piccola parte destinati all’olivicoltura e viticoltura (qui si produce l’uva nera del Moscato di Scanzo, ma a anche Incrocio Manzoni, Merlot e Cabernet), ospita nei suoi locali l’unico frantoio della provincia di Bergamo, di proprietà della Cooperativa Olivicoltori Bergamaschi, grazie al quale per Umberto è stato possibile effettuare una serie di prove negli anni che hanno portato alla produzione del Monovarietale Sbresa, un olio che ha una elevata percentuale di acido oleico ed è caratterizzato da un fruttato verde con note di mandorla e mela che si fondono in una pasta corposa dalla ridotta amarezza e piccantezza che al termine dell’assaggio lasciano in bocca una piacevole sensazione di mandorla verde.

Un olio che ben rappresenta sia la tipicità dell’area che la sua storia.

di Marco Antonucci
pubblicato il 05 dicembre 2013 in Racconti > Quo vadis

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