Editoriali
Periti Agrari, guardiani e tutori del territorio italiano
La fragilità del nostro territorio è certificata da cartografie diffuse di dettaglio, ma ancor di più dalle decine di migliaia di fenomeni distruttivi che annualmente colpiscono le persone e i territori dei nostri comuni. Come categoria sappiamo che le nostre inascoltate sollecitazioni potrebbero favorire soluzioni definitive. Le riflessioni del Presidente del Collegio nazionale dei Periti Agrari, Mario Braga
06 ottobre 2017 | Mario Braga
Periodicamente, assistiamo all’emanazione di un bollettino di guerra che presenta tutte le criticità del nostro assetto idrogeologico. La fragilità del nostro territorio è certificata da cartografie diffuse di dettaglio, ma ancor di più dalle decine di migliaia di fenomeni distruttivi che annualmente colpiscono le persone e i territori dei nostri comuni. Conosciamo il nostro ambiente e le sue fragilità ma, nell’ubriacatura di uno sviluppo senza regole (anni 60 e 70) oggi fatichiamo a recuperare azioni che ripristino il “polmone” territoriale, ovvero, ancora fatichiamo a far riconoscere e riconoscere alle azioni di tutela e salvaguardia ambientale un valore sociale ed economico. L’eccessiva cementificazione ha determinato il venir meno di superfici assorbenti, ma dimentichi della lezione benedettina, il cemento si è arenato sul cemento. Non vi è stata, cioè, la sufficiente attenzione al coniugare sviluppo, rispetto del territorio, sostenibilità. Sappiamo che ogni affermazione non può assumere un significato assoluto poiché il rischio idrogeologico è figlio di fattori imprevisti o difficilmente prevedibili (Basti pensare al terremoto di Modena, zona a basso rischio sismico, o a bombe d’acqua dopo lunghi periodi di siccità, che in pochi minuti scaricano quantità d’acqua superiore a medie mensili).
Se però il rischio idrogeologico non può essere totalmente controllato lo possiamo certamente limitare, pur nelle condizioni date.
Come categoria sappiamo che le nostre inascoltate sollecitazioni potrebbero favorire soluzioni definitive.
Basti pensare alla gestione delle acque per irrigazione e a tutta la rete di rogge e canali, fiumi e laghi che rappresentano il reticolo delle acque superficiali del nostro territorio. Manutenzioni, pulizia spesso effettuati dai Consorzi bonifica e di irrigazione purtroppo non bastano in quanto in tratte non gestite da questi organismi (anch’essi qualche volta inadeguati) l’abbandono costringe Comuni, Comunità Montane, Unioni di Comuni ad emanare atti e ordinanze per la manutenzione che obbligano cittadini e imprese a effettuare tali operazioni con costi elevati. Ovvero a investire fondi per la pulizia e manutenzione straordinaria che purtroppo, per la stessa natura del reticolo, abbisognano d’interventi non sporadici ma continuativi. Così avviene anche per il degrado di aree a rischio frane.
La “coltivazione del Bosco”, considerandolo non solo visione bucolica ma riferimento naturale o artificiale, può creare un ecosistema che rappresenti un patrimonio naturale che migliora la qualità della vita. Un patrimonio non solo estetico ma entità economico sociale.
Ed i Periti Agrari e Periti Agrari Laureati rappresentano la categoria che più di altre, avendo vissuto ed essendo cresciuta col bosco, col le acque e con la terra, si sente guardiana e tutrice del territorio. Lo hanno dimostrato operando sul territorio e partecipando anche a tutti i tavoli istituzionali nazionali o regionali (quando invitati) offrendo la propria professionalità per affrontare i problemi della pianificazione e gestione territoriali e di tutti i fenomeni di dissesto idrogeologico.
Le politiche spesso evocano difficoltà insormontabili, le azioni degli uomini qualche volta dimostrano come le radici che le legano all’ambiente determinino risposte concrete e incisive.
I Periti Agrari e Periti Agrari Laureati hanno nel loro stesso DNA la sensibilità e la preparazione professionale per affrontare anche temi complessi di tutela, recupero, salvaguardia del nostro ambiente.
E se i cambiamenti climatici possono favorire l’acuirsi di fenomeni calamitosi estremi, la preparazione professionale dei Periti Agrari e Periti Agrari Laureati è oggi in grado di offrire risposte che li affrontino e li attenuino. Rimane in sospeso una domanda: “sapranno le istituzioni riconoscere e impegnare queste qualità professionali?”
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Fabrizio Panichi
14 ottobre 2017 ore 12:11Bene Presidente spero che continui con questa verve e voglia di fare anche nel proseguo del suo mandato conferito e non come nel passato quando altri presidenti sembravano che all’inizio scalavano monti e grattacieli e poi invece alla prima collina o casa a un piano si sono fermati.
Ma sono sicuro, avendoti conosciuto anche se brevemente, che non sarà cosi !