Anno 15 | 14 Dicembre 2017 | redazione@teatronaturale.it ACCEDI | REGISTRATI

Il Km0 nelle mense delle scuole: guardare al futuro senza scordare il passato

Un nuovo progetto di Slow Food Italia, volto a inserire prodotti locali nel menù delle mense del territorio, vuole avvicinare così le nuove generazioni alle tradizioni per non dimenticare le proprie radici

"Vorremmo riuscire a far si che il 20% dei prodotti utilizzati nelle mense scolastiche provenisse dal territorio". Questo è l’ambizioso obiettivo del percorso formativo Pensa che mensa ideato per il Parco delle Foreste Casentinesi Monte Falterona e Campigna, nelle aree di Forlì‐Cesena, Mugello e Levante Fiorentino e Casentino. L’attività fa parte del più ampio progetto Oltreterra, ideato dalla Condotta Slow Food di Forlì e coordinato da Slow Food Italia.

"Dopo un’indagine sulle mense nei comuni del Parco abbiamo deciso, insieme alle amministrazioni comunali, di migliorare la qualità del cibo distribuito nelle scuole utilizzando prodotti locali, per nutrire meglio sia i bambini che l’economia del territorio", racconta Elena Sandrone dell’ufficio educazione di Slow Food Italia. Come sempre sottolineato dall’associazione della Chiocciola, infatti, è a tavola che si insegnano la convivialità, rispetto per chi produce il cibo, la condivisione delle tradizioni del proprio territorio e di quello da cui provengono i compagni di classe di altri Paesi. E non va dimenticato che sono anni fondamentali per la formazione del gusto e per stimolare la curiosità per ciò che si mangia: «Ecco allora che abbiamo creato un progetto didattico volto a costruire una comunità intorno alla mensa composta da genitori, insegnanti, produttori, cuochi e gli stessi amministratori comunali. Per tutti i soggetti coinvolti sono previsti momenti di formazione e confronto, per riuscire davvero a migliorare il cibo nelle mense scolastiche del territorio, che forniscono attualmente circa 240.000 pasti annui», continua Sandrone.

Marco Remaschi, assessore all’agricoltura della Regione Toscana, commenta: "L'imprenditore agricolo, soprattutto in aree geografiche considerate difficili come la montagna, è al contempo produttore, commerciante e gestore del territorio. La Regione cerca di incentivare l'attività agricola per ottenere al contempo la difesa del territorio e del paesaggio, la difesa delle colture e l'integrazione del reddito. Favorire l'ingresso dei prodotti agricoli del Parco nella refezione scolastica degli stessi Comuni del Parco, oltre a garantire prodotti a km zero e quindi maggiore qualità delle mense stesse, consentirebbe una giusta remunerazione per i prodotti del territorio montano con conseguente ripopolamento delle terre coltivate e ulteriore incremento dell'attività agricola".

"Anche noi riteniamo importante incentivare l'economia montana per promuovere lo sviluppo di questi territori evitando così fenomeni di abbandono di aree ricche di tradizioni rurali e risorse agroalimentari - continua Simona Caselli, Assessore all’agricoltura, caccia e pesca della Regione Emilia-Romagna - Faremo il possibile per sostenere il progetto, attraverso un percorso di coinvolgimento degli Assessorati regionali competenti e attivando un tavolo di confronto con gli enti territoriali interessati".

"Con queste iniziative si sostiene la crescita economica delle piccole imprenditorialità agricole locali. La chiave è mantenere un equilibrio virtuoso tra le esigenze di crescita economica e quelle di conservazione ambientale - aggiunge Luca Santini, presidente del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi - Vivere nei parchi deve essere visto come un’opportunità, perché si hanno a disposizione ambienti unici, tradizioni che hanno salde radici. Per questo la crescita, qui più che altrove, deve essere funzionale alla conservazione, ma in generale non è dato sviluppo senza tutela delle migliori risorse ambientali e culturali. Le prime a beneficiare di questo approccio sono state appunto le mense scolastiche. La chiave del successo sta nel fatto che il produttore diventi sostenitore dei valori di conservazione ambientale e di sviluppo sostenibile".

Si è appena conclusa la prima fase del progetto che ha coinvolto i genitori che sottolineano come sperassero in "un’adesione maggiore da parte delle famiglie. Spero che questo percorso serva a sensibilizzare noi genitori ma anche le istituzioni competenti, in modo tale da costruire un progetto concreto che permetta ai nostri figli di mangiare cibo più sano, magari attraverso convenzioni con i produttori locali". A febbraio (8-9-16) invece al via la seconda fase della formazione che coinvolge insegnanti, genitori e amministrazioni pubbliche nei comuni di Santa Sofia, Premilcuore, Galeata, Pratovecchio e Stia, Poppi, Bagno di Romagna.

E proprio una maestra conferma come "fin da piccoli i bambini debbano scoprire da dove vengono i prodotti che trovano sulla tavola tutti i giorni e sappiano apprezzare e riconoscere il loro gusto e la genuinità. Riuscire a creare una mensa che si rifornisce da produttori locali, che i bambini conoscono personalmente, sarebbe un bellissimo proseguimento del lavoro fatto fino ad ora".

di C. S.
pubblicato il 08 febbraio 2017 in Tracce > Italia

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