L'arca olearia
Il mondo olivicolo ha bisogno di una comunità per crescere e far reddito
La Comunità di Filiera per l'olio extra vergine d'oliva può diventare uno stimolo alla “glocalizzazione” cioè all'uso dei nuovi strumenti della comunicazione per far conoscere, apprezzare e valorizzare su scala globale le specificità e le eccellenze delle produzioni locali
09 dicembre 2016 | Claudio Peri
Il 22 Novembre scorso, in un convegno dell'Accademia dei Georgofili dedicato all'olio extra-vergine di oliva, ho presentato e discusso il concetto di “Comunità di Filiera” come modello di gestione delle filiere dei prodotti alimentari di grande qualità, compresi gli oli extra-vergini di oliva. Si tratta di una applicazione del concetto di “Communities of Practice”, ben noto agli economisti, che è stato applicato ai casi più diversi di filiere manifatturiere o commerciali o di servizio (E. Wenger, Communities of Practice: Learning, Meaning and Identity, Cambridge University Press, 2003)
Una comunità di filiera è il network informativo (raccolta, selezione, elaborazione e feedback di dati) fra gli operatori che hanno interesse alla valorizzazione del prodotto. Essa ha come obiettivi controllare i punti critici della filiera per:
- ridurre i costi
- migliorare la qualità
- realizzare profitti più elevati e più correttamente distribuiti tra gli operatori della filiera.
Si può immaginare ciascuna filiera agroalimentare (quale che sia il settore e il prodotto al quale ci si riferisce) come costituita essenzialmente da quattro segmenti:
1. Il primo è la produzione e lo stoccaggio delle materie prime alimentari;
2. Il secondo è la trasformazione delle materie prime in prodotti finiti;
3. Il terzo è il marketing comprendente distribuzione e vendita;
4. Il quarto è l'utilizzazione dei prodotti nella ristorazione, nel catering e nelle famiglie.
Nella situazione attuale, questi vari segmenti non sono soltanto separati, ma operano spesso in contrapposizione l'uno con l'altro.
Il network della comunità di filiera riduce l'impatto della “informazione asimmetrica” che rappresenta il maggiore ostacolo alla fidelizzazione dei consumatori e consente la più rapida diffusione delle tecniche, delle pratiche e delle innovazioni che si rivelano più competitive nella riduzione dei costi e nel miglioramento della qualità. E' un caso classico di profitti generati da un più sistematico ed efficace uso dell'informazione.
Per la maggiore efficienza del sistema è opportuno che la filiera persegua una politica unitaria di promozione e di marketing del prodotto e che, di fatto, il marketing diventi la cabina di regia della filiera. Per lo stesso motivo è opportuno che alla filiera partecipino aziende della ristorazione. Per i prodotti alimentari non c'è strumento di promozione più efficace della presentazione che possono farne chef e camerieri con i clienti di un ristorante.
La Comunità di Filiera è uno stimolo alla “glocalizzazione” cioè all'uso dei nuovi strumenti della comunicazione per far conoscere, apprezzare e valorizzare su scala globale le specificità e le eccellenze delle produzioni locali. Essa consente di raggiungere una massa critica per le ambizioni di diffusione sui mercati più remunerativi. E' anche una opportunità di affermazione per i giovani che intendono operare con stile e metodi nuovi nel comparto agroalimentare.
Il mio non è un contributo “accademico”, ma una concreta proposta di progetto.
Mi dichiaro disponibile a discutere in dettaglio il tema delle “Comunità di Filiera” con coloro che la ritengano una prospettiva interessante per possibili sviluppi nel proprio territorio.
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Francesco Donadini
10 dicembre 2016 ore 10:50concordo perfettamente con quanto presenta, mi occupo di Glocal Communication dal 1979, capisco e condivido la necessità, non più da rinviare o sottovalutare, del valore aggiunto insito nella Comunità di Filiera! In questo momento mi sto occupando di un progetto di distribuzione innovativo nell'agroalimentare, che mette in rete, da una parte produttori di eccellenza con disciplinare etico e dall'altra una rete di negozi / botteghe del gusto multifunzione (identificabili come ciberie, luoghi della conoscenza e dell'assaggio) per far conoscere e riuscire a distribuire davvero ad un pubblico più vasto i prodotti d'eccellenza, rari e di grande qualità che altrimenti rimangono solo chiusi in luoghi e mercati assolutamente ristretti. Mi piacerebbe poterla sentire e/o coinvolgere in tale proggeto. francesco@donadini.com