Anno 15 | 20 Ottobre 2017 | redazione@teatronaturale.it ACCEDI | REGISTRATI

Heida: il vino che "pascola" fra gli alpeggi

A 1400 metri di altitudine si coltiva la vite e si produce un vino bianco, assai rinomato e apprezzato in zona; "storico", poichè ivi è coltivato dal lontano 1500 o forse addirittura già dal Medioevo

Si scrive Heida, si pensa a Heidi, la nota serie animata che narra le avventure di quella gioiosa bimba svizzera che vive in alta montagna con il nonno pastore.
In effetti arrivando a Visperterminen - piccolo villaggio di montagna nelle alpi svizzere (Vallese) - ci si ritrova davvero catapultati in un'ambientazione "simil-Heidi": un paesaggio da cartolina, con i suoi panorami emozionanti, tra irsuti costoni rocciosi e laghetti cristallini, tra baite in legno e muretti in pietra, tra prati in fiore e pascoli, e campi coltivati a segale e patate…

Giammai in un contesto ambientale di questo tipo verrebbe in mente di scorgere delle vigne (specifichiamo che ci troviamo a quasi 1.400 m di altitudine); eppure è proprio qui che sono ubicate le parcelle in cui si produce un vino storico, l'Heida per l'appunto.

Si tratta di un vino bianco, assai rinomato e apprezzato in zona; "storico", poichè ivi è coltivato dal lontano 1500 o forse addirittura già dal Medioevo; il nome stesso Heida (Paien, per gli svizzeri francofoni), significa nel dialetto germanico dell'alto Vallese antico, vecchio.

Le terre dell’Heida: Viene coltivato in parcelle terrazzate, su un pendio molto ripido, che parte da quota 650 m s.l.m per arrampicarsi fino ai 1.200 m, ai piedi del succitato villaggio. E' uno dei vini più "alti" d'Europa, sarebbe una bella sfida sul filo di qualche metro con il nostro Blanc de Morgex, in Val d'Aosta.

Il clima è tipicamente continentale, montano, rigido e inclemente, sembra quasi impossibile che si possa coltivare la vite, eppure l'esposizione favorevole (sud,sud-est), unita agli effetti mitiganti del foehn che in queste quiete valli si fa sentire spesso, ha reso possibile ciò che non pareva esserlo.

I suoli dell’Heida poggiano su un substrato calcareo; sono superficiali, sciolti, dalla fertilità moderata, certamente vocati ad una viticoltura produttiva di qualità.

Insomma il terroir è atipico, e lascerà marcata la sua”impronta digitale” sulla carta d’identità del vino.

La degustazione dell’Heida: Ho avuto l’opportunità di degustare questo particolare e curioso prodotto del terroir presso la cantina dell’azienda vitivinicola Vin d’Oeuvre, gestita dai giovani coniugi Kellenberger. Si tratta di una piccola azienda a conduzione familiare con sede a Loèche ville. Le vigne sono per la maggior parte coltivate su depositi di fondovalle, ma i Kellenberger lavorano anche delle parcelle in quota a Visperterminen.
Durante l’amabile degustazione abbiamo avuto un’altrettanto amabile conversazione con l’enologo Stéphane Kellenberger, grazie al quale ho potuto capire meglio questo vino.

“E’ un vino monovitigno, prodotto dal Savagnin Blanc, vitigno del Giura francese, materia prima del celeberrimo Vin jaune (Vino giallo, per il suo colore caratteristico colore giallo d’orato carico, con sfumature quasi rossastre)” – mi ha spiegato Stéphane; il quale ha precisato anche che: “Il Savagnin B. è della famiglia dei Traminer, che raggruppa una serie di vitigni che si qualificano per caratteristiche simili, e che sono presenti un po’ in tutta l’Europa centrale e continentale (Svizzera, Austria, Germania, Giura francese, Alto Adige) in quanto ben si adattano a condizioni climatiche fredde”.

“Dei Traminer, ricordiamolo – ha aggiunto – fa parte anche la versione aromatica, derivante parrebbe da una mutazione genetica selezionata in Alsazia, il noto Gewurztraminer (gewurz significa appunto “spezia”)”.

Venendo propriamente alle sue caratteristiche sensoriali, l’Heida che ho assaggiato presentava un colore giallo paglierino di media intensità; mi è sembrato un vino fresco, equilibrato, complesso e profumato, con i suoi spiccati aromi di agrumi e frutti esotici.

Un vino strutturato, di buon grado alcolico (13°C e oltre), con una certa attitudine anche all’invecchiamento (ci sono versioni più morbide e zuccherate….fonte: /nonsolodivino.wordpress.com).

Gli abbinamenti “gourmand” con l’Heida: Infine, gli abbinamenti: quali piatti potrebbe (ben)accompagnare un vino dalla marcata personalità come l’Heida-Paien?
Certamente per un buon formaggio d’alpeggio svizzero sarebbe una splendida compagnia. A maggior ragione visto che queste montagne non sono solo la terra del Paien, ma anche della mitica Raclette Aop (che si mangia fuso con le patate); si potrebbe provare allora Raclette e Heida: ottimo direi. Ma lo si potrebbe anche sperimentare con qualche formaggio nostrano, e vedere l’effetto che fa.

Inoltre con la sua tonicità e freschezza potrebbe andar bene anche con degli antipasti di verdura o per un aperitivo conviviale.
Ad ogni modo sono sicuro che se lo proporrete in una cena o in qualche serata particolare, questo singolare vino “d’alta quota” rimarrà scolpito nella memoria di tanti.

di Emiliano Racca
pubblicato il 31 luglio 2015 in Racconti > Quo vadis

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