Anno 16 | 26 Aprile 2018 | redazione@teatronaturale.it ACCEDI | REGISTRATI

La favola dell'olio extra vergine di oliva novello

L'attesa per l'olio nuovo è spasmodica, tutti gli anni. Una vera passione ed attaccamento paterno alle proprie olive, fatta di attese come quelle di fronte a una sala parto. I tempi di lavorazione anni fa erano ben altri, ma l’entusiasmo e il senso di attesa non si è mai affievolito. E' da qui che nasce la favola, la leggenda e l'amore per l'olio nuovo. Le riflessioni di Francesca Gonnelli

Interessante riflettere sul fatto che l’olio nuovo nasce da un frutto che matura nei mesi invernali, in un momento dell’anno contraddistinto da un clima freddo, piovoso, grigio che sicuramente non aiuta il morale. La nebbia al mattino, l’aria fredda in viso e gli occhi al cielo per intravedere qualche raggio di sole che esce dalle nuvole. E quando si scorge un attimo di luce si infonde nei cuori una senso di benessere che è anche fonte di speranza per un miglioramento.

Credo si possa descrivere così la sensazione che i frantoiani e gli agricoltori provano quando assistono ogni anno alla gestazione e la nascita di quel filo di luce che esce dal frantoio e che è capace di dare gioia e soddisfazione facendo dimenticare la fatica, i costi e le difficoltà che si incontrano in Italia nel coltivare l’olivo e nel produrre olio extra vergine di oliva. Una gioia autentica circondata da rituali antichi come il camino acceso, la bruschetta e il profumo di oliva fresca, erbacea nell’aria... una sensazione piccante che sembra quasi possibile “respirare”!

Anni di duro lavoro che ha sempre coinvolto direttamente in prima persona coltivatori e frantoiani con potature e raccolte di olive esclusivamente a mano, senza aiuti meccanici ma con la sola forza delle proprie braccia.

Una vera passione ed attaccamento paterno alle proprie olive tale da seguirle passo passo in ogni fase di lavorazione! In effetti è proprio come assistere alla nascita di un “proprio figlio” seguito e accudito nella sua crescita e adesso pronto a sbocciare in tutto il suo splendore.

Chiunque entra in un frantoio assiste ad un’attesa spasmodica davanti al separatore, vede mani di persone provate da tanto lavoro non arrendersi davanti al peso dei contenitori per il trasporto dell’olio pronti a non perderne una goccia. La tenacia di attendere il lieto evento nelle ore notturne quanto nei momenti che precedono l’alba.. i tempi di lavorazione anni fa erano ben altri ..ma l’entusiasmo e il senso di attesa non si è mai affievolito.

Ridicolo descrivere la produzione olearia in un modo così fiabesco? O forse è ridicolo sminuire un prodotto “da favola” che ancora oggi non è ancora abbastanza tutelato e valorizzato nel nostro Paese?

Si tratta del nostro passato e del nostro futuro.

E’ una storia reale, fatta di persone e fatti concreti, resa possibile dal nostro ineguagliabile territorio che tutto il mondo ci invidia.

Un lavoro unico nel suo genere, consolidato da prassi e da consuetudini che si perdono nella notte dei tempi, e che ogni anno presenta l’olio nuovo a tutti i consumatori che lo attendono con trepidazione.

Ed è proprio questa aspettativa, questo senso di attesa che ogni anno dà vita ad una corsa all’oro, corposo, non filtrato dai profumi intensi, terreni ma che richiamano gli uomini ad un passato che fa parte di tutti noi italiani grazie al lavoro di nonni, zii, genitori coinvolti al mantenimento del territorio e dediti a valorizzare un prodotto così prezioso.

Se poi ci vogliamo impuntare a sostenere che l’olio “novello” non esiste perché è una categoria non prevista da alcuna normativa specifica (a differenza di quanto accade per il vino novello con il decreto 13 agosto 2012) occorre valutare che questo è proprio un caso evidente di “nomina per acclamazione” che la normativa ha tardato a riconoscere e tipicizzare.. la realtà spesso è più veloce delle norme e dei regolamenti che faticano a disciplinare situazioni che, di fatto, sono ben consolidate e note alla generalità e che non richiedono, necessariamente, un determinato processo per essere riconosciute come tali. Come accade per tutte le diverse professionalità che lavorano nella filiera olivicolo olearia quali frantoi, aziende agricole e confezionatori e che realizzano in maniera così radicalmente diversa un prodotto che è, comunque, chiamato solo olio extra vergine di oliva!

Il pubblico dei consumatori ha già iniziato silenziosamente a riconoscerne la differenza recandosi presso frantoi e aziende agricole o volutamente scegliendo di acquistare oli extravergini di oliva sugli scaffali realizzati con quel sapere antico che è impossibile da eguagliare.

Perché anche in questo caso la forza del fare e più forte di quella del solo parlare o legiferare.

di Francesca Gonnelli
pubblicato il 17 novembre 2017 in Pensieri e Parole > Editoriali

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