Anno 16 | 22 Ottobre 2018 | redazione@teatronaturale.it ACCEDI | REGISTRATI

La querelle Taggiasca torna a scaldare gli animi in Liguria

Dopo la presa di posizione della Coldiretti e una lettera aperta della Cia di Imperia a rispondere è l'Associazione per la Taggiasca del Ponente Ligure: tracciabilità cartacea, registro Sian e DNA controllato sono un mix vincente. Sì a una Dop, ma no alla sostituzione del nome della varietà

Difendere l’oliva taggiasca senza divisioni e senza strumentalizzazioni. E’ questo l’obiettivo dell’Associazione per la taggiasca del Ponente Ligure (ex Comitato Salvataggiasca oggi costituito con atto notarile in associazione che conta circa 700 iscritti tra piccoli e grandi produttori, aziende, frantoi) che vuole rispondere alle “accuse” lanciate da Coldiretti e dalla Cia.

Le associazioni di categoria hanno messo in dubbio il valore e l’utilità della ricerca intrapresa – e finanziata dalle stesse aziende – sul DNA dell’oliva monocultivar del ponente ligure.

"Apprezziamo che la Coldiretti di Imperia abbia, finalmente, interpellato Il Parco Tecnologico Padano per riscontrare che l’analisi del DNA, nostro primo passo, sia scientificamente certa e garantisca al Consumatore di utilizzare la varietà di Olive acquistata e non altra – spiega il presidente Simone Rossi - Questo è un riconoscimento
per noi gratificante e significativo. Ogni altra interpretazione attribuita all’analisi del DNA rappresenta polemica pretestuosa. Ricordiamo, poi, che ogni singola Azienda è dotata di un fascicolo aziendale che riconduce all’ oliveto la quantità prodotta, che ogni azienda è in grado di dimostrare la completa tracciabilità di ogni singolo vasetto e per chi dovesse operare in maniera fraudolenta le conseguenze sarebbero pesanti sia in sede civile che penale".

Anche la Cia, in una lettera firmata dal suo presidente Stefano Roggerone e indirizzata ai propri associati, ha messo in dubbio il percorso intrapreso dall’Associazione e
incentrato sul Dna ribadendo la necessità di sostituzione del nome della varietà Taggiasca in Gentile per arrivare all’ottenimento della Dop dell’oliva dopo la bocciatura da
parte del Ministero.

L’Associazione presieduta da Simone Rossi ribadisce con forza la propria posizione di difesa degli olivicoltori e degli operatori della filiera e, in primo luogo, dei consumatori.
Chi non lavora come dovrebbe può e deve essere individuato. "Esistono tutti gli elementi – prosegue Rossi - per chiunque ne senta la necessità, di analizzare e segnalare le Taggiasche ritenute non conformi alle autorità preposte, per gli opportuni accertamenti. La ricerca scientifica poi fa passi da gigante e la vigente tracciabilità cartacea sarà, quale secondo passo, affiancata da ulteriore garanzia scientifica che, abbinata al DNA, non lascerebbe dubbi sul contenuto e l’origine dei vasi di Olive Taggiasche proposti in commercio. La nostra Associazione ha reso disponibile, in tempi brevissimi, anche a chi ieri era dubbioso ed oggi non lo è più, un’analisi che consenta di capire se l’oliva è Taggiasca o no. Se ci fosse la tanto auspicata unione d’intenti, che non passerà mai dalla sostituzione della cultivar, potremmo arrivare in tempi brevissimi anche al secondo passo perché, lo rammentiamo, i risultati ottenuti, ad oggi, sono il frutto delle nostre sole tasche, senza alcun contributo pubblico".

Apertura al dialogo con le associazioni ma senza sconti.

"Non vogliamo una DOP che nasca dalla sostituzione della Taggiasca – aggiunge la vicepresidente Claretta Siccardi - Riteniamo che un’ulteriore certificazione basata su
costruzione cartacea sia meno garantista di una DOP supportata da certezza scientifica e riportante la nostra chiara ed inequivocabile identità di origine: la Liguria. Una
monocultivar Taggiasca, così come una monocultivar Pignola o monocutivar Razzola, se non vogliamo pensare sempre e solo al nostro orticello, protetta dalla Denominazione di Origine Liguria e coordinata dalla Regione porterebbe solo benefici ed ottimizzerebbe la gestione di aiuti ed investimenti promozionali. Sarebbe disponibile subito, senza problemi. Il perché non la si voglia utilizzare, tentando un esproprio del nome della nostra Oliva da consegnare a Consorzio Privato, resta per noi un mistero".

di C. S.
pubblicato il 14 giugno 2018 in Pensieri e Parole > Associazioni di idee

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