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Via libera europeo ai nuovi limiti per gli acidi grassi nell’extra vergine

Dopo l'approvazione da parte del Consiglio oleicolo internazionale ora anche l'Unione europea adegua la propria legislazione per l’acido eptadecanoico, per l’acido eptadecenoico e per l’acido eicosenoico

05 dicembre 2016 | C. S.

Entrano in vigore i nuovi parametri per gli acidi grassi nell’olio extravergine d’oliva. Con la pubblicazione del regolamento delegato in Gazzetta Ufficiale europea, si conclude con successo un percorso normativo fortemente sostenuto da Agrinsieme.

Grazie a questa modifica -ricorda il coordinamento tra Cia, Confagricoltura, Copagri e Alleanza delle cooperative agroalimentari- ora i nuovi limiti sono fissati rispettivamente a 0,40% per l’acido eptadecanoico; a 0,60% per l’acido eptadecenoico; a 0,50% per l’acido eicosenoico. Questo consentirà ad oli di qualità, quali quelli derivanti dalle varietà Carolea e Coratina, di poter soddisfare i requisiti previsti a livello comunitario.

L’innalzamento dei limiti era stato chiesto da Agrinsieme al ministro Martina per far fronte alle difficoltà riscontrate da moltissimi produttori olivicoli che non riuscivano a commercializzare il proprio prodotto come extravergine per una differenza di pochi decimali, pur in possesso di tutti i requisiti di qualità e purezza.

Un impegno che Agrinsieme ha portato davanti la Commissione, attraverso i lavori del Gruppo di dialogo civile, e le Istituzioni europee e che adesso è realtà, grazie al lavoro sinergico con il Mipaaf -conclude il coordinamento-. Un risultato atteso dagli olivicoltori, soprattutto di alcune aree del Mezzogiorno, ancora più necessario visto il momento difficile che sta attraversando il settore.

“Tutta la filiera, unita e coesa, ha combattuto per la modifica del regolamento europeo che ha discriminato gli oli extravergine di oliva. Oggi possiamo affermare che uniti possiamo difendere e diffondere la qualità e l'origine degli oli 100% italiani.”

“E’ una grande vittoria di tutto il mondo olivicolo italiano. che rende giustizia alla pervicacia dei produttori italiani e alla ricchezza varietale del nostro Paese, che non ha uguali nel mondo. Ringrazio prima di tutto i produttori che ci hanno sostenuto, con pazienza e tenacia, nel lungo processo per lo studio delle caratteristiche degli oli discriminati. Ringrazio allo stesso modo il Ministero delle Politiche Agricole e l' ufficio tecnico competente, per aver condotto insieme a noi questa battaglia in sede nazionale ed europea.”

Con queste parole il presidente di UNASCO, Luigi Canino, ha salutato l’avvenuta modifica del Regolamento comunitario 2568/91 relativo “alle caratteristiche degli oli d’oliva e degli oli di sansa nonché ai metodi ad essi attinenti”.

Un obiettivo inseguito da tempo da tutta la filiera olivicola olearia italiana, oggi FOOI, da quando, precisamente, con l’entrata in vigore del Regolamento 2568/91 nell'ottobre 2015, alcuni parametri relativi agli acidi grassi (acido eptadecanoico, eptadecenoico ed eicosenoico) espressi dai due tipi di olive più diffuse nel Mezzogiorno, la Carolea e la Coratina, avevano di fatto reso impossibile la commercializzazione degli oli extravergine di oliva in purezza, mortificando così le produzione nostrana.

Frutto di un lungo periodo di negoziazione, già lo scorso mese di maggio il COI, Consiglio olivicolo internazionale, nella seduta a Teheran in Iran, aveva dato parere favorevole alla revisione del Regolamento europeo.

Un dossier approvato dal Comitato tecnico scientifico del Coi lo scorso 22 aprile, aveva infatti evidenziato in modo inconfutabile che la presenza degli acidi grassi nella carolea e nella coratina rappresentano una peculiarità propria della varietà, non un elemento discriminante per la qualità degli oli ma un elemento genetico e distintivo delle stesse.

“Questa buona notizia, in una stagione particolarmente difficile per l’olivicoltura – conclude Canino – deve darci nuove motivazioni per continuare a giocare la carta della qualità e della genuinità del prodotto 100% made in Italy, anche a dispetto di quanti cercano scorciatoie per svendere il nostro patrimonio di storia, cultura, salute in nome di comodi profitti. Quando la filiera italiana dell’olio agisce congiuntamente, raggiunge risultati importanti, anche sulla scena internazionale a favore di tutto il mondo olivicolo nazionale”.

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