Anno 16 | 11 Dicembre 2018 | redazione@teatronaturale.it ACCEDI | REGISTRATI

OLIVICOLTURA E CULTIVAR DEL MOLISE

E' una piccola regione, ma già annovera una denominazione d’origine. La Dop Molise attende solo di essere operativa. La ricchezza varietale è qui testimonianza di una cultura olivicola di antica data e tradizione

Il piccolo Molise può contare su circa 13.000 ettari di superficie olivetata (Istat), che ospitano complessivamente oltre 2,5 milioni di piante.
La produzione di olio si aggira intorno ai 50.000 quintali annui, per la campagna 2003/2004 l’Ismea stima una produzione di 41.430 quintali con una contrazione del 9,2% rispetto alla campagna precedente, quota che corrisponde pressappoco all’1% del totale nazionale.
I frantoi in attività sono circa 130 e oltre 600 sono le aziende che partecipano a questa produzione.
L’olivicoltura per il Molise rappresenta un segno distintivo, un elemento caratterizzante sia dal punto di vista storico-culturale sia da quello economico. Finalmente, dopo anni di attese, il 21 agosto 2003 con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale delle Comunità Europee la Dop “Molise” è entrata a far parte della già numerosa famiglia degli extravergini italiani tutelati dall’Unione Europea.
Gli olivi sono presenti sull’intero territorio molisano, nonostante che nella regione le diversità climatiche a volte si presentino profonde e marcate. Accanto a zone particolarmente vocate, come quella del basso Molise in provincia di Campobasso e quella della piana di Venafro in provincia di Isernia, non è difficile vedere piantagioni di olivo che scendono fino al mare, o, viceversa, che si arrampicano sulle dorsali delle montagne dell’alto Molise.

Le varietà
A tutt’oggi sono state individuate, identificate e seguite oltre 25 cultivar autoctone di olivo, tutte ufficialmente iscritte nello schedario oleicolo italiano in base al D.M. nº 573 del 04/11/93, ma accanto a questo gruppo di cultivar esiste un elenco vastissimo di nomi, sinonimi ed ecotipi che ben esprimono le potenzialità dei territori. La più diffusa è la Gentile di Larino, che copre circa il 25% della rassegna varietale molisana, seguita da Aurina, Oliva Nera di Colletorto, Rosciola, Cerasa di Montenero, per citare solo le più note. Naturalmente la rassegna varietale della regione si completa con cultivar diffuse in tutta l’Italia centrale e meridionale: Leccino, Frantoio, Moraiolo, Pendolino, Coratina.
Recentemente è stata condotta una ricerca del germoplasma olivicolo del Molise che ha impegnato i tecnici divulgatori dell’ERSA Molise in un’indagine condotta sull’intero territorio regionale e che ha portato alla classificazione di 18 varietà autoctone. Di seguito riportiamo l’elenco delle 18 cultivar studiate e le schede pomologiche relative alle varietà maggiormente presenti in regione.



Varietà e territorio
Ognuna di queste varietà denota una zona agraria e costituisce una varietà specifica e tipica del luogo.
L’Aurina e la Rossuola sono coltivate in tutta la pianura venafrana, in un habitat particolarmente piacevole, quale è quello del clima temperato sub-continentale.
L’olio venafrano era decantato da Plinio, Catone e Varrone. Orazio celebra la salsa ottenuta “aggiungendo succo spremuto dell’oliva di Venafro” (Le Satire, 2, 4). Gli oliveti e l’olio venafrano erano talmente noti ed apprezzati nel mondo mediterraneo che il geografo Stradone non poté esimersi dal citarli nella sua descrizione dell’Italia (L’Italia, 3, 13).
La Paesana bianca e la nera, invece, si trovano in un’area abbastanza vasta della provincia di Isernia, ma a quote più elevate, lungo il corso dell’alto Volturno e nella fascia dei comuni che si arrampicano sulle pendici del Matese. La varietà denominata Olivetta nera è capace di sfidare il freddo e situazioni climatiche abbastanza difficili dell’alto Molise.
A partire da Trivento e lungo tutto il corso del fiume Trigno è presente la varietà denominata Cerasa di Montenero. Il basso Molise è il regno della Gentile di Larino, la cultivar più diffusa fra quelle autoctone (a Ururi e Larino si trovano ancora esemplari plurisecolari) la cui resistenza ha sfidato il tempo e che nulla cede sul piano della produttività. In mezzo a questa foresta di Gentile, di tanto in tanto appaiono macchie di Oliva S.Pardo e poi, spostandosi verso il Fortore, la Rosciola di Rotello, l’Oliva nera di Colletorto a Bonefro e S.Giuliano di Puglia, la Rumignana e la Cazzarella a Colletorto.
L’Oliva nera, originaria di Colletorto, particolarmente duttile, e la Rosciola di Rotello, sono presenti anche nelle zone vicine di S.Elia, Macchia Valfortore, Pietracatella, Toro.
Una delle varietà più particolari e tipiche è la Sperone di Gallo, varietà a duplice attitudine, il cui frutto è lungo e curvo. Appena maturo, raggrinzisce prendendo la forma dello sperone di gallo. Il suo areale di coltivazione è il Molise centrale; si diffonde progressivamente risalendo il tappino da Tufara, Gambatesa, Riccia, Toro e Campodipietra.
Fatta eccezione per le varietà locali più note, come la Gentile di Larino e l’Aurina di Venafro, tutte le altre varietà hanno subito una considerevole contrazione ed alcune corrono il rischio di estinzione. Non c’è stato, quindi, un programma di miglioramento genetico su basi scientifiche, ma solo selezione empirica che ha spinto l’imprenditore agricolo ad impiantare le varietà di olivo più conosciute o considerate maggiormente produttive.

Gentile di Larino
La Gentile di Larino, è di probabile origine autoctona e presenta note peculiari rispetto alle altre varietà “Gentile”. Si ritiene che la sua origine sia antichissima, forse fra le prime coltivate in questa zona. Essa è diffusa prevalentemente (90%) nelle aree sub-litoranee adriatiche, in particolare nella zona di Larino, Casacalenda, Portocannone, Ururi, Rotello, Guglionesi e Guardialfiera
La pianta, di media vigoria, presenta un tronco abbastanza nodoso e di forma cilindrica. La ripresa vegetativa inizia alla metà di aprile, l’epoca di fioritura è media, come pure l’epoca di maturazione, con produttività medio-elevata, soggetta al fenomeno dell’alternanza. Il distacco polpa/nocciolo è agevole. I frutti sono destinati alla produzione di olio, con una resa industriale del 19-20%. L’olio dal fruttato di oliva verde è poco aggressivo ed è armonioso negli attributi di amaro e piccante.
Rientra fra le varietà previste dal disciplinare di produzione della Dop “Molise”.



Oliva nera di Colletorto
Varietà autoctona di Colletorto. E’ diffusa anche nei comuni di S.Elia a Pianisi, Bonefro, Macchia Val Fortore, Pietracatella, S.Giuliano di Puglia. La pianta ha un’elevata resistenza ai fattori abiotici: freddo e stress idrico.
I frutti, di media dimensione e di forma ovoidale, presentano l’epicarpo pruinoso con lenticelle piccole. L’endocarpo ha una dimensione grande, da qui il sinonimo di “noccioluta”. Il distacco polpa/nocciolo è elevato. La produttività è medio-elevata con resa industriale del 16% in olio. La produzione è alternata. L’olio, all’analisi organolettica, risulta con un fruttato di oliva verde, con spiccate note di amaro e piccante.
Rientra fra le varietà previste dal disciplinare di produzione della Dop “Molise”.



Aurina di Venafro
E’ fra le varietà più antiche della regione, la tradizione vuole che sia stata portata nell’antico Sannio da un personaggio mitico, Licinio, che poi le avrebbe dato il nome con cui è conosciuta nelle fonti classiche, in particolare dagli autori greci e romani. E’ diffusa nella zona di Venafro, in particolare Pozzilli e Sesto Campano. Resistente al freddo e agli stress idrici, ha elevata resistenza ai principali parassiti. La fioritura è piuttosto tardiva, come la maturazione dei frutti che avviene in modo graduale, raggiungendo una colorazione nero corvino. I frutti hanno una dimensione piccola, caratteristica è la presenza a coppie delle drupe sullo stesso peduncolo. Il distacco polpa/nocciolo è agevole. L’entrata in produzione della pianta è media, la produttività è alta, ma soggetta ad alternanza. L’olio di colore giallo aureo, caratteristica dalla quale deriva la denominazione, all’analisi organolettica presenta un fruttato delicato e armonioso. La resa media in olio varia dal 16% al 20%.
Rientra fra le varietà previste dal disciplinare di produzione della Dop “Molise”.



Cerasa di Montenero
Varietà da olio della bassa collina di Montenero di Bisaccia, dove è presente con una percentuale del 40%. E’ diffusa nel comprensorio dei comuni di Palata, Trivento, Tavenna, Montecilfone, Montefalcone. L’albero presenta una vigoria medio elevata, con foglie piatte e lunghe. E’ resistente al freddo e agli stress idrici, la drupa è simile ad una ciliegia, che le conferisce il nome. L’epoca di invasatura è tardiva ed inizia gradualmente prendendo una colorazione prima gialla poi rosa, fino a diventare rosso vinoso alla maturazione. Il distacco polpa/nocciolo è agevole. La produttività è elevata, ma soggetta a frequente alternanza. La resa media industriale è del 18% e l’olio presenta un fruttato di oliva verde con note erbacee.

Rosciola di Rotello
Di probabile origine della zona di Rotello, che le attribuisce il nome. Diffusa in modo sporadico anche nei comuni di Macchia Val Fortore, Pietracatella, San Elia a Pianisi e Toro.
Pianta di media vigoria, con il tronco di forma cilindrica schiacciata, con fenditure longitudinali. Le drupe hanno una forma sferoidale. Caratteristica è la fase di invasatura, poiché la colorazione inizia gradualmente partendo dall’apice del frutto e a maturazione assume un colore rosso vinoso. Il distacco polpa-nocciolo è agevole. La resa industriale in olio è del 18%; la produttività è elevata, ma soggetta ad alternanza. L’olio all’analisi organolettica presenta un fruttato di oliva matura, armonioso.

Sperone di Gallo
Di origine locale, risulta diffusa negli agri di Riccia, Tufara, Toro, Baranello, Campodipietra dove è presente nella percentuale del 80-90%, mentre nei comuni di Ielsi, San Giuliano del Sannio, Oratino, Busso, Roccaspromonte è presente nella percentuale del 50-60% come pure a Venafro, Pozzilli e Sesto Campano.
Gli alberi hanno un portamento espanso di notevoli dimensioni. Particolare è la drupa, lunga, liscia curvata da un lato e convessa dall’altra. A maturazione avanzata raggrinzisce prendendo la forma dello sperone di un gallo, da cui prende il nome. Il distacco polpa/nocciolo risulta difficile. L’epoca di fioritura è tardiva, così pure l’epoca di maturazione che avviene gradualmente. La colorazione delle drupe alla raccolta è di colore rosso vinoso. Le olive vengono utilizzate sia per la produzione di olio che per la mensa. La resa è del 22-24%; l’olio denota un fruttato verde delicato.

di Mena Aloia
pubblicato il 24 gennaio 2004 in Archivio

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